Un thriller ambientato in una Roma degradata e in quartieri eleganti che nascondono molti segreti. E in cui trovano spazio figure così compromesse da vivere vite altre nei propri cuori, completamente lontane dalle realtà, eppure così immerse in essa: alla scoperta di “Come ama il buio” di Emanuela Cocco

Di certi personaggi mi piace capire l’innesco: voglio vedere dove si rompono, come e quando lo fanno.

Alcuni dopo qualche manciata di pagine finiscono su un convoglio che punta diritto ai muri, altri si incartano da soli e aspettano che qualcuno li spinga oltre la linea gialla. C’è però una tipologia di protagonisti che mi interessa più di tutte: i dannati, quelli che sono già morti per tempo, i non più danneggiabili.

Figure così compromesse da vivere vite altre nei propri cuori, completamente lontane dalle realtà eppure così immerse in essa: credo, con l’ultimo lavoro di Emanuela Cocco (Come ama il buio, Nottetempo) di averne trovata una, giacché da Toni Montixi in alcuni momenti potrebbe essere consigliato stare a una discreta distanza.

copertina di Come ama il buio di Emanuela Cocco

Colpa della mamma, forse, che affigge volantini vicino ai cinema per cercare una bambinaia – “Ciao, siamo Beatrice e Maria Antonietta, viviamo con la nostra mamma che ha trovato un nuovo lavoro e abbiamo bisogno di te” – a cui affidarti mentre lei ha bisogno necessariamente di essere altrove, oppure colpa della bambinaia stessa, la signorina Felicita che porta infelicità e che ti priva della mano che ti lanciava il bacio prima di uscire o forse ancora colpa tua, che finisci persa, sequestrata o chissà cosa e che ti ripresenti esanime, sdentata, catatonica e col bisogno di dormire due giorni quando altrove ti aspettavano coi necrologi in mano.

Fatto sta che resti viva – viva agli occhi degli altri, ecco, solo un po’ diversa: “era turbata, ma non aveva l’aria di essere spaventata, solo un po’ distante”. Fatto sta che cresci e muti e hai un lavoro e quelli che muoiono li devi vedere costantemente “in una lunga estate di sangue e tormento” in cui finisci per essere commissario della Omicidi.

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I morti però non sono solo morti, non lo sono mai stati: c’è qualcosa che resta, che ti si appiccica addosso, che disegna una linea che devi inesorabilmente percorrere. È successo con la ragazza di quindici anni trovata in un campo in piena estate, è successo col suo addome gonfio che esplode di morte e altra morte genera, è ricapitato coi quattro corpicini di varie misure che hanno disegnato l’appartamento in cui ti trovi di un Twister da ricomporre in qualche maniera: c’è una coppia stramba di vecchi, più prossimi alla fine e in attesa, e due ragazzi che stavano appena cominciando, che si erano trasferiti da poco.

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C’è il tuo occhio particolare nel vedere “l’enorme mollusco munito di tentacoli” che ha ingaggiato una lotta impari con un disinteressato signor Girola lì morto e fermo: è solo il suo sangue, non c’è alcun mostrotu però lo vedi. C’è Samuel che forse era bello prima che gli cancellassero la faccia. C’è un vestito a “fiori esausti” che Elvira Toscano metterà mai e c’è Alice ferma lì, impossibile, con la sua cosa tremenda che doveva trovare il coraggio di dire in mezzo a un trasloco.

Ci sono quelli che passano, fermi o in movimento, e quelli di cui ti circondi – non le persone, ma le loro ombre, giacché tu è meglio se resti lontana dagli altri a pensare alla vita dell’agente Serianni e alle sue serate con la figlioletta – in una proiezione da fantasmi che popola la tua affollata solitudine. C’è – ed il punto forse è questo – che alle persone non dovrebbe succedere nulla fino ai sedici anni, altrimenti è tutto un rincorrere e uno spiegare, un cercare di comprendere il perché e il per come, un finire a parlare ad alta voce anche mentre si è soli in compagnia dei signori che camminano in testa.

C’è che Cocco ha trovato una disgrazia che temo che, in queste o in altre vesti, andrà a cercarla come un mutaforma in altre e alte sedi. Benedette queste disgrazie, però, altrimenti avremmo sempre i fogli vuoti e gli scheletri negli armadi. E si sa molto bene che, quando gli armadi sono tutti pieni, «la casa sembra gridare» e a poco servirà fingersi sordi e parlare da soli.

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L’AUTOREGraziano Gala è nato a Tricase, in provincia di Lecce. Vive e lavora come professore in provincia di Milano. Ha esordito per minimum fax con il romanzo Sangue di Giuda (2021), con cui nel 2024 ha pubblicato Popoff. Nel 2023 ha pubblicato per Tetra la novella Ciabatteria Maffei e ha curato, per Baldini e Castoldi, il Controdizionario della lingua italiana.

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