“Forse, qui, il gesto di scrivere non è tanto diverso da quello di piantare degli aghi”. Nel suo nuovo libro, “L’occupazione”, Annie Ernaux racconta una pena d’amore che ha al centro un forte sentimento di gelosia per “l’altra donna”. La gelosia diventa vera e propria ossessione per la rivale senza volto, sentimento che si accompagna a un confronto costante, che si gioca su piani diversi. La scrittrice francese, vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura 2022, offre così un trattato nudo e schietto su un sentimento che ha tante facce (e invita chi legge a osservarle tutte…)

“Forse, qui, il gesto di scrivere non è tanto diverso da quello di piantare degli aghi”: così scrive Annie Ernaux in una pagina affilata del suo ultimo lavoro. Una citazione che sembra una sintesi geniale non solo del romanzo in questione ma della sua intera opera. Un’immagine fortissima che rende bene però il racconto delicato e potente che anche stavolta offre a chi legge.

Pubblicato da L’Orma (nella traduzione di Lorenzo Flabbi), L’occupazione racconta una pena d’amore costante e avida dopo un allontanamento reso più grave dal fatto che l’amante (battezzato con la sola fittizia iniziale W.), abbia di colpo intrapreso una relazione con un’altra donna, una sconosciuta più grande d’età ma molto simile per ambiente sociale e formazione alla voce narrante Ernaux.

copertina di L’occupazione di Annie Ernaux

L’ossessione per una rivale senza volto

L’ossessione per questa rivale senza volto diventa un pensiero fisso che divora ogni istante, ogni ricordo, e sembra non lasciare scampo alla protagonista che si aggrappa alla propria inquietudine con una forza che appare quasi una doppia gelosia: da una parte nei confronti dell’uomo, dall’altra nei confronti della relazione stessa.

Il confronto con l’amante sconosciuta infatti, si gioca su moltissimi piani. A partire da quello iniziale, immaturo, livido e istintivo che nasce dalla sottrazione di un partner sessuale, nel corso del libro assistiamo all’ispessirsi del sentimento su cui si concentra la scrittura fino a un’apoteosi di sofferenza dovuta alla consapevolezza che dall’altra parte esiste una relazione affine a quella coniugale.

Fuori dal mio campo visivo, un processo di addomesticamento, lento e sicuro, aveva cominciato a serrarlo. A forza di colazioni fatte insieme e di spazzolini nello stesso bicchiere, si produceva un’impregnazione reciproca che lui mi sembrava portare addosso, fisicamente, in modo impalpabile: un’aria di vaga sazietà che la vita coniugale dà a volte agli uomini.

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Sacrificare tutto in cambio di una stabile completezza

Questa nuova dimensione sfugge completamente al controllo dell’ex amante ferita. Non è più possibile appropriarsi di qualcosa che non è stato sostituito ma ha preso direttamente un’altra forma più completa e in un certo senso più spietata. Non è un caso che la stessa Ernaux, riflettendo su questo nuovo stato di cose come è solita fare nei suoi libri più feroci, faccia riferimento a donne che tutto hanno sacrificato in cambio di questa stabile completezza, compresa la propria felicità.

Annie Ernaux Premio Nobel 2022

Annie Ernaux (Lillebonne 1940) ha ottenuto il premio Nobel per la letteratura 2022. L’orma editore ha pubblicato Il posto, Gli anni, vincitore del premio Strega Europeo 2016, L’altra glia, Memoria di ragazza, Una donna, vincitore del premio Gregor von Rezzori 2019, La vergogna, L’evento, La donna gelata, Guarda le luci, amore mio, Il ragazzo, La scrittura come un coltello e L’uso della foto.

Eppure, a differenza che in altre opere, ne L’occupazione, appare molto più forte la necessità di tenere traccia di un vissuto e meno quella di interpretarlo alla luce del contesto storico o sociale e questo rende il romanzo un affascinante sprofondare nella sofferenza di un amore che ci abbandona e ci rende vulnerabili e soli. Di questa sofferenza non è possibile parlare non solo perché è frutto di vergogna ma perché nessuno potrà realmente capirla: un lutto col defunto che gira per strada non viene creduto un lutto.

Quando non ero occupata dall’altra donna, ero esposta agli attacchi del mondo esterno, che si accaniva a ricordarmi il nostro passato comune ormai percepito come una perdita irrimediabile.

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Un’operazione che non lascia incolumi

Scavare nei meandri di una relazione che invade ogni aspetto della propria vita non può mai essere un’operazione che lascia incolumi: in questo caso, la sensazione è ancora più marcata grazie alla penna di una scrittrice che ha fatto dell’autobiografia sociale una poetica e ha puntato più volte nella sua opera su una visione individuale per renderla il perno di un’esperienza collettiva. In altre parole: sentiamo quello che sente, vediamo quello che vede e se c’è da soffrire, soffriamo con lei anche se non ne condividiamo il percorso, le motivazioni o l’esperienza.

Copertina del libro L'evento di Annie Ernaux

Eppure, proprio l’attraversamento dell’esperienza individuale permette a qualsiasi tema affrontato da Ernaux di provocare in chi legge una reazione disvelante: è attraverso il racconto personale della crescita (Memoria di ragazza), dei rapporti familiari (Il posto, Una donna, L’altra figlia) di quello con l’altro sesso e con i vincoli patriarcali di una società che rifiuta di rinnovarsi (Il ragazzo, La donna gelata) che l’autrice ci costringe a guardare a una parte di noi che non è mai realmente nitida e che anzi, su alcuni aspetti della vita tende a mettersi sulla difensiva.

L’altra donna

Non è un caso se le pagine più impegnative e coinvolgenti del libro sono quelle incentrate sull’altra donna e sulla ricerca più volte insoddisfatta di dare un corpo a un fantasma sempre immaginato come superiore.

Quella donna mi riempiva la testa, il petto, il ventre, mi accompagnava dappertutto, dettava le mie emozioni. Allo stesso tempo la sua presenza costante mi faceva vivere intensamente, provocava moti interiori che non avevo mai conosciuto, innescava in me un’energia e un’inventiva di cui non mi credevo capace, mi teneva sempre, febbrilmente, in attività. Ero, nel doppio senso del termine, occupata.

Il ragazzo annie ernaux

A questo ritratto sfuggevole viene dedicato uno spazio privo di filtri capace di confessare senza autoindulgenza la crudeltà di immaginare l’altra tradita e infelice. Del resto, anche questo consueto acume nel tracciare una traiettoria diretta dalla vita alla scrittura è parte di una poetica che rinuncia da sempre ai moralismi e al giudizio.

Non mi sono chiesta se la mia condotta e i miei desideri fossero o meno indegni, né allora né adesso, mentre scrivo. A volte credo che questa assenza di giudizio sia il prezzo da pagare per raggiungere la verità con maggiore certezza.

Attraversare le diverse dimensioni della perdita

Non crediamo sia il caso di svelare altri dettagli sul modo in cui si dipana il racconto, ma sembra interessante notare che lungi dall’essere il resoconto freddo e oggettivo di una sofferenza intima, L’occupazione emana un calore proprio rifuggendo dalla tentazione di cercare l’empatia di chi legge. Se nella letteratura non mancano esempi illustri di sofferenze d’amore che ci hanno spaventato e commosso, è anche vero che l’impatto della sociologia, della filosofia, delle scienze sociali in generale, hanno riletto anche questa forma di interazione umana in modi sempre più vari e complessi. È anche per questo forse che, in poche, intense pagine, questa confessione ci permette di attraversare le diverse dimensioni della perdita ed è capace di sorprenderci con la sua storia ma anche di creare uno spazio da dedicare a quello che noi abbiamo amato e perso senza rimedio.

copertina dell'autobiografia gli anni di annie ernaux

Al termine della lettura, quindi, la sensazione è che questa sia l’ennesima prova di scrittura a cui Ernaux si sottopone per regalarci un trattato nudo e schietto su un sentimento che ha tante orribili e imbattibili facce e, nel farlo, ci invita a osservarle tutte.

L’eros: una divinità dispettosa

Questo romanzo, che si divora con la certezza che non ci sarà un lieto fine classico ma forse, se tutto va bene, un riconquistare se stesse, di sicuro consente a chi legge di sperimentare o di risperimentare il periodo della propria vita in cui ci si è sentiti invasi da un’incontrollabile forma di eros, uno che proviene dal mondo classico e che prevede per esistere la coesistenza di necessità e mancanza.

L’augurio dell’autrice (e il nostro) è che con questa divinità dispettosa si impari a convivere finché un bel giorno ci accorgeremo che è scomparsa e un uomo tornerà ad essere solo un uomo e le altre donne riavranno un volto e una voce che saranno solo un volto e una voce e non più una minaccia alla nostra felicità.

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Fotografia header: Annie Ernaux (GettyEditorial 17-7-2026)

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