Tornano le donne inquiete di Pilar Quintana, che nel romanzo “Notte nera” introduce un personaggio femminile che ha lasciato la sua vita in città per trasferirsi nella foresta colombiana con il compagno irlandese. La quotidianità è fatta di sfide e pericoli, ma Rosa ignora quello che sta per succederle, una volta rimasta sola… Quattro giorni e quattro notti si susseguono all’insegna degli attacchi (reali o immaginari?), più spesso provenienti dagli uomini, piuttosto che dalla natura: da chi (o da che cosa) bisogna davvero guardarsi le spalle nella notte nera? Una discesa nella follia costruita tra flashback e paranoie

“Se fossi sola in un bosco, preferiresti incontrare un uomo o un orso?”: qualche anno fa andò virale sui social questa domanda, che creò molto chiacchiericcio perché, forse non tanto sorprendentemente, le utenti sceglievano l’animale in maniera quasi unanime.

Forse darebbe la stessa risposta anche Rosa, la protagonista di Notte nera (edito da La tartaruga, con la traduzione di Elisa Tramontin), il nuovo lavoro della scrittrice colombiana Pilar Quintana, finalista al National Book Award con La cagna (2020) e vincitrice del Premio Alfaguara con Gli abissi (2021).

Sola nella foresta

Rosa, che è apparsa più volte nella produzione di Quintana, da alcuni racconti, fino a La cagna stessa, è una giovane donna che, lasciata alle spalle la sua vita di città – una vita niente male, come socia in un’agenzia pubblicitaria – ha deciso di trasferirsi nella foresta colombiana, sulla costa del Pacifico. Con lei solo il suo compagno irlandese e, parecchio distanti dal territorio che hanno comprato, alcuni vicini (tutti uomini), che durante il periodo del loro trasferimento si sono mostrati servizievoli e gentili, sempre pronti a dare una mano e un consiglio.

copertina di Notte nera di Pilar Quintana

Notte nera è l’ultimo dei cinque romanzi pubblicati dalla scrittrice colombiana, anche autrice di racconti. Selezionata nel 2007 tra i 39 scrittori latino-americani sotto i 39 anni più promettenti (“Bogotá39”), attualmente coordina il progetto La Biblioteca de Escritoras Colombianas, nato su iniziativa del Ministero della Cultura colombiano: un’iniziativa editoriale volta a recuperare l’opera di grandi scrittrici colombiane

Il racconto si apre su una domenica: Gene deve partire, per recuperare il visto, e dinanzi alla donna, non poco inquieta, si dispiegano quattro giorni di completa solitudine, che culmineranno nel martedì, la notte più nera della stagione.

Il racconto di una vita, in quattro giorni

Si può raccontare la vita di una persona in quattro giorni? Sì, se sei Pilar Quintana. La scrittrice colombiana (che, tra l’altro, ha vissuto lei stessa un’esperienza simile, restando per ben nove anni nella foresta colombiana: “Vivendo lì, mi sono resa conto che siamo creature minuscole. Che non siamo nulla e allo stesso tempo siamo natura, anche se vorremmo distanziarcene. Siamo natura e come tale ci comportiamo”) ci introduce la routine di Rosa, una routine fatta di passaggi schematici – fai colazione, lava i piatti, fai il bagno, controlla la casa, proteggi la casa – che scandiscono una giornata apparentemente semplice. Eppure neanche la routine può salvare Rosa da quello che le succederà.

La discesa nella notte oscura

Immaginiamo: una donna, sola nella foresta, il marito è via e attorno solo animali selvaggi, e non soltanto quelli a quattro zampe.

La prima scintilla di inquietudine nasce in maniera del tutto comprensibile: “Tranquilla, Rosita, che veniamo noi a consolarla”, le dice uno dei vicini, mentre l’altro sghignazza. E da lì nella mente della protagonista – ma anche in quella di chi legge – si aprono scenari agghiaccianti; eppure nessuno di questi comprende, per dire, una tempesta impetuosa, un morso di un animale selvaggio, il graffio di una pianta velenosa…

Perché che sia la profonda foresta colombiana, o una strada buia di una metropoli, non c’è niente di più spaventoso, per una donna, che restare sola nella notte. Quintana ci restituisce bene questa sensazione, attraverso un personaggio che, a dispetto di quello che si potrebbe pensare, è pienamente consapevole della sua discesa nella follia.

L’ambiente che la circonda di certo non è d’aiuto. Senza scomodare i grandi della letteratura, si sa bene che la natura selvaggia può essere territorio florido per esplorare l’animo umano. E la scrittrice colombiana fa proprio questo: la quotidianità di Rosa, il suo tentativo disperato di proteggere la casa dagli estranei (una casa che non ha né porte né finestre), che siano delle termiti aggressive (che forse vede solo lei) o dei vicini invadenti, sembra l’impresa di una formica contro un titano. La natura non è mai amica, non si fa mai addomesticare.

“Il marito la lascia e la foresta se la mangia”

Che sia un pipistrello che minaccia le sue galline, o una tarantola che si nasconde nel buio, Rosa sembra in preda ad attacchi costanti. E poco importa se ciò che ci racconta sia vero o meno – come le fanno notare i suoi vicini, sempre pronti a schernirla: “Il marito la lascia e la foresta se la mangia” – noi lettori non possiamo che assistere inermi alla sua discesa nella follia, e alla sua trasformazione.

Man mano che le notti si fanno più oscure, infatti, i sensi di Rosa sembrano accentuarsi. Non ne esce quasi mai vincitrice (in questo Quintana è molto dura con la sua protagonista), ma quanto meno sa incassare i colpi e andare avanti, provando a tenersi preparata al prossimo pericolo.

In tutto questo, la natura selvaggia sa regalare anche dei momenti di contemplazione. Ed è nella contemplazione – il sottofondo delle onde del mare, l’agitazione quasi elettrica della foresta – che Rosa si trova a pensare alla sua vita, quella che si è lasciata alle spalle. L’uso dei flashback ce la fa conoscere, prima bambina, poi studentessa universitaria simpatizzante del movimento sovversivo e infine socia dell’azienda. Il filo conduttore? Sempre loro, gli uomini: disattenti, indifferenti, vendicativi, sempre in fuga.

Tra un flashback e l’altro, tra una paranoia, un attacco animale o umano, reale o immaginato che sia, si arriva alla quarta notte. Rosa è pronta. Ed è in atto una trasformazione.

Magari non in un orso. Forse un pipistrello… Forse una tarantola

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Fotografia header: Pilar Quintana nella foto di Carlos Zárrate

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