Da "I miserabili" a "Il grande Gatsby", passando per "Cent'anni di solitudine" e... Su ilLibraio.it Massimo Gramellini racconta i suoi "classici". Tra gli autori consigliati spazio anche a contemporanei come David Nicholls, Nick Hornby e...

Da ragazzo, la lettura degli articoli di grandi “firme” come Montanelli e Brera mi spinse a diventare un giornalista. Allo stesso modo, non c’è un singolo autore che mi ha “convinto” a iniziare a scrivere romanzi. Dovrei citare davvero troppi nomi. Ci sono, però, tre classici che amo particolarmente, da lettore come pure da scrittore, e che rileggo periodicamente:

I miserabili di Victor Hugo: perché è il romanzo a cui torno tutte le volte che ne sento il bisogno; perché il protagonista è forse l’eroe più straordinario della storia della letteratura; perché sono convinto che la lettura, tra le altre cose, sia una sorta di ‘farmacia per l’anima’: e il capolavoro di Hugo è senz’altro in grado di curare la mia, di anima;

Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald: perché è un romanzo scritto in modo incredibile, che racconta una storia di riscatto difficile da dimenticare; perché il protagonista vive un amore sì sbagliato, un sentimento sì non ricambiato, ma che lo porta a tirar fuori il meglio di sè;

Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez: perché Gabo tocca una corda profonda del mio cuore; perché vorrei tanto saper scrivere come il premio Nobel colombiano;

Mi rendo conto che dovrei citare tanti altri autori, da Herman Melville a Charles Dickens e, venendo ai contemporanei, David Nicholls e Nick Hornby, senza dimenticare un romanzo come Due di due di Andrea De Carlo. E la lista, naturalmente, potrebbe continuare ancora a lungo…

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