Ha unito la politica, ma diviso il mondo del libro (almeno nella parte relativa al limite di sconto consentito, che scende al 5%). Parliamo della nuova Legge per la promozione e il sostegno alla lettura, approvata in Senato. Articolo per articolo, ecco cosa cambierà...

Ha unito la politica ma diviso il mondo del libro (almeno nella parte relativa al limite di sconto consentito – in fondo i diversi punti di vista, ndr). Parliamo della legge per la promozione e il sostegno alla lettura, approvata all’unanimità anche dal Senato (dopo che lo scorso 16 luglio era stata approvata dalla Camera), e che fa discutere ormai da mesi editori e librai.

Il disegno di legge in versione integrale (pdf)

UN PATTO PER LA LETTURA

Di sicuro, le premesse della nuova legge non possono che mettere d’accordo tutti, visti i dati non certo positivi sugli indici di lettura in Italia (qui la sintesi dell’ultimo rapporto Istat). La legge si pone infatti l’obiettivo di “diffondere l’abitudine alla lettura, come strumento per la crescita individuale e per lo sviluppo civile, sociale ed economico della Nazione, e favorire l’aumento del numero dei lettori, valorizzando l’immagine sociale del libro e della lettura nel quadro delle pratiche di consumo culturale, anche attraverso attività programmate di lettura comune”. Tra gli intenti, anche quello di “promuovere la frequentazione delle biblioteche e delle librerie e la conoscenza della produzione libraria italiana, incentivandone la diffusione e la fruizione”, oltre a quello di “prevedere interventi mirati per specifiche fasce di lettori e per i territori con più alto tasso di povertà educativa e culturale, anche al fine di prevenire o di contrastare fenomeni di esclusione sociale”. A questo proposito, stando ai dati (sia economici, sia sulla diffusione della lettura regione per regione), in Italia la situazione appare decisamente problematica: numero di lettori e Pil viaggiano di pari passo, con una profonda spaccatura tra Nord e Sud.

I FONDI STANZIATI

Al di là delle buone intenzioni, come più volte è stato detto da più parti negli ultimi anni, per promuovere la lettura sono necessari degli investimenti economici (anche) statali importanti. A questo proposito, con la nuova legge viene istituito “il Fondo (gestito dal Centro per il libro e la lettura, ndr) per l’attuazione del “Piano nazionale d’azione per la promozione della lettura”, con una dotazione di 4.350.000 euro annui a decorrere dall’anno 2020″. Saranno sufficienti?

IL TAGLIO AL BONUS CULTURA PER I 18ENNI

Certo, quando si parla di fondi va però ricordato che sono stati tagliati quelli per il bonus cultura, come mostra lo schema qui seguito. E non si tratta di una buona notizia. Numeri alla mano, infatti, App18 non solo ha aiutato il mercato del libro in questi anni, ma ha anche spinto decine di migliaia di giovani a comprare libri:

app18

app18

 

I PATTI LOCALI PER LA LETTURA

L’articolo 3 della legge è dedicato ai cosiddetti “Patti locali per la lettura”, intesi “a coinvolgere le biblioteche e altri soggetti pubblici, in particolare le scuole, nonché soggetti privati operanti sul territorio interessati alla promozione della lettura”. Anche in questo caso, si parla di investimenti economici (“compatibilmente con l’equilibrio dei rispettivi bilanci”). Il coordinamento viene sempre affidato al Cepell.

LE CAPITALI ITALIANE DEL LIBRO

L’articolo 4 invece è dedicato alla nomina, di anno in anno, della “Capitale italiana del libro”: la selezione avviene sulla base dei progetti presentati dalle città che si candidano al titolo, e “i progetti della città assegnataria sono finanziati entro il limite di spesa di 500.000 euro annui a decorrere dall’anno 2020″.

IL RUOLO DELLA SCUOLA

Al punto 6 si parla di promozione della lettura nelle scuole (a questo proposito, ricordiamo da anni sono attivi progetti come IoLeggoPerché e Libriamoci): in questo caso viene stanziata la spesa di 1 milione di euro sia per il 2020 sia per il 2021.

LA CARTA DELLA CULTURA

Tra le novità più interessanti della legge, descritta all’articolo 6, una misura per il contrasto della povertà educativa e culturale: per contrastarla e per promuovere la diffusione della lettura, “lo Stato contribuisce alle spese per l’acquisto di libri, prodotti e servizi culturali da parte di cittadini italiani e stranieri residenti nel territorio nazionale appartenenti a nuclei familiari economicamente svantaggiati, attraverso l’istituzione della ‘Carta della cultura’. I libri acquistati con il contributo statale sono destinati all’uso personale dei soggetti di cui al presente comma e non ne è permessa la rivendita. Le somme assegnate con la Carta non costituiscono reddito imponibile del beneficiario e non rilevano ai fini del computo del valore dell’indicatore della situazione economica equivalente”. Si tratta di “una carta elettronica di importo nominale pari a 100 euro, utilizzabile dal titolare, entro un anno dal suo rilascio, nei pagamenti per l’acquisto di libri, anche digitali, muniti di codice ISBN”.

IL LIMITE DEL 5% AGLI SCONTI

E veniamo alle assai discusse modifiche alla legge 27 luglio 2011, la nota Legge Levi (dal nome dell’attuale presidente dell’Associazione Italiana Editori ed ex senatore, ndr). Nel testo si legge che “la vendita di libri ai consumatori finali, da chiunque e con qualsiasi modalità effettuata, è consentita con uno sconto fino al 5 per cento del prezzo apposto ai sensi del comma 1. Il limite massimo di sconto di cui al primo periodo è elevato al 15 per cento per i libri adottati dalle istituzioni scolastiche come libri di testo. I limiti massimi di sconto di cui al primo e al secondo periodo si applicano anche alle vendite di libri effettuate per corrispondenza o tramite piattaforme digitali nella rete internet. I limiti massimi di sconto di cui al primo e al secondo periodo non si applicano alle vendite di libri alle biblioteche, purché i libri siano destinati all’uso dell’istituzione, restando esclusa la loro rivendita”. E ancora: “Per un solo mese all’anno, per ciascun marchio editoriale, le case editrici possono offrire sul prezzo di vendita dei propri libri uno sconto maggiore del limite di cui al comma 2, primo periodo, ma comunque non superiore al 20 per cento del prezzo apposto ai sensi del comma 1. L’offerta è consentita nei soli mesi dell’anno, con esclusione del mese di dicembre…”.

LE LIBRERIE “DI QUALITÀ'”

Staremo a vedere quale sarà l’impatto concreto della legge per editori, librai e lettrici e lettori. A proposito di librerie, all’articolo 9 si parla dell’istituzione dell'”Albo delle librerie di qualità“. L’iscrizione è riservata alle librerie “che esercitano in modo prevalente l’attività di vendita al dettaglio di libri in locali accessibili al pubblico e che assicurano un servizio innovativo e caratterizzato da continuità, diversificazione dell’offerta libraria e realizzazione di iniziative di promozione culturale nel territorio. Nella definizione dei requisiti, si tiene conto dell’assortimento diversificato di titoli offerti in vendita, della qualità del servizio, delle attività di proposta di eventi culturali, dell’adesione ai patti locali per la lettura…”.

INCENTIVI FISCALI PER LE LIBRERIE

Più concreto per le librerie l’impatto dell’articolo 10: “Al fine di potenziare le attività commerciali che operano nel settore della vendita al dettaglio di libri, l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 319, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, è incrementata di 3.250.000 euro annui a decorrere dall’anno 2020″.

LA CRISI DELLE LIBRERIE E L’ASCESA DELL’ECOMMERCE

Questa legge si inserisce in un contesto complesso. Come ha mostrato l’analisi del mercato del libro di varia in Italia realizzata dall’ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori in collaborazione con Nielsen (presentata nei giorni scorsi a Venezia durante la giornata conclusiva del XXXVII Seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri) in Italia purtroppo non sono anni facili per le librerie (vista la crescita delle vendite online, dove Amazon, discusso gigante dell’ecommerce, la fa da padrone): tra i canali di vendita, infatti, gli store online coprono oggi più di un libro su quattro (il 26,7%, in crescita di 2,7 punti percentuali rispetto l’anno precedente), mentre prosegue la perdita di quote di mercato da parte delle librerie: coprono nel 2019 il 66,2% delle vendite di varia (in calo di 2,8 punti percentuali). Stabile la grande distribuzione organizzata (dal 7% al 7,1%).

In dieci anni gli store online sono passati dal 3,8% al 26,7%, sottraendo spazi alla grande distribuzione (dal 18% al 7,1%) e alle librerie (dal 78,2% al 66,2%).

I dati Istat, analoghi a quelli relativi ai maggiori paesi europei, Francia e Germania in testa, segnalano il calo delle librerie: nel 2012 erano attive nel nostro Paese 3.544 librerie, diventate 3.299 nel 2017, con un saldo negativo di 245 (-6,9%).

LE POSIZIONI, OPPOSTE, DELLE ASSOCIAZIONI

Nel dibattito di questi mesi le posizioni nel mondo del libro italiano appaiono agli antipodi. Da una parte l’Associazione Italiana Editori (a cui aderisce GeMS, editore de ilLibraio.it, ndr), che in più occasioni ha espresso “preoccupazione per il possibile grave impatto che questa riforma avrà sul mercato e su tutti gli operatori”, e secondo cui “a pagare saranno principalmente i lettori e le famiglie“; dall’altra Adei (Associazione degli editori indipendenti), Ali (Associazione Librai Italiani) e Sil (Sindacato Italiano Librai Cartolibrai), che più volte si sono detti favorevoli a una legge che permetterebbe “un controllo e una decrescita dei prezzi effettivi. Gli sconti selvaggi si ripercuotono prima di tutto sulle famiglie di chi lavora nell’editoria e sul prezzo di copertina dei libri, che viene sistematicamente aumentato proprio per ‘compensare’ questi sconti”.

Se per Adei e Ali si tratta di una “legge decisiva, che segna una svolta radicale per la diffusione di libro e lettura nel nostro Paese”, per l’Aie (che rappresenta l’editoria italiana da 150 anni – il 100% della scolastica, quasi il 100% dell’Universitaria e l’80% della varia), come ha spiegato all’Ansa, alla vigilia della votazione, il presidente Ricardo Franco Levi, “questa legge avrà bisogno di essere accompagnata subito da misure di sostegno ai lettori e alle famiglie… All’indomani dell’approvazione, Governo, Parlamento e maggioranza avranno una grande responsabilità nel sostenere le famiglie, i lettori e i consumatori, se non vogliono che si perdano altri lettori, se non si vuole avere un danno in termini di perdita di posti di lavoro e investimenti”. Dal canto suo, non sembra preoccupato Marco Zapparoli, presidente di Adei, che ha 240 soci: “E’ una legge che non ha effetti depressivi. E rende invece più equo e bilanciato il mercato. Subito dopo l’approvazione bisognerà fare una campagna sulla promozione del libro e sulla gioia, sull’utilità e la bellezza di leggere”.

LE REAZIONI A CALDO DI AIE, ADEI E ALI

Quelle sopra sono le reazioni alla vigilia. Subito dopo l’approvazione, arrivano quelle “a caldo”. Levi interviene con una nota da cui traspare amarezza: “Con questa legge a perdere saranno i lettori. Imponendo la riduzione degli sconti sui prezzi di vendita, questa legge peserà sulle tasche delle famiglie e dei consumatori per 75 milioni di euro, mettendo a rischio 2mila posti di lavoro. Non è ciò che serve in un’Italia in coda alle classifiche europee per la lettura. Non è ciò che serve al mondo del libro, la prima industria culturale del paese, in un momento delicatissimo di consolidamento della crescita che ha finalmente segnato il recupero dei livelli pre-crisi. Non è ciò che serve all’Italia che vede ancora e sempre il lavoro in testa alle preoccupazioni dei propri cittadini”. Il presidente dell’Aie aggiunge: “Per contrastare e compensare gli effetti di questa legge si impongono adesso, subito, misure di sostegno alla domanda, prime tra tutte il rafforzamento della 18App, la carta cultura per i diciottenni, e la detrazione fiscale per l‘acquisto dei libri. Al governo, al parlamento non chiediamo aiuti per noi ma per i lettori, i consumatori, le famiglie, i giovani. Richiediamo inoltre l’assoluta garanzia e certezza sui tempi dell’entrata in vigore delle nuove norme, essendo in gioco, con conseguenze pesanti, l’organizzazione dell’intero mercato del libro, che, come qualsiasi altro settore produttivo, richiede tempo per adeguarsi al mutare delle regole”.

Arriva anche la nota congiunta di Adei, Ali Confcommercio e Federcartolai Confcommercio, che “esprimono grande soddisfazione per l’approvazione”: “Un risultato storico per il Paese, un successo per editori e librai indipendenti”. E ancora: “Il ddl approvato oggi segna un cambio di passo che porta il Paese lungo il binario percorso da Francia, Germania e Spagna. Per la prima volta viene varato un Piano triennale di promozione della lettura: una card per l’acquisto di libri riservata alle famiglie disagiate, un albo delle librerie di qualità, il sostegno concreto a Biblioteche scolastiche e Patti locali per la Lettura”.

LE REAZIONI DELLA POLITICA

Francesco Verducci, senatore del PD, vicepresidente della commissione cultura del Senato e relatore del disegno di legge per la promozione e il sostegno alla lettura, ha parlato di “un provvedimento molto atteso, in particolare dalle librerie indipendenti che sono quelle che più stanno pagando la crisi di questi anni. E’ un provvedimento che rimette il tema della promozione della lettura al centro delle politiche nazionali e territoriali. E quindi dal forte impatto sociale e culturale oltre che economico per tutta la filiera del libro”.

Intervenuto in Senato, il ministro dei Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini ha spiegato: “Le piccole librerie tengono vive e animate zone della città o di paesi che trovano lì un punto di riferimento”. E ha aggiunto: “Questo è un passo importante, ora serve una legge per tutta la filiera del libro”.

Commenti