Da "Il cinema secondo Hitchcock" di François Truffaut al "manifesto" di David Lynch: una breve guida, che non pretende di essere esaustiva, con cinque letture dedicate alla settimane arte...

Fare un film significa scrivere visivamente una storia. La scelta delle inquadrature di un regista equivale al calibrare delle parole che uno scrittore attua in un romanzo, il montaggio è la punteggiatura: il cinema resta uno dei linguaggi più sorprendenti e affascinanti di tutti i tempi. La guida qui di seguito si pone come un campionario, che non pretende di essere esaustivo, su cinque letture sulla settima arte da non perdere.

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François Truffaut – Il cinema secondo Hitchcock

Probabilmente uno dei saggi cinematografici più belli di sempre. Il cinema secondo Hitchcock (Il Saggiatore, trad. Giuseppe Ferrari e Francesco Pititto) vede due giganti del cinema confrontarsi, discutere e riflettere. Da una parte, il pioniere della nouvelle vague François Truffaut che ha occasione di intervistare uno dei suoi eroi: il genio della suspense Alfred Hitchcock. La carriera del regista inglese viene sviscerata in ogni minimo dettaglio e diventa spesso spunto per riflettere sulla forza dello storytelling visivo, su cosa significhi lavorare a un film e sulla potenza del saper raccontare per immagini. La lettura è insieme appassionante e illuminante, a tratti persino divertente, grazie ai due registi che hanno saputo creare un’intesa irresistibile.

Zona Geoff Dyer

Geoff Dyer – Zona

Il saggista Dyer è un cinefilo accanito. Uno dei film che più lo ha segnato è uno dei massimi capolavori del novecento: Stalker di Andrek Tarkovskij (1979). Una visione folgorante che è perno di Zona (Il Saggiatore, trad. Katia Bagnoli), un libro che, citandone il sottotitolo è, “su un film su un viaggio verso una stanza”. Una lettura straniante dove Dyer rilegge, riscrive e riassume l’opera di Tarkovskij secondo l’occhio dello spettatore: la misteriosa visione di Stalker è spunto visivo costante per digressioni filmiche e filosofiche che diventano simbolo di un amore totale verso la forza della narrazione.

Mark Fisher  - The Weird and the Eerie. Lo strano e l’inquietante nel mondo contemporaneo

Mark Fisher  – The Weird and the Eerie. Lo strano e l’inquietante nel mondo contemporaneo

Fisher è un saggista da riscoprire. The Weird and the Eerie (Minimum Fax, trad. Vincenzo Perna), ultima pubblicazione dell’autore scomparso, è un appassionante viaggio attraverso opere (non solo cinematografiche, ma anche appartenenti al mondo della musica, della letteratura e delle serie tv) che hanno saputo raccontare l’ignoto sotto le forme di “Weird” e “Eerie”. Per “Weird” si intende l’esterno, concetto caro a Lovecraft (che viene ovviamente analizzato), incarnato dalla presenza di qualcosa che non dovrebbe esserci. L’”Eerie”, d’altro canto, tradotto come inquietante, è la presenza di qualcosa dove non dovrebbe esserci niente o l’assenza di qualcosa che dovrebbe esserci.

in acque profonde David lynch

David Lynch – In acque profonde. Meditazione e creatività 

David Lynch, chi ha visto i suoi film lo sa bene, è un regista visionario. La sua continua ricerca dell’onirico e il suo immaginario imprevedibile e oscuro hanno contribuito a renderlo una leggenda. Ma da dove nasce la sua creatività? Da dove trovano origine le sue idee? Lynch si racconta in questo piccolo volume, ormai un cult. Partendo dall’importanza che la meditazione trascendentale ha assunto nella sua vita, l’autore racconta anche di energia creativa e del lavoro di produzione dietro ai suoi film. In acque profonde. Meditazione e creatività (Mondadori, trad. Michela Pistidda) è un manifesto di creatività, una lettura consigliata anche al di fuori della cerchia di cultori dell’arte di Lynch.

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Ivelise Perniola – Chris Marker o del film-saggio 

Il francese Chris Marker è il pioniere del film-saggio, una realtà ibrida tra fiction e non fiction poco nota ai non addetti ai lavori, che mostra le infinite possibilità del potenziale cinematografico. Per chi vuole saperne di più, il libro Chris Marker o del film-saggio (Lindau) di Perniola è un’ottima occasione: una completa analisi della poetica di uno dei più singolari cineasti del ventesimo secolo, passato alla storia per opere quali il foto-film sci-fi La Jetée (1962) e Sans Soleil (1982).

 

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