Monica Pais, la veterinaria che ha salvato la pitbull Palla, ora protagonista in libreria con "Animali come noi", parla su ilLibraio.it delle storie di animali che ha amato di più, tra film e libri. E cita, tra gli altri, "Il gabbiano Jonathan Livingston", "Il piccolo principe", "La storia infinita", "Zanna bianca", "La fattoria degli animali" e "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare"

Nata libera, film diretto da James Hill nel 1966, poi diventato serie tv nel 1974

È la storia della leonessa Elsa, adottata cucciola da George e Joy, due naturalisti inglesi che vivono in Kenya. Ho sempre amato Elsa, e forse rivedo un po’ del suo essere “nata libera” negli animali selvatici di cui mi occupo spesso per via del mio lavoro. Il dilemma eterno dell’uomo, quando si relaziona con queste creature meravigliose – non per forza leoni, basta anche una volpe, o magari una combattiva martora – è lo stesso che affrontano i protagonisti del film: salvar loro la vita, spesso, significa inevitabilmente addomesticarli, strapparli a uno stato di natura a cui non potranno mai più essere riconsegnati. Che fare, in quei casi? Io non ho mai avuto dubbi: salvarli, sempre. E poi amarli abbastanza da riuscire a lasciarli andare, liberi com’erano nati, per quanto possibile.

L’anello di Re Salomone di Konrad Lorenz, pubblicato per la prima volta nel 1949 in Germania

L'anello di re salomone

È il più grande libro di etologia che sia mai stato scritto, un capolavoro che ho letto e riletto tante volte, potrei citarne intere pagine a memoria. Il titolo si riferisce al leggendario anello che dava a Re Salomone il potere di parlare con ogni tipo di animale. Quell’anello magico Lorenz lo ha trovato in anni di studio del mondo naturale e tutti quelli che, per lavoro o per passione, frequentano gli animali potranno confermare che a un certo punto scatta qualcosa, nel rapporto tra noi e loro. Si innesca una comprensione profonda, viscerale, che non ha bisogno di parole né di un linguaggio comune. A quel punto basta ascoltarsi: il vostro cane potrà continuare ad abbaiare, sapendo che voi capirete quando sta chiedendo acqua o di uscire a giocare. E voi potrete chiacchierare con il vostro gatto quando rientrate stanchi a casa la sera, certi che lui ha capito al primo sguardo che genere di giornata avete avuto. Se non è magia questa!

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepulveda, pubblicato in Italia da Guanda nel 1996, nel 1998 è diventato anche un film d’animazione

STORIA DI UNA GABBIANELLA E DEL GATTO ....

Una gabbianella può imparare a diventare sé stessa crescendo in mezzo ai gatti? Certo che sì. E sto parlando fuor di metafora. Ho visto con i miei occhi cigni neri che si credevano fenicotteri rosa, una volpina ferita accudita con amore materno da una pitbull (ovviamente Palla! E chi se no?) che da piccola se l’era vista brutta pure lei, e ogni giorno mi capitano storie di animali diversissimi ma capaci di amarsi e collaborare. Loro sanno farlo molto bene. Noi, invece, avremmo parecchio da imparare dalla semplicità con cui gli animali accettano la diversità.

Zanna bianca di Jack London

Zanna bianca

Ho amato il libro e anche il film della Disney con Ethan Hawke, del 1991. Zanna bianca, l’epopea del cane e del lupo, il romanzo che racconta il mondo dalla parte degli animali, che racconta l’uomo attraverso gli occhi degli animali. E in più ha pure il lieto fine che tutti sognano. Cosa si potrebbe desiderare di più?

George Orwell, La fattoria degli animali

La fattoria degli animali

È uno dei miei classici preferiti. Ma certo, gli animali di Orwell sono poco o nulla realistici. No, non perché parlano, collaborano e riescono a organizzarsi in una comunità gerarchica e dotata di regole. Questo è più o meno corrispondente alla realtà. Il fatto è che per gli animali è vera solo la prima parte del motto: “Tutti gli animali sono uguali”. La seconda parte – “ma alcuni sono più uguali di altri” – nessun animale potrebbe mai anche solo lontanamente concepirla. Infatti Orwell ha composto questo capolavoro avendo in mente una e una sola specie di animali particolarmente feroci verso i propri simili: gli esseri umani.

Antoine Saint-Exupéry, Il piccolo principe

Il piccolo principe

Ah, la volpe. Chi mi conosce sa bene che amo le volpi di un amore intenso e totale. Sono animali così belli eppure godono di una pessima fama, probabilmente a causa della loro eccessiva simpatia per i pollai. La volpe del piccolo principe conferma la regola: dà la caccia ai polli, sfugge agli uomini col fucile, ma quel che desidera davvero è un amico a cui donare sé stessa. La volpe, non a caso, è il personaggio più magico del libro, quello a cui viene affidato il segreto più importante: è lei che insegna al piccolo principe che «non si vede bene che con il cuore». È lei che lo aiuta a capire perché la sua terribile rosa, quella che lui ha abbandonato per esasperazione, è e resterà sempre l’unica: inimitabile e indimenticabile perfino in un universo pieno di tante altre rose apparentemente identiche. È lei che gli spiega cosa significhi amare e quale responsabilità porti con sé. Solo una volpe, furba e dolce com’è, poteva esserne capace.

Black Stallion, film diretto da Carroll Ballard nel 1979, vincitore di un Oscar per gli effetti speciali sonori

Il film racconta la grande amicizia tra un ragazzino, Alex Ramsey, e uno straordinario stallone nero. I due scampano a un naufragio salvandosi l’un l’altro e quando finalmente Alex riesce a tornare da sua madre in città, la donna acconsente ad adottare anche il cavallo. Ma le città non sono fatte per i cavalli selvaggi, e i due amici affrontano più di una difficoltà. Black Stallion mi fa pensare un po’ anche a Furia, ovviamente. E a un film più recente, Vita di Pi. Sono storie che mi ricordano come tutti noi, umani e animali, in fondo siamo uguali: esseri viventi che devono solo imparare a comprendersi gli uni con gli altri, per poter andare d’accordo.

Richard Bach, Il gabbiano Jonathan Livingston

Il gabbiano Jonathan Livingston

Il gabbiano più famoso del mondo, Jonathan, mi ha parlato di me stessa come pochi libri hanno saputo fare. La sua tenacia, la curiosità, la sete di sapere a cui sacrifica tutto sono stati di grande ispirazione. Il libro di Richard Bach parla di trovare il proprio sogno e avere la forza di perseguirlo, anche contro l’opinione comune, anche contro il pregiudizio. E poi i gabbiani sono uccelli così simpatici!

La storia infinita di Michael Ende, pubblicato nel 1979 in Germania, tradotto in Italia da Longanesi nel 1981, poi diventato un film diretto da Wolfgang Petersen nel 1984

La storia infinita

Tutti amano La storia infinita ma nel mio cuore uno dei suoi personaggi ha un posto speciale: sto parlando di Fucùr, il Fortunadrago che diventa inseparabile da Atreiu durante il suo viaggio per salvare Fantasia. È un animale bellissimo, vitale, saggio e coraggioso, e in più di un’occasione la sua presenza e il suo aiuto consentono ad Atreiu di superare prove difficilissime e di non arrendersi anche quando tutto sembra perso. Che poi è ciò che fanno sempre per noi, gli amici animali con cui scegliamo di condividere la vita.

IL LIBRO E L’AUTRICEAnimali come noi è il libro, scritto dalla veterinaria Monica Pais (nella foto di Filippo Angius) e pubblicato dalla casa editrice Longanesi, che racconta la storia della passione che l’autrice ha avuto fin da piccola per gli animali e per la scrittura, spinta da sua madre a mettere nero su bianco le storie che le dettava la sua immaginazione. Monica Pais è la veterinaria di Oristano, dove insieme al marito dirige la clinica Duemari, che è diventata famosa sui social insieme a Palla, la pitbull randagia che ha trovato un giorno per strada, con il muso gonfio a causa di un laccio di nylon intorno al collo. La storia di Palla ha commosso il web e ha dato inizio a una catena di solidarietà che ha portato alla nascita di una ONLUS che porta il suo nome, “Effetto Palla”. Adesso che è completamente guarita, Palla è rimasta al fianco di Monica, che continua a prendersi cura di lei e degli animali, non solo di quelli domestici, ma anche di quelli “di nessuno”, che hanno fatto della strada la propria casa.

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