La riflessione di Cristina Dell’Acqua, in libreria con una nuova edizione di “Il nodo magico – Ulisse, Circe e le donne dell’Odissea”

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di Cristina Dell’Acqua

Mentre l’Odissea di Christopher Nolan continua a riempire le sale, c’è un dettaglio che spicca: il pubblico. O meglio, la sua età.
Basta guardarsi intorno, pochi minuti prima che si spengano le luci: ci sono tantissimi ragazzi e ragazze. E, per un film di tre ore, denso e pensato per un pubblico adulto, non è affatto scontato.
Parliamo di un film che non rincorre i ritmi del consumo veloce, che pretende attenzione e pazienza e che non ha paura di lasciare domande aperte. Ma proprio quei giovani che troppo spesso accusiamo di essere distratti, incapaci di concentrarsi, lontani dalla cultura e dai classici, sono lì, con i cellulari spenti.
Forse li sottovalutiamo. Forse siamo noi adulti, prima ancora di loro, a non credere fino in fondo nella forza dei classici. I miti greci, a partire dai miti omerici, oltre alla loro bellezza intrinseca, sono un antidoto naturale alla semplificazione dilagante. E cosa ancor più interessante, un mito, come la realtà, è più complesso di come appare a un primo sguardo perché chiede di interpretare, di dubitare, di cambiare prospettiva.

Esattamente ciò di cui oggi, nell’era dell’Intelligenza artificiale, abbiamo più bisogno.

L’Odissea di Nolan è una straordinaria palestra di spirito critico. Non dimentichiamo che il regista americano ha letto, studiato e interiorizzato il poema di Omero. Il suo non è un film “tratto da”, ma un dialogo con il testo. Lo interpreta, lo attraversa, lo mette in discussione. Taglia, aggiunge, sposta il punto di vista. Solo chi ha metabolizzato un’opera letteraria può permettersi tanto.
Nolan, però, non chiede al pubblico di accettare la sua versione. Fa qualcosa di molto più interessante: invita implicitamente a confrontarla con quella di Omero. È questo il patto più bello che il film propone, soprattutto ai più giovani: non limitarsi a guardare una storia, ma interrogarla.

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Le ragazze e i ragazzi che scoprono per la prima volta Odisseo si trovano così davanti a un’occasione preziosa, anche educativa. L’Odissea che arriva al cinema non sostituisce quella di Omero: le si affianca. Due autori. Due epoche. Due modi di raccontare la stessa storia. Ed è difficile immaginare un esercizio migliore per capire cosa significhi davvero interpretare un classico e, più in generale, imparare a costruirsi un’opinione argomentata.

Penso, tra i tanti esempi che ci stanno facendo discutere, alla sorpresa che potrebbe avere uno spettatore giovane quando scoprirà che la grande scena iniziale del cavallo di Troia, così centrale nel film, nell’ Odissea non esiste in questi termini. Omero la richiama e la lascia sullo sfondo. È Nolan a decidere di partire da lì. E da questa scoperta possono nascere decine di domande. Dove viene narrata davvero la storia del cavallo di Troia? Perché il regista cambia il punto di ingresso nella storia? Che cosa vuole dirci? Se un film riesce a spingere un ragazzo ad aprire Omero per cercare le risposte, ha già fatto qualcosa di importante.

Anche il significato del cavallo cambia. Non è soltanto il colpo di genio che consegna la vittoria agli Achei. È un’invenzione infame, un inganno che lascia una ferita morale da cui Odisseo non esce indenne. La porta con sé come un peso. Nolan costruisce un eroe ancora più umano, costretto a convivere con le conseguenze delle proprie decisioni. Un’altra riflessione varrà la pena di farla per Elena, la donna più bella del mondo, è a causa sua che si sono mossi eserciti  ed è scoppiata la guerra di Troia. In molti hanno preferito discutere del fatto che sia interpretata da un’attrice nera. Ma davvero è questo il punto? La bellezza è universale e non ha bisogno delle categorie del dibattito woke o anti-woke. Ciò che colpisce davvero è altro: metà del suo volto nel film è sfregiata, un’invenzione di Nolan, un’immagine potentissima, perché racconta una donna costretta a portare sul proprio corpo il peso mitologico e umano della guerra che tutti attribuiscono a lei. Una ferita che diventa memoria, colpa e destino.
È questo che fanno le grandi interpretazioni dei classici: non li riscrivono per cancellarli, ma li interrogano.

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Invogliano a tornare alla fonte, a confrontare, a distinguere, a ragionare. E, perché no, a far nascere la curiosità di leggere altri classici.
Forse la vera domanda non è se i ragazzi leggano ancora Omero. È se noi adulti siamo ancora capaci di raccontarglielo.

Il nodo magico. Ulisse, Circe e le donne dell'Odissea

L’AUTRICE – Possono i legami renderci liberi? Sì, se sono fatti di nodi magici, direbbe Omero. Quando Arete, regina dei Feaci, dona a Ulisse uno scrigno pieno di tesori, lo prega di legarlo saldamente con un nodo. Quello che Ulisse esegue è un nodo magico che gli ha insegnato molti anni prima la maga Circe. Il nodo di Circe è l’essenza dei legami profondi: non è una prigione, ma un dono di libertà, cura, attenzione e ascolto dell’altro. Il nodo magico – Ulisse, Circe e le donne dell’Odissea, libro di Cristina Dell’Acqua (a cura di Maria Cristina Olati), tornato in libreria negli Oscar Mondadori, parla di Ulisse e del suo ritorno costruito sui nodi dell’amore, dell’amicizia e dell’ospitalità, ma anche del dolore e della nostalgia, fondamentali per capire chi è stato e chi diventerà. Al pari di Ulisse, infatti, noi siamo le nostre relazioni.

L’autrice, laureata in Lettere Classiche all’Università degli Studi di Milano, insegna greco e latino al Collegio San Carlo di Milano e Attualità della cultura classica all’Università IULM di Milano. Appassionata di sperimentazione didattica, si è specializzata in Arts Integration negli USA (Annapolis, Maryland).

Cura la nuova collana di Classici Roi Edizioni e scrive articoli culturali per il Corriere della Sera. Va in scena al Teatro degli Angeli di Milano con Che mito sei?, una serie di incontri dedicati all’attualità del mito. Cristina Dell’Acqua ha pubblicato con Mondadori Una Spa per l’anima (2019), Il nodo magico (2021) e La formula di Socrate (2023), e con Solferino Il desiderio di volare (2022).

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