Fuori l’estate brucia e imperversa, ma per chi sogna già le prime foglie secche la vera rivelazione della stagione è “Summerween”: il fenomeno che porta le atmosfere spooky di Halloween direttamente sotto il solleone. Tra angurie intagliate a mo’ di zucca, tendenze social e un successo crescente, il 31 luglio è diventato la scusa perfetta per immergersi in un mood spettrale prima del tempo. Ma come celebrarlo al meglio? Ecco una guida e una selezione di consigli di lettura (tra gotico, thriller e storie da brivido)
È già iniziato, per alcuni, l’inesorabile countdown per l’autunno…
Fuori l’estate imperversa e brilla in tutta la sua accecante prepotenza: le spiagge sono un mosaico affollato di ombrelloni, le montagne offrono rifugi presi d’assalto, i laghi riflettono cieli limpidi e tersi.
Eppure, da qualche tempo a questa parte, la stagione che nell’immaginario collettivo sembrava avere preteso tutto dalla vita – la gioia esplosiva, i nuovi incontri, gli amori effimeri, le avventure nomadi, l’illusione di un perenne cambiamento – si è trovata a fare i conti con una rivale niente male. Del nuovo successo dell’autunno, della sua estetica confortevole e malinconica, avevamo già parlato in passato. Ma la verità è che il fenomeno è esploso con una forza più travolgente del previsto.
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Tanto che, da questa frizione tra il desiderio del fresco e l’ineluttabilità della canicola, è nato Summerween. Una crasi perfetta, foneticamente suadente, tra le parole “summer” (estate) e “Halloween“, la festa dei morti che costituisce il cuore pulsante e oscuro dell’autunno.
Il Summerween è la celebrazione delle atmosfere spooky trapiantate sotto il solleone, una gioia inaspettata per tutte quelle persone che trascorrono i mesi caldi aspettando spasmodicamente le prime foglie secche e che, adesso, hanno una scusa in più – e socialmente accettata – per immergersi senza sensi di colpa nel gotico, nello spettrale e nel brivido pur avendo i piedi a mollo in piscina.
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Quando si festeggia Summerween?
Prima di tutto, sgomberiamo il campo dalle incertezze sul calendario. Sebbene i puristi della prima ora lo collochino a giugno, la celebrazione di massa ha trovato il suo apice nel cuore dell’estate: il 31 luglio. È in questa data che il confine tra il macabro e il balneare si assottiglia fino a scomparire, dando vita a un’estetica del tutto peculiare.
Ne ha parlato il Guardian, seppur con toni non del tutto lusinghieri, puntando il dito sulle simpatiche angurie intagliate esattamente come se fossero le iconiche zucche di fine ottobre.
Anche il New York Times ha dedicato spazio alla questione, analizzando come Summerween stia modificando non solo i costumi, ma persino le dinamiche di acquisto. E l’editoria non è certo rimasta a guardare: basti pensare che esiste un romanzo romance di Joss Wood intitolato proprio Summerween, edito da HarperCollins (traduzione di Alessandra De Angelis), che sfrutta questa esatta ambientazione per innescare le dinamiche da rom-com, a dimostrazione di come il termine sia ormai radicato nell’immaginario pop.
E ce ne saranno sicuramente molti altri in arrivo (all’estero sono già numerosi i titoli che cavalcano proprio questa ricorrenza).

Ma da dove ha avuto inizio tutto questo?
Sembra che l’origine del fenomeno risalga al 5 ottobre 2012, giorno in cui andò in onda un episodio della serie animata Gravity Falls intitolato, per l’appunto, Summerween. In questa cittadina immaginaria, i personaggi decidevano di festeggiare Halloween in piena estate (il 22 giugno, per essere precisi), con zucche intagliate (anzi, “jack-o’- melon” invece di “jack-o’-lantern”) e con tanto di “dolcetto o scherzetto”. Questa usanza ha covato sotto la cenere per un decennio, venendo lentamente adottata dai fan per celebrazioni informali e diventando, col passare del tempo, mainstream.
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Una sorta di pandemia estetica che ha contagiato gli Stati Uniti per poi espandersi. Già nel 2024, la CNN notava come i rivenditori stessero introducendo prodotti di Halloween a metà estate, mentre sui social spopolavano party a tema che ne consacravano il trend — un po’ sulla scia di quanto già accade con il Christmas in July, popolarissimo oltreoceano.
E così, se da un lato Vice propone guide di sopravvivenza su come trascorrere la festività tra film horror sotto l’aria condizionata, decorazioni e dolcetti, dall’altro il programma Today della NBC lo ha definito una vera e propria “mania”. Una febbre cavalcata soprattutto da Millennial e Gen Z, sintomo di una trasformazione radicale nei consumi di chi è ormai del tutto insofferente ai rigidi paletti del calendario.
Quali libri leggere per Summerween?
Se l’estetica è chiara, la letteratura non può essere da meno. Per celebrare questa collisione tra il caldo opprimente e il brivido della paura, occorrono letture specifiche. Serve una lista di consigli spaventosi e gotici, romanzi che abbiano il sapore inequivocabile di Halloween ma che contengano qualcosa di spiazzante, di luminoso e asfissiante, proprio come l’estate. Ecco quindi la nostra selezione.
Partiamo da un classico, un’opera che è la quintessenza del “falso gotico” e che gioca proprio con la mania di cercare il terrore ovunque: L’abbazia di Northanger di Jane Austen (Garzanti, Teresa Pintacuda). Qui la giovane e ingenua Catherine Morland, divorata da una passione smodata per i romanzi gotici, si ritrova ospite nella maestosa tenuta dei Tilney e inizia a sovrapporre la propria fervida immaginazione alla realtà, convincendosi che tra quelle mura si nascondano delitti inconfessabili. Austen ridicolizza i cliché del terrore orchestrando una commedia dove la paranoia è il vero motore narrativo: una lettura brillante e ironica, perfetta per chi vuole concedersi un brivido meta-letterario proprio mentre prende il sole.
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E se dalla satira sul gotico vogliamo passare a un’inquietudine decisamente più strisciante, la tappa obbligata ci porta da Shirley Jackson con Abbiamo sempre vissuto nel castello (Adelphi, traduzione di Monica Pareschi). La vita di Merricat Blackwood, della sorella agorafobica Constance e dello zio Julian scorre in un isolamento morboso, incrinato dall’odio del villaggio vicino dopo che il resto della famiglia è morto avvelenato dall’arsenico. Quando l’arrivo di un cugino avido minaccia la loro routine, la tensione precipita in un racconto disorientante che ci mostra il genio di un’autrice considerata una vera e propria regina del terrore.
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Spostandoci invece verso le frequenze del thriller psicologico italiano, entriamo nel mondo di Donato Carrisi con La casa delle luci (Longanesi). Con la sua maestria nel manipolare le ombre dell’animo umano, Carrisi ci trascina nella storia di Pietro Gerber, l’ipnotista di bambini, chiamato a occuparsi di Eva, una ragazzina che sembra perseguitata dal ricordo di un amico invisibile e da presenze che non dovrebbero appartenere al mondo dei vivi. Tra sedute d’ipnosi, stanze prive di luce e risvolti sconvolgenti, il romanzo costruisce una trappola mentale serratissima: quel genere di brivido che ti costringe a tenere la luce accesa sul comodino prima di provare a prender sonno in una calda notte di luglio.
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E a proposito di ragazzini, amicizie viscerali e misteri che affiorano nel calore della bella stagione, non c’è punto di riferimento più solido del re incontrastato dell’horror: parliamo ovviamente di Stephen King e del suo celebre racconto Il corpo (da cui è stato tratto il cult filmico Stand by me), contenuto nella raccolta Stagioni diverse (traduzione di Andrea Cassini, Sperling & Kupfer). Nella caldissima fine estate del 1959 a Castle Rock, quattro dodicenni intraprendono un viaggio a piedi lungo i binari della ferrovia alla ricerca del cadavere di un coetaneo scomparso. King mescola la nostalgia dorata delle vacanze alla consapevolezza brutale della mortalità, regalandoci l’essenza stessa di Summerween: l’orrore e la perdita dell’innocenza che si consumano sotto la luce abbagliante di agosto.
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L’estate è comunque la stagione dei “mattoni“, quindi se siete alla ricerca di una storia più lunga e densa, da divorare durante le ore buie del pomeriggio sotto l’aria condizionata, la risposta è Dio di illusioni di Donna Tartt (BUR Rizzoli, traduzione di Idolina Landolfi). In un college del Vermont, il giovane Richard viene accolto da un gruppo ristretto e snob di studenti di greco antico legati a un carismatico professore. L’ossessione per il mondo classico e l’ambizione di valicare i confini della morale spingeranno il gruppo verso un rito dionisiaco culminato in un omicidio a freddo. Un libro ipnotico, che da qualche anno è stato “riscoperto” su TikTok, anche per la sua appartenenza all’irresistibile estetica dark academia.
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Rimanendo nell’ambiente accademico ma virando verso una tonalità più pastello, incontriamo Bunny di Mona Awad (Fandango, traduzione di Chiara Brovelli). La protagonista, Samantha, detesta un gruppetto di compagne di corso leziose e zuccherose che si chiamano tra loro “Bunny“, ma quando viene inaspettatamente invitata alle loro riunioni private scopre che dietro abiti rosa e cupcake si nasconde un culto grottesco, cruento e surreale.

E ancora un dark academia è l’ultimo romanzo di uno tra i più apprezzati autori contemporanei: Le Schegge di Bret Easton Ellis (traduzione di Giuseppe Culicchia, Einaudi). Ci spostiamo lungo le autostrade e tra le ville patinate della California degli anni Ottanta: qui il diciassettenne Bret e la sua cricca di amici ricchi e svogliati vedono la propria routine fatta di feste, musica new wave e sesso turbata dall’arrivo di un nuovo studente e, contemporaneamente, dalle sanguinose incursioni di un serial killer che devasta Los Angeles. Il sole batte e splende, l’acqua nelle piscine scintilla, la giovinezza sembra un super potere inarrestabile: ed Ellis costruisce un thriller atmosferico imponente, che fa ghiacciare il sangue.
Se però la sfumatura di Halloween che cercate necessita di una sensualità più decadente e antica, bisogna tuffarsi nelle atmosfere di Intervista col vampiro di Anne Rice (TEA, traduzione di M. Bignardi), dove il caldo opprimente di New Orleans diventa lo sfondo perfetto per una storia di sete immortale, passione, tormento ed eleganza macabra.
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I vampiri, del resto, sanno mimetizzarsi benissimo anche nelle zone residenziali apparentemente più tranquille, ed è proprio quello che accade in Guida al trattamento dei vampiri per casalinghe di Grady Hendrix (Mondadori, traduzione di Rosa Prencipe), dove la casalinga Patricia Campbell sospetta che il nuovo e affascinante vicino di casa sia in realtà un predatore responsabile della scomparsa di alcuni bambini. Il romanzo si rivela così un cocktail irresistibile di ironia pop, dinamiche da club del libro e puro orrore gore: una storia in cui la minaccia penetra tra i barbecue estivi e i prati ben curati, rivelandosi l’equivalente letterario più calzante dell’anguria intagliata a forma di zucca.

A chiudere questa passeggiata nei territori dell’estate oscura non poteva che essere la figura della strega, simbolo per eccellenza della notte dei morti, declinata però in una chiave solare e naturalistica con Weyward di Emilia Hart (Fazi, traduzione di Enrica Budetta). Attraverso tre linee temporali che intrecciano le vite di tre donne della stessa stirpe (nel 1619, nel 1942 e nel 2019), il romanzo racconta il legame viscerale con la natura, gli insetti e il potere della terra come strumento di riscatto contro la violenza maschile.
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