Con spirito di osservazione e stando attenti a non venire scoperti, infiltriamoci nel regno delle sette, seguendo la pista narrativa di sei opere che fin dal principio ci raccontano ciò che capiremo soltanto alla fine. Un’indagine al contrario che è forse l’unico modo per osservare le sette dall’interno, senza correre il rischio di restarvi del tutto imprigionati…

Dato per scontato il divieto di parlarne male (per chi ancora ne faccia parte), tutto ciò che sappiamo sulle sette è un racconto che procede a ritroso. Poiché trova nel suo stesso epilogo – una fuga, un’espulsione, un abbandono – il capitolo introduttivo da cui ha inizio la narrazione.

Non a caso, è proprio al momento della liberazione che diviene possibile riferire dell’accaduto; dissidente, adepto o fondatore, colui che è coinvolto in una setta conosce a menadito il suo funzionamento, ma potrà rivelarne i segreti soltanto una volta che ne sarà venuto fuori.

I libri sulle sette: un percorso di letture

In tal senso, è la forma testimoniale quella che meglio si addice all’argomento; e se in Unorthodox di Deborah Feldman la vicenda viene raccontata in prima persona dalla stessa protagonista (perché è la biografia – edita in Italia da Solferino – di una donna fuggita dalla comunità chassidica in cui è cresciuta), nel saggio Farisei, sadducei, esseni di Paideia lo studioso Günter Stemberger ricostruisce la storia delle principali sette giudaiche attraverso i testi antichi che per primi ce le descrivono. 

Ma come si riconosce una setta?

Impossibile dare una risposta univoca, tanto più che nel termine vengono ricompresi fenomeni diversi ma tutti riconducibili alla più ampia definizione di “culto”. Vale a dire quella particolare forma di aggregazione sociale per cui una comunità di individui si identifica attorno a una visione unica, il più delle volte “in contrasto o in esclusione rispetto agli ideali ortodossi” e alla “realtà accettata dalla maggioranza delle persone” (come scrive Jamie King nel suo Le società segrete e le sette più pericolose al mondo, Newton & Compton, traduzione di Daniele Ballarini).

Le società segrete e le sette più pericolose al mondo di Jamie King, immagine di copertina

Una distinzione, questa tra culto e setta, all’apparenza ridondante ma funzionale a sottolineare la sfumatura negativa che di solito caratterizza la dimensione settaria; già insita nell’etimologia latina di secta – che rimanda tanto al concetto di seguire (un capo carismatico) quanto a quello di recidere (i rapporti con l’esterno) – in epoca contemporanea essa si declina nei linguaggi delle detective story e della cronaca giudiziaria, dove spesso viene associata a episodi di fanatismo religioso o a correnti di pensiero estremiste. 

Il che ci conduce dritti al cuore della nostra rassegna letteraria: infiltriamoci dunque nel regno delle sette, seguendo la pista narrativa di sei opere, tra narrativa e memorialistica, che fin dal principio ci raccontano ciò che capiremo soltanto alla fine. Un’indagine al contrario, che è forse l’unico modo per osservare le sette dall’interno, senza correre il rischio di restarvi imprigionati.

Un narcisista per leader, Charles Manson ne La Famiglia di Ed Sanders

La famiglia. Charles Manson e gli assassini di Sharon Tate di Ed Sanders, questa è la copertina

A prescindere dalle valutazioni di carattere psicologico (poiché a volte si tratta di narcisi patologici se non anche di veri e propri criminali), al vertice della piramide c’è sempre qualcuno in grado di catturare le masse; che si tratti di un capo religioso, di un esponente politico o di un mental coach da milioni di follower, dietro un approccio da seduttore (e la promessa di un qualche vantaggio) il capo della setta nasconde spesso un proprio tornaconto personale. Da ottenere, costi quel che costi, facendo leva sulla fiducia dei suoi proseliti. Come ci insegna la storia di Charles Manson: artista fallito al centro di un’incredibile vicenda mass-mediatica (perché coinvolge il jet set americano come anche l’immaginario dei Beatles), il capobranco de La Famiglia di Ed Sanders (Feltrinelli, traduzione di Raffaele Petrillo e Silvia Rota Sperti) riunì in un ranch cinematografico una comune di un centinaio di persone circa. Che persuase a commettere una serie di omicidi (a sfondo apocalittico e per questioni razziali) ma in realtà motivati da un suo profondo moto di vendetta. Contro i privilegi dello star system hollywoodiano, che fin da giovane l’aveva fatto sentire un emarginato. 

La manipolazione degli asserviti ne Il giuramento di Jean-Christophe Grangé 

Il romanzo Il giuramento di Jean-Christophe Grangé

Di contro, vi è una propensione del seguace a lasciarsi manipolare dal suo stesso adescatore; emotivamente vulnerabile a causa di un trauma subito – che è pure il presupposto del rapporto di circonvenzione – la vittima si lascia irretire dal suo carnefice al punto tale da ravvisare in lui l’unica possibilità di salvezza (soprattutto nel caso di guru e santoni). Un’abilità, questa manipolatoria, che nessun altro incarna meglio se non la figura di Satana; al centro di un complotto che conduce sino alle alte sfere del Vaticano, il patto col Diavolo diviene il pretesto narrativo con cui la Setta degli Asserviti e dei Senza Luce induce i propri sottoposti a compiere sacrifici rituali quale obolo da pagare per essere ritornati in vita. Nel romanzo Il giuramento di Jean-Christophe Grangé (Garzanti, traduzione di Doriana Cormelati), infatti, tutti i membri sono reduci da un’esperienza di pre-morte e vengono da qualcuno suggestionati che a guarirli sia stato il Maligno in persona. Un complotto – ordito sulla fragilità degli adepti – che soltanto il comandante della Squadra Criminale Mathieu Durey riuscirà a sventare, una volta per tutte.

Le regole da rispettare ne Il Racconto dell’Ancella di Margaret Atwood

L'immagine di copertina de Il racconto dell'Ancella di Margaret Atwood

Per indebolire ancor più la capacità di autodeterminazione dei propri seguaci, l’ordinamento di ogni setta impone regole ferree da rispettare senza alcuna libertà di opposizione. Pena la cacciata dal gruppo (se non, nel peggiore dei casi, la morte). Una dinamica che Margaret Atwood racconta benissimo ne Il Racconto dell’ancella (Ponte alle Grazie, traduzione di Camillo Pennati). Ambientato nella distopica Repubblica di Gilead – una dittatura teocratica fondata sul fondamentalismo religioso – il romanzo bestseller descrive uno Stato post-apocalittico in cui le poche donne ancora fertili vengono assegnate a un’élite di Comandanti che le alleva (o le violenta) per mere finalità procreative. Tra i numerosi divieti imposti alle Ancelle, in particolare, quelli di lavorare e di leggere libri; private di qualsiasi cultura e prospettiva, crescono nella totale inconsapevolezza di sè, come se la sottomissione femminile fosse anche l’unica forma di esistenza possibile. Lo stesso che avviene all’interno di alcuni regimi totalitari – si pensi alla Corea del Nord – soprattutto nel caso delle seconde generazioni che non conoscono altra realtà se non quella della setta in cui abitano fin dalla nascita. A distanza di circa 30 anni, l’autrice completa la saga con I Testamenti (traduzione di Guido Calza).

L’isolamento (in senso opposto) per Backroom di Eleonora C. Caruso

Questa è la copertina del romanzo Backroom di Eleonora C. Caruso

L’unico modo per non subire l’influenza esterna (così come il controllo dell’autorità) è quella di relegare il gruppo nel più totale isolamento. Allontanati dalle proprie famiglie come pure dai loro stessi amici, è opportuno che gli adepti fraternizzano soltanto fra di loro, in modo che non vi sia altro punto di vista se non quello che gli impone il fondatore. Un argomento che il recente Backroom, Nutrimenti, sviluppa col significato opposto di disconnessione: riflettendo su quanto i social ci condizionino in tutto ciò che facciamo, Eleonora C. Caruso affida a un anonimo hikikomori (che nel romanzo fa il moderatore di professione) il progetto rivoluzionario di resettare il web per quindi riprogrammarlo dal principio. Un progetto di decrescita digitale che troverà attuazione grazie a una setta di soli millennial, riunita in un baglio siciliano ove è vietato collegarsi a Internet e si torni a condividere senza schermi come si faceva negli anni 90. Quando la Rete era ancora da scoprire e la creatività non subiva la pressione del giudizio, né dei like né degli haters. “Per almeno un decennio, internet è stato come un bar virtuale – quello delle “immense compagnie” di cui cantava Max Pezzali – per una moltitudine di giovani che lì stavano sperimentando nuove forme di relazione” così ci racconta l’autrice in una sua riflessione per ilLibraio.it: “(…) Non perché la realtà sarebbe migliore senza internet, ma il contrario: perché forse ricominciando da capo sapremo creare una realtà migliore, che sia all’altezza di internet.”

Una realtà che sfugge alle statistiche, La setta dei golosi di Giuseppe Pederiali

Il romanzo di Giuseppe Pederiali La setta dei golosi

Nonostante sia difficile censirle con precisione (poiché si camuffano da associazioni di altro tipo o continuano a cambiare nome) si ipotizza che nel mondo esistano decine di migliaia di sette. Ivi comprese quelle che appartengono alla letteratura; si va dall’organizzazione estremista dei Mangiamorte – che nella saga di Harry Potter combattono al fianco di Lord Voldemort per la supremazia del “sangue puro” – sino alla Setta delle ciambelle di Joe R. Lansdale, un noir del 2023 che, con sguardo ironico, esplora il panorama delle credenze ufologiche e delle profezie sulla fine del mondo. Di tutte, è però La setta dei golosi quella che ci piace di più; romanzo postumo di Giuseppe Pederiali (Garzanti), ci racconta la storia dell’Osteria della Fola, un’attività di famiglia che la cuoca Matilde Messi è orgogliosa di gestire assieme al vagabondo Jacopo. Ma si sa, il successo fa gola a tutti, e quando il ristorante viene preso di mira da un’oscura società segreta (che vorrebbe scoprire gli ingredienti della Sublime ricetta, quella che promette l’immortalità), ecco allora il sotto-genere culinario svilupparsi in un thriller mozzafiato sulla tradizione italiana e sulle leggende che da sempre la definiscono. Insomma, ce n’è per tutti i gusti.

L’ora X liberazione, La setta di Camilla Läckberg e Henrik Fexeus

La setta di Camilla Läckberg e Henrik Fexeus, un'immagine dalla copertina

Arrivati al termine della trattazione, abbandonare la setta rimane comunque il passaggio più difficile. Poiché richiede non soltanto la collaborazione dell’adepto – che spesso pone resistenza proprio in quanto è stato plagiato – ma soprattutto l’intervento dei reparti specializzati delle forze dell’ordine (come la Squadra Anti Sette della Polizia di Stato). Nei casi più disperati, invece, è sempre consigliabile contattare Mina Dabiri, la protagonista del giallo scandinavo La setta di Camilla Läckberg e Henrik Fexeus (Marsilio, traduzione di Laura Cangemi). In coppia investigativa con il profiler Vincent Walder, nel secondo libro de La Trilogia del mentalista, Mina verrà chiamata a investigare sulla sparizione di vari minori e in particolare di Ossian, un bimbo di tre anni prelevato dal cortile della sua scuola materna a Stoccolma. Che dietro ai rapimenti si nasconda l’organizzazione Epicura, questo il lettore lo scoprirà ben presto; quale legame unisca invece il passato della stessa Mina alla leader Nova, questo è un colpo di scena che davvero ci fa riflettere. Poiché ci comunica – seppure nella finzione narrativa – tutto il dramma che colpisce una famiglia quando uno dei suoi membri finisce risucchiato in una setta. Ma anche l’immensa gioia di riabbracciarsi, quando scocca l’ora X della liberazione.

E per chi nelle sette letterarie decidesse di restarci malgrado tutto, ecco allora una lista di romanzi che, sappiamo già come andrà a finire, vi isoleranno dal resto del mondo. Almeno per un po’:

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