Carla Fiorentino, autrice di “Cosa fanno i cucù nelle mezz’ore” e di “I tonni non nuotano in scatola”, torna in libreria sempre per Fandango con “Dallo scoglio si vede tutto”, una storia d’amore e di segreti. Su ilLibraio.it racconta com’è stato leggere la versione audiolibro del suo romanzo e ammette: “La lettura a voce alta ha per me un potere taumaturgico…”
In quanto direttrice editoriale di una casa editrice, la Emons Libri & Audiolibri, che ha iniziato il proprio lavoro proprio con la formula, vincente, dell’autore che legge se stesso, con nomi del calibro di Gianrico Carofiglio, Melania Mazzucco e Concita De Gregorio, quando è toccato a me non ho potuto che accogliere con entusiasmo la richiesta del mio editore.
Tutti gli autori che negli anni abbiamo intervistato per farci raccontare la loro esperienza in sala di registrazione, ne hanno sempre detto meraviglie. Trovarsi soli con le proprie parole in un contesto così organizzato ma, nello stesso tempo protetto, è risultato un momento catartico e rivelatore.
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“Leggendo i miei romanzi a voce alta ho ritrovato la misura del tempo” ha dichiarato Gianrico Carofiglio in un’intervista su Tuttolibri.
E così, armata dei miei migliori propositi e discretamente emozionata, sono partita per la sala di registrazione con la mia copia sottobraccio. Ora, va detto che non ero nuova all’esperienza della sala, perché avevo già registrato la prima puntata del mio podcast Forty, viaggio semiserio nei superpoteri dei quarantenni (uscito per Emons Record nel 2020 e diventato in seguito un libro per Fandango nel 2021), ma poi era scattata la quarantena e il resto del podcast mi era toccato registrarlo chiusa dentro l’armadio della mia camera, a detta degli esperti, il luogo più silenzioso della casa.
Ma il podcast è un’altra cosa perché nasce per essere letto a voce alta e non ha un progenitore di carta, o meglio non nel mio caso.
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Quel pomeriggio, sola, nel silenzio ovattato della cabina di registrazione, con le cuffie che mi stringevano la testa e lo strano microfono a forma di padella che mi fissava indagatore, mi sono sentita subito in soggezione. Ma poi la voce amichevole della regista è intervenuta in mio aiuto e mi sono lasciata andare.
Dopo la prima ora di lettura però mi sono venute le palpitazioni e uno strano sudore freddo ha iniziato a colarmi dalle tempie, nonostante la temperatura all’interno dell’abitacolo fosse perfetta. Tutto faceva pensare, per sentito dire non per esperienza personale, a una vera e propria crisi di panico.
Le mie parole, quelle parole sulle quali avevo passato tante ore china sullo schermo del mio portatile, che avevo letto e riletto nella mia testa e il cui peso, mi era parso, di aver misurato in modo certosino ora mi sembravano infilate a caso una dopo l’altra.
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Stoicamente sono andata avanti, cercando di non lasciar trapelare il mio sconcerto e soprattutto facendo enormi sforzi perché non si riverberasse nella lettura. Solo alla fine delle prime quattro ore di turno in cui, per paura di non trovare più il coraggio di rientrare, non ho abbandonato il microfono neanche per andare in bagno, mi sono concessa un lungo sospiro e ho rivolto qualche domanda alla regista. Era ancora sicura che fossi la persona giusta per leggere il mio audiolibro? Perché la mia lettura non mi era parsa all’altezza. Avevo proprio usato l’espressione “all’altezza” che vista la situazione mi era subito sembrata assai pretenziosa, ma la regista mi aveva sorriso serena e risposto che ero andata benissimo e che mi aspettava per il turno successivo.
Dopo una notte infernale, trascorsa a passare in rassegna tutti i modi possibili per punire la mia editor, colpevole di avermi permesso di pubblicare un libro così sciatto e senza verve, mi sono ripresentata in sala di registrazione per finire alla svelta. Per molti mesi ho fatto di tutto per tenermi alla larga dalla mia prodezza ma poi, una mattina d’estate, ho sentito una voce riempire la cucina materna e sulla soglia sono rimasta ad ascoltarla. Sulle prime non ho capito che fosse mia. Nascosta nel buio del corridoio mi sono ascoltata per una buona mezz’ora e nessuna delle terribili sensazioni che avevo provato in sala di registrazione era tornata ad aggredirmi.
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Qualcuno doveva aver cambiato il libro! Ormai, si sa, con i programmi e la tecnologia si può fare di tutto. Così ho scritto un messaggio alla regista pur sapendo che rischiavo di essere tacciata di mitomania, ma, come c’era da aspettarsi, la risposta ha confermato che si trattava della mia lettura, semplicemente ripulita nella postproduzione. È stato in quel momento che ho promesso a me stessa che la sala di registrazione non mi avrebbe mai più colto impreparata.
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Quando ho consegnato all’editore la bozza definitiva del mio nuovo libro Dallo scoglio si vede tutto, avevo già proceduto a leggerlo a voce alta diverse volte e ad attuare tutte le correzioni che il mio orecchio mi suggeriva. E così, arrivata in sala di registrazione con le mani sudate e tremolanti, ho superato il primo turno di quattro ore tutto d’un fiato, con il plauso della nuova regista che non credeva alle proprie orecchie. Avevo battuto tutti i record dei lettori professionisti, portando a conclusione la lettura in un tempo sorprendente.
Il tutto senza crisi di panico né pensieri omicidi. Ora posso dire anche io che la lettura a voce alta ha per me un potere taumaturgico, un potere simile a quello della ciabatta della mamma pronta a lanciarsi sul figlio di turno per punirne qualsiasi aberrazione.
L’AUTRICE E IL NUOVO ROMANZO – Una storia d’amore e di segreti: Carla Fiorentino torna con il romanzo Dallo scoglio si vede tutto (Fandango), che prosegue la serie ambientata a Carloforte. Vetta, giornalista romana sui quaranta, vive un momento di crisi con Federico, l’uomo con cui vive da molti anni. Così accoglie l’invito a un matrimonio che si svolgerà a Carloforte, Isola di San Pietro, nel sud della Sardegna. Lei sa bene che nell’isola ha trovato il suo altrove dove spera di convincere Federico a comprare una casa per rifugiarsi dalle insidie del quotidiano. Sarà anche l’occasione per reincontrare vecchi amici, ma soprattutto le darà l’opportunità, come nella migliore tradizione dei matrimoni, per fare nuove conoscenze…
Fiorentino è nata a Cagliari nel 1979. A 19 anni ha lasciato la Sardegna per studiare a Roma, dove si è laureata in Sociologia della letteratura e ha iniziato il suo viaggio nel mondo editoriale. Dal 2021 è la direttrice editoriale di Emons. Nel 2018 ha esordito con Che cosa fanno i cucù nelle mezz’ore e nel 2020 è uscito I tonni non nuotano in scatola. Nel 2020 ha realizzato Forty. Il podcast che ci rivela i superpoteri dei quarantenni (Emons Record) che è diventato un libro nel 2021.
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