Vendere o meno libri realizzati con l’intelligenza artificiale? Per un libro, quanta AI è ‘troppa’? E per autrici e autori, (l’AI) “è come il plutonio, letale anche in piccolissime quantità, o come il sale, che in piccole quantità può anche essere utile?”. Ecco alcune delle domande che si pone Michael Tamblyn, CEO di Rakuten Kobo, tra le realtà protagoniste (anche in Italia) nel mercato degli ebook, e che “l’anno scorso ha rifiutato il 45% dei libri auto-pubblicati…”. Il manager, ospite del Salone del libro di Torino, si interroga sul presente e il futuro dell’editoria digitale. Tra rischi (a partire dal copyright) e opportunità (“Manterremo gli esseri umani nel processo di selezione, ma l’AI può essere un consigliere su misura…”)

Come si devono muovere i negozi online davanti all’aumento di libri generati con il supporto (da valutare in quale misura) dell’AI? E quale sarà, più in generale, il futuro (prossimo) dell’editoria digitale e dell’universo ebook nel tempo dell’intelligenza artificiale? Quali sono i principali rischi? E le opportunità?

A dire il vero, in questo ambito le questioni in campo sono anche altre, a partire dal fatto che per un numero crescente di lettrici e lettori di ebook, come emerso da una recente ricerca di Amazon Kindle, la lettura sta diventando “sempre più discontinua“, “a causa di distrazioni e interruzioni” (e non pochi tendono ad abbandonare i testi che richiedono “troppo sforzo”).

“L’AI? Un consigliere letterario su misura”

Dal canto suo, Michael Tamblyn, CEO di Rakuten Kobo, tra le realtà protagoniste (anche in Italia) nel mercato degli ebook, è ben consapevole dei temi al centro del dibattito. A partire dall‘impatto dell’AI, che non ha solo aspetti critici. Può infatti smettere di essere “uno strumento di catalogazione” e può diventare “qualcosa di più ambizioso, un consigliere letterario su misura, capace di interpretare non solo ciò che abbiamo letto, ma ‘il modo’ in cui lo abbiamo fatto, il tipo di esperienza che stavamo cercando”.

Il manager ne ha parlato in un’intervista a Il Sole 24 Ore, in vista di un incontro che lo ha visto protagonista al Salone del libro di Torino.

Michael Tamblyn Ceo di Kobo

Michael Tamblyn lavora in Kobo sin dal 2009 e dal 2016 è CEO di Rakuten Kobo, una realtà oggi presente in 30 Paesi (e che vende libri digitali a lettrici e lettori presenti in 190 Paesi)

Vendere o meno libri realizzati con l’intelligenza artificiale?

Ospite al Lingotto, il CEO ha citato una recente riunione che ha avuto con il suo staff per discutere se vendere o meno libri realizzati con l’AI, visto l’aumento di opere che “sembrano essere state create con l’intelligenza artificiale, o con un notevole aiuto da parte di essa” (soprattutto tra quelle legate al servizio di self-publishing Kobo Writing Life).

“Quali libri dovremmo accettare? E quali dovremmo escludere?”, si sono chiesti nel team di Tamblyn.

Va ricordato, tra l’altro, che Kobo, al di là del tema AI, ha già un regolamento interno piuttosto stringente legato alle opere da proporre o meno al pubblico.

“Per un libro, quanta intelligenza artificiale è ‘troppa’?”

A Torino, il manager ha spiegato che nel corso della riunione sono emerse altre domande (“solo all’apparenza semplici”). Ad esempio: “Per un libro, quanta intelligenza artificiale è ‘troppa’?“; “se stabiliamo regola sull’IA, siamo poi in grado di farle rispettare?“; “in un mondo in cui l’IA è già presente, che tipo di libreria vogliamo essere?“.

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Stando a Michael Tamblyn, per i libri e gli autori, in sostanza, la principale domanda da porsi è: “L’intelligenza artificiale è come il plutonio, letale anche in piccolissime quantità, o come il sale, che in piccole quantità può anche essere utile?”.

“Kobo l’anno scorso ha rifiutato il 45% dei libri auto-pubblicati

Il Ceo ha dichiarato che “Kobo l’anno scorso ha rifiutato il 45% dei libri auto-pubblicati. Centinaia di migliaia di libri. Sia perché generati dall’AI quasi al 100%, sia perché pessimi“.

Ci sono però diversi casi in cui la decisione è più difficile, ad esempio quando si hanno davanti “saggi per cui gli autori si sono fatti supportare dall’AI“. Qui il discorso si complica.

ebook Kobo

A proposito di dubbi, Tamblyn ne ha citati diversi altri, sia legati a sospetti plagi e a possibili violazione del copyright, sia legati alla (“crescente”) difficoltà di far rispettare le regole stabilite, quando si parla di intelligenza artificiale (per il manager, tra l’altro, “il rischio di etichettare erroneamente un libro come realizzato con o senza l’IA è ancora troppo alto. E con esso, il rischio di danneggiare la carriera di un autore o di un’autrice”).

Tornando all’intervista al Sole, qui si ricorda che “i sistemi di raccomandazione della prima generazione erano fondamentalmente meccanismi di correlazione statistica: aggregavano comportamenti d’acquisto e ne estraevano schemi. Funzionavano, in un certo senso. Ma rispecchiavano il passato, non il lettore…”.

Per Tamblyn, “il paradigma della scoperta digitale si sta spostando dalla navigazione passiva alla connessione attiva e significativa… Vogliamo andare oltre il consumo guidato dalle classifiche, verso un ecosistema personalizzato che onori il viaggio unico del lettore“.

“Manterremo gli esseri umani nel processo di selezione”

Spiega ancora Tamblyn nell’intervista al Sole 24 Ore: “Dove gli algoritmi vedono solo punti dati e preferenze, noi cerchiamo la risonanza culturale e le connessioni che rendono la lettura un’esperienza profondamente umana“. Come? “Mantenendo gli esseri umani nel processo di selezione, individuiamo invece i nuovi autori che un algoritmo alla vecchia maniera non saprebbe notare, assicurandoci che i lettori vengano introdotti a ciò che è sfidante e inatteso”.

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