Lo scrittore Premio Strega è stato ricoverato a causa di una “grave depressione sfociata in una sindrome bipolare con fasi maniacali”. E ne ha parlato in un’intervista a Repubblica – I particolari
“In primavera e d’estate, senza un apparente perché, sono stato morso dalla depressione. Nelle scorse settimane invece, sceso dal mio rifugio sul Monte Rosa, ero in una fase bella e creativa. Un giorno mi sono accorto che il mio pensiero e il mio linguaggio acceleravano. Gli amici mi hanno fatto notare che facevo cose strane. Il 4 dicembre il medico ha disposto il Tso: trattamento sanitario obbligatorio“.
Non gira intorno alle parole, Paolo Cognetti. In un’intervista-confessione a Repubblica, lo scrittore premio Strega parla del ricovero a causa di una “grave depressione sfociata in una sindrome bipolare con fasi maniacali”.
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A 46 anni, l’autore del bestseller Le otto montagne (Einaudi) fa i conti con il periodo più difficile della sua vita, e decide di parlarne pubblicamente.
Al giornalista Giampaolo Visetti Cognetti spiega: “Nelle fasi maniacali si può perdere il senso del pudore, o quello del denaro. Io ho inviato ad amici immagini di me nudo e ho regalato in giro un sacco di soldi. Si sono allarmati tutti: c’era il timore, per me infondato, che potessi compiere gesti estremi, o che diventassi pericoloso per gli altri... Mi sono ritrovato sotto casa un’auto della polizia e un’ambulanza. Sono stato sedato: da inizio dicembre, causa farmaci, non ho fatto che dormire“.
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Quali le possibile cause di questo crollo? C’entra anche la gestione del grande successo del romanzo Le otto montagne: “Per imparare quasi a scrivere ho impiegato quarant’anni. Dopo il successo con Le otto montagne, una storia urgente e necessaria, mi sono chiesto: ‘E adesso cosa faccio?’. Non ho trovato una risposta convincente. Forse ho temuto che il mio massimo editoriale, con il Premio Strega, fosse stato toccato: la popolarità è spietata e ha un prezzo significativo”, riflette lo scrittore.
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Nell’intervista, ovviamente, si dà tanto spazio al tema della malattia mentale. Per Cognetti “depressione e disagio psichico sono un fiume carsico in piena, negato e ignorato per accreditare l’idillio di una società felice. Siamo obbligati ad apparire sani, forti e colmi di gioia. Io però sono uno scrittore: per me è tempo di alzare il velo della colpa che nasconde il dolore. Voglio dire semplicemente la verità, a costo di essere sfrontato”.
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Cognetti torna anche sulla scelta della vita in solitudine in montagna: “Mi sono illuso di poterlo fare. L’innamoramento è durato quattro anni: per due ho fatto il cameriere e mi sono sentito parte di una comunità. Poi, dopo che ho cominciato a camminare e a scrivere, l’umanità della montagna mi ha respinto… (…) Per me un bosco è tornato solo un bosco, un torrente solo un torrente, perfino un albero non mi ha detto più niente. Nel cuore è sceso il silenzio: la malattia è riuscire a vedere solo il lato apparente della realtà”.
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Fotografia header: paolo cognetti - foto di Mattia Balsamini