"L'estate per loro non è estate: è stare tre mesi tutti i giorni davanti al pc ad aspettare novità...". Enrico Galiano, prof e scrittore, su ilLibraio.it spiega perché, "se già scegliere di insegnare assomiglia più a un atto di coraggio, fare il precario nella scuola italiana è vero e proprio masochismo, che può essere giustificato solo da un amore incondizionato per l'insegnamento e per i ragazzi..."

L’estate per lui non è estate: è stare tre mesi tutti i giorni davanti al pc ad aspettare novità, decreti, circolari, calcolare graduatorie, punteggi, ore disponibili, salvo poi arrivare a settembre e scoprire che nella sua provincia ci sono solo due ore libere in un comune di montagna che ha più spazzaneve che abitanti. E naturalmente per quelle due ore ci sono circa trecento aspiranti prima di lui.

Poi inizia l’anno scolastico e dal pc il precario passa al cellulare, aspettando una chiamata come le Donne di Zucchero davanti a un telefono che non suona mai.

Due settimane in una classe, tre a casa, una in un’altra, poi ancora a casa, e così via per mesi e mesi, l’insegnante precario vive in una perenne situazione a metà fra libro Cuore e Kafka: non appena riesce ad ambientarsi, a creare un rapporto con gli studenti e i colleghi, il titolare di cattedra torna al suo posto e tanti saluti, cuori spezzati, scene madri di saluto, addii alle armi più struggenti delle carezze sulla testa di Astianatte sotto le porte Scee.

L’insegnante precario sa che per lui non esistono diritti inviolabili: lui, infatti, è fino ad avente diritto. Ti senti un po’ yogurt, a fare questa vita: sai che c’è sempre una data di scadenza.

L’insegnante precario impara molto presto una regola base: mai affezionarsi troppo. Bene, bravo: e chi ci riesce? Con quegli adorabili mascalzoni che un loro sorriso ha il potere di cambiarti la giornata? Neanche il cuore d’acciaio di Terminator riuscirebbe a rimanere insensibile, e così ecco che ben presto il suo paesaggio interiore si trasforma nella verde collina sopra Omaha Beach, piena di croci che sono sguardi, lezioni che non si potranno fare, temi che non si riusciranno a correggere.

La cosa paradossale del precariato, poi, è quell’assurdo per cui spesso fra gli insegnanti precari ci sono i prof e maestri più preparati, motivati e appassionati, solo che dato il nostro sistema di reclutamento non possono lavorare o devono farlo a singhiozzo. Nel frattempo una pletora di prof e maestri sfiduciati, stanchi, che sognano solo la pensione, sono lì ben saldi alla loro cattedra e non li schiodi nemmeno se per loro fare lezione equivale a “io leggo la Gazzetta e voi non fate casino”.

È un po’ come avere in squadra Ronaldo e Messi e lasciarli in panchina o farli entrare giusto cinque minuti ogni tanto. E intanto mettere in campo, insieme a tanti bravi giocatori, anche gente con la stessa agilità di Ronaldo, quello brasiliano, nella versione di oggi. Intelligente come mossa no?

Se già scegliere di insegnare assomiglia più a un atto di coraggio, fare il precario nella scuola italiana è vero e proprio masochismo, che può essere giustificato solo da un amore incondizionato per l’insegnamento e per i ragazzi.

Per cui, oggi e sempre, sia lode a tutti i precari: in una scuola che funziona non dovreste nemmeno esistere, perciò vi chiediamo tutti in coro almeno di resistere!

L’AUTORE – Enrico Galiano sa come parlare ai ragazzi. In classe come sui social, dove è molto seguito. Insegnante e scrittore classe ’77, Galiano, dopo il successo di Eppure cadiamo felici Tutta la vita che vuoi, torna in libreria, sempre per Garzanti, con Più forte di ogni addio, un romanzo che mostra perché ogni momento è importante. Soprattutto quello in cui dire alle persone che amiamo cosa significano per noi.

Qui tutti gli articoli scritti da Galiano per ilLibraio.it.

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