Stefano D'Andrea su ilLibraio.it racconta il suo percorso di avvicinamento alle lettura durante l'adolescenza, e svela quanto autori come Salinger o Cortàzar abbiano giocato un ruolo importante nella sua formazione. Non solo: ai ragazzi di oggi consiglia romanzi come Febbre a 90° di Nick Hornby e...

di Stefano D’Andrea
(in libreria con La vita è una pizza, Corbaccio)

Quando avevo 14 anni leggevo tantissimo. A distanza di trent’anni, mi chiedo ancora se fosse un bel sintomo di crescita o un sottile segnale di disagio, asocialità e introversione. Forse tutt’e due, ma sono contento di averlo fatto, ho imparato tanto. Il mio percorso accidentato passava da un’inevitabile avversione verso tutto ciò che arrivava da scuola e da casa, per indirizzarmi verso gli scaffali di luoghi deputati alla lettura nel mondo dei grandi: librerie e biblioteche. Lì mi lasciavo affascinare dalle copertine e dai titoli e mi concentravo sulle autobiografie di personaggi famosi, che rispondevano alla domanda “Com’è la vita quotidiana di un eroe?”, e su William Shakespeare che ho letto senza dirlo a nessuno e mi descriveva l’amicizia, i pericoli del denaro e del potere, l’amore e il senso dell’umorismo, come nessuno avrebbe potuto fare.

Leggevo anche i fumetti della Marvel. Poi, un giorno, ho cominciato a guardare nella libreria dei miei genitori dove sapevo che c’era solo roba noiosa, perché loro sono i miei genitori e quindi sono noiosi. Un pomeriggio in cui ero solo in casa ho aperto un libro di un tale D.H Lawrence perché aveva una copertina invitante. Era L’amante di lady Chatterley. Ero pieno di brufoli eppure in quella settimana di pomeriggi da solo riuscii a capire, nello stesso momento, cosa fossero la sensualità e il romanticismo. Di fianco a dove prendevo Lawrence c’era un libro dalla copertina bianca, era Il giovane Holden di J.D Salinger che sembrava descrivesse me, i miei insegnanti e mia sorella, e ho pianto. E dall’altra parte ho trovato i Racconti di Julio Cortàzar. Il primo  si chiamava L’ingorgo e fu fantastico scoprire che descriveva esattamente quel che pensavo di quei pazzi che si mettono in autostrada per andare tutti nello stesso posto, d’estate o nei weekend. Allora i miei genitori leggevano roba buona, pensai, allora non erano scemi completamente. Fu una sorpresa abbagliante.

Stamattina ho guardato la classifica dei libri più letti dai giovani. Ho trovato moltissimi romanzi che parlano d’amore. Credo che siano letture femminili, testi scritti da donne. Io se dovessi consigliare un libro a qualcuno potrei parlare solo a un maschio. A un ragazzo di oggi, per l’estate 2015, vorrei consigliare ancora Shakespeare, Salinger e Cortàzar ma, siccome non mi darebbero retta come io non avrei dato retta a qualcuno che me li avesse consigliati trent’anni fa, penso che sceglierei tre titoli più attuali, i seguenti:

– Febbre a 90° di Nick Hornby, perché un mondo fatto di calcio, amicizie, musica e donne è possibile e anche umano.

– Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon, che è scritto nell’inglese pulito semplice e sincero di un quindicenne affetto da un disturbo comportamentale detto morbo di Asperger (odia essere toccato, ha difficoltà a comprendere gli esseri umani, non sopporta il marrone e il giallo, vuole che tutte le cose siano messe in fila se no sta male) che io lo considero anche il miglior testo esistente per imparare l’inglese (The Curious Incident of the Dog in the Night-Time).

– Mi ammazzo, per il resto tutto OK di Ned Vizzini perché, adulti o ragazzini, siamo tutti matti, e ciò fa ridere.

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