Un anno scolastico, una società rigidamente divisa in classi, tre bambine che non tollerano le ingiustizie e una maestra davvero insopportabile: abbiamo riletto "Ascolta il tuo cuore" di Bianca Pitzorno, il racconto della quarta elementare di Prisca, Elisa e Rosalba nella Sardegna del Dopoguerra. Un successo che resiste anche a distanza di anni perché ogni bambino, per crescere, deve confrontarsi con il mondo e accettarne limiti e conseguenze... e ascoltare il proprio cuore per imparare a leggerne le emozioni

“Prisca si agitava sul banco come un’anguilla. – Ascolta il mio cuore! – bisbigliò afferrando la mano di Elisa e premendosela sul petto – Sta per scoppiare.”

Il battito del cuore di Prisca è il termometro di tutte le sue emozioni e campanello di allarme per le altre due protagoniste: Elisa e Rosalba. Il cuore di Prisca batte all’impazzata per l’indignazione, per la felicità, per le ingiustizie, per la vergogna: tutte le emozioni che una bambina di quarta elementare può provare nel corso di un anno scolastico, specie se costretta a sopportare una nuova, terribile maestra.

Ascolta il mio cuore

Con Ascolta il mio cuore (la prima edizione, Mondadori, è del 1991) Bianca Pitzorno ci porta indietro nel tempo, in una classe elementare di un paesino sardo, nell’Italia del secondo Dopoguerra, quella del 1949-50. Qui le nostre tre protagoniste, Prisca, Elisa e Rosalba devono fare i conti con i problemi delle scolare della loro età: primo fra tutti una classe divisa in tre gruppi di allieve (ahimè tutte bambine), i “Maschiacci”, (di cui ovviamente fanno parte i tre personaggi principali), i “Conigli” e le “Leccapiedi”,  che non perdono occasione per fare battute cattive contro chiunque non sia ritenuto al loro livello. E poi i compiti, gli esami e una nuova maestra davvero insopportabile. Quando la maestra Argia Sforza, buona con le bambine di famiglie benestanti ma cattiva e sprezzante con quelle di classe inferiore, se la prende con le uniche due bambine povere della classe, Adelaide e Iolanda, umiliandole davanti a tutta la classe fino a farle espellerle, le tre protagoniste decidono di vendicarsi. Le bambine progettano di provocare la maestra fino a farle perdere le staffe, così da costringerla a trattare anche una di loro come ha trattato Adelaide e Iolanda. Elisa, Prisca e Rosalba sperano così di suscitare una forte reazione nelle loro famiglie… ma il mondo dei grandi ha logiche molto diverse da quello dei bambini!

Sullo sfondo un’Italia sconvolta dalla guerra che cerca di rimettersi in piedi, una città rigidamente divisa in classi, dove genitori e figli non perdono l’occasione per vantare le loro ricchezze o le loro origini nobili. E poi i rapporti tra figli e genitori, come quelli di Prisca che la vorrebbero come una vera “Leccapiedi” e devono invece accettare una ragazzina intelligente, che pensa con la propria testa e intollerante alle ingiustizie.

Unico sfogo di Prisca: i racconti che scrive, a scuola o a casa nelle sue agende. Qui la realtà viene ribaltata e la piccola scrittrice si vendica di tutte le ingiustizie che vede nel mondo, specie di quelle commesse dalla maestra Argia (sempre presente sotto vari, divertenti pseudonimi).

E ancora: una storia d’amore tenuta nascosta fino al matrimonio, una possibile lite tra fratelli per una donna, l’amore di Prisca per lo zio di Elisa, Leopoldo, e la sua gelosia per chiunque gli stia troppo vicino: tutte queste storie si intrecciano e sono viste e raccontate dalla voce di tre bambine, che a volte travisano quello che vedono, dando vita a divertenti malintesi.

A partire dal titolo e dalla struttura, è evidente che l’autrice ha in mente un modello letterario ben delineato: il libro Cuore di Edoardo De Amicis. La stessa Pitzorno ha ammesso che l’ispirazione è nata da quella lettura fatta da bambina. Ma, come si legge sul sito dell’autrice, “le vicende del libro erano raccontate dal punto di vista degli adulti. Era sempre suo padre che diceva a Enrico: -“Devi commuoverti, devi vergognarti, devi ammirare, devi pentirti”. Come se le emozioni dovessero essere insegnate e non nascessero mai spontanee nell’animo del ragazzino”. Qui invece la storia è raccontata dalle bambine, già capaci di provare emozioni e di ribellarsi di fronte alle ingiustizie.

Ascolta il mio cuore è uno dei libri più noti di Bianca Pitzorno e la stessa scrittrice ricorda che “nel 2000 Il Giornalino, pubblicazione per ragazzi edita dalla San Paolo, fece un sondaggio. I giovani lettori dovevano scegliere, da una lista che ne comprendeva una quarantina, quello che secondo loro era ‘il libro del secolo’. Ascolta il mio Cuore risultò terzo, dopo Il Giornalino di Giamburrasca e Il diario di Anne Frank”.

Un successo che accompagna questo libro anche a distanza di oltre vent’anni: il racconto degli anni belli e difficili delle scuole elementari sembra affascinare anche i bambini delle generazioni successive. Perché ogni bambino, per crescere, deve confrontarsi con il mondo e accettarne limiti e conseguenze… e ascoltare il proprio cuore per imparare a leggerne le emozioni.

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