Non è la prima volta che Umberto Eco prende posizione su internet. E anche in questo caso, un suo (duro) intervento sul tema sta facendo discutere. In rete e non solo... Tra l'altro, da Jonathan Franzen a Walter Siti, negli ultimi anni non sono mancate le critiche d'autore ai social. Nel caso specifico, per lo scrittore Francesco Pecoraro Eco "dimentica l’imbecillità dei media, dimentica la manipolazione delle notizie che ogni giornale o rete televisiva opera quotidianamente a favore della propria parte politico-economica..." - Lo speciale

Non è la prima volta che Umberto Eco prende posizione su internet. E anche in questo caso, un suo (duro) intervento sul tema sta facendo discutere. In rete e non solo…

Un passo indietro. A Torino, nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale, ieri Eco ha ricevuto dal rettore Gianmaria Ajani la laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei media”. Ma a far parlare e a dividere, come detto, sono state le sue dichiarazioni sui social network, che per il professore “danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima  parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività”. Per uno degli autori italiani più noti all’estero questi “imbecilli” prima “venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel”. Come riporta La Stampa, Eco ha argomentato: “La tv aveva  promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di  verità”.

Eco non è il solo autore critico nei confronti dei social network (si pensi alla posizione di Jonathan Franzen su Twitter, che “è stupido e crea dipendenza”). Nel giugno 2013, per fare un altro esempio, un altro importante scrittore, Walter Siti, nel corso di un intervento pubblico, a proposito dei social network dichiarò: “Sono l’espressione più subdola del potere. La censura si verifica quando si nega l’accesso alla parola, ma anche quando se ne concede un eccessivo diritto, come avviene sul web, dove non si proibisce la possibilità di esprimersi, ma la parola cade in una massa di informazioni lasciando il tempo che trova. Sui social network tutti gridano, ma nessuno ascolta. La società è sempre di più omologata, oggi c’è un’enorme colata di omogeneità e dire una parola contro questa colata è impossibile. Ed è sempre più difficile essere controcorrente”. Siti probabilmente tornerà su questi temi nella lezione che terrà  il 18 giugno a Milano, alla Pinacoteca di Brera (dal titolo “Servi e signori. Il futuro dei media”) in occasione del festival “Officina Expo” (qui i dettagli).

ilLibraio.it ha chiesto allo scrittore Francesco Pecoraro (La vita in tempo di pace, Ponte alle Grazie), molto presente su Facebook, di commentare le parole di Eco: “Depreca l’informazione orizzontale, secondo lui ‘piena di imbecilli’, a favore dell’informazione verticale, cioè di quella filtrata dai media, dai giornali, un tempo dai partiti. Ma riconosce che, senza la rete di libera comunicazione civile consentita da internet, non avremmo avuto né la Primavera Araba, né i sommovimenti turchi, né il M5S, che, nel bene e nel male, costituisce un momento importante di protesta politica, eccetera. Eco ammette la novità e la rilevanza della rete, ma gli dà fastidio la credulità plebea con cui si fa circolare falsa o manchevole informazione. Dimentica l’imbecillità dei media, dimentica la manipolazione delle notizie che ogni giornale o rete televisiva opera quotidianamente a favore della propria parte politico-economica. Imparare a leggere i giornali è importante come imparare a muoversi in rete. Perché da nessuna parte si sfugge alla manipolazione, alla falsità, all’imbecillità: in digitale o cartaceo che sia”.

Per finire, tre segnalazioni: un capitolo dell’ultimo libro  (Notizie che non lo erano, Rizzoli) del direttore del Post Luca Sofri è dedicato proprio a Umberto Eco e ai suoi punti di vista sul web (qui i dettagli).

Da leggere anche (su La Stampa), il commento di Gianluca Nicoletti, critico nei confronti del professore: “Non si produce pensiero nella cultura digitale se non si accetta di stare gomito a gomito con il lato imbecille della forza”.

E se Umberto Eco avesse “ragione”?, si chiede Mario Tedeschini sul suo blog.

Infine, un post Facebook di Loredana Lipperini (“Nè con Eco nè con gli antiEco…”), autrice (con Giovanni Arduino) del saggio Morti di fama. Iperconnessi e sradicati tra le maglie del web (Corbaccio). Un libro che varrebbe la pena riprendere anche per capire meglio questa polemica.

Umberto Eco, Eco

AGGIORNAMENTO (del 12 giugno): Umberto Eco: il video integrale del discusso intervento sui social network 

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