Dopo più di trent'anni esce il quarto volume della storia della sessualità di Michel Foucault (1926 - 1984), "Le confessioni della carne", l'ultimo avamposto del suo pensiero. Il filosofo, uno dei più importanti del '900, ci offre uno strumento di analisi per capire l'origine dell'uomo e del desiderio. Senza risentire del tempo passato, l'opera del pensatore francese è una lettura che si inserisce con continuità nel presente, interrogandosi sui rapporti uomo-donna e su cosa significhi la libertà sessuale nella nostra società - L'approfondimento

Nel 1984 Michel Foucault, uno dei filosofi più determinanti del ‘900, muore, lasciando incompiuta la sua opera più ambiziosa: una storia della sessualità in grado di portare alla luce l’origine dell’uomo e del desiderio.

In vita riuscì a pubblicare i primi tre volumi:  I – La volontà di sapere; II – L’uso dei piaceri e III – La cura di sé; mentre la bozza del quarto volume, Le confessioni della carne (Feltrinelli, traduzione di Deborah Borca), è rimasta chiusa nei cassetti della casa editrice francese Gallimard per più di trent’anni. Un’esitazione comprensibile, dato che il volere dell’autore era proprio quello di non pubblicare l’opera dopo la sua scomparsa, un po’ come successe con Kafka, che lasciò scritto in una lettera all’amico Max Brod di bruciare tutti i suoi diari, manoscritti e lettere. Ma cosa ne sarebbe oggi della letteratura se Brod non avesse tradito il volere dell’amico?

In generale, la storia dell’editoria è piena di casi di pubblicazioni postume, grazie alle quali oggi possiamo leggere alcuni capolavori della letteratura come Il processo di Franz Kafka, 2666 di Roberto Bolaño, Il libro dell’inquietudine di Pessoa, Il re pallido di David Foster Wallace e le poesie di Emily Dickinson, ma anche opere di filosofia come le Ricerche filosofiche di Ludwig Wittgenstein.

Michel Foucault Le confessioni della carne

Le confessioni della carne, di recente tradotto in italiano dopo un anno dalla sua uscita in Francia, si inserisce coerentemente in questo filone di sorprendenti estensioni post mortem, confermandosi come ultimo e importante avamposto del pensiero foucaultiano.

“Non ho voluto fare una storia di comportamenti sessuali nelle società occidentali, ma trattare un problema molto più austero e circoscritto: in che modo questi comportamenti sono diventati oggetti di sapere, come cioè, per quali vie e per quali ragioni sia organizzato questo campo di conoscenza, che con una parola chiamiamo sessualità?”

Nelle intenzioni iniziali di Foucault il progetto in sei volumi sulla storia della sessualità si sarebbe dovuto interamente concentrare sulla vita dell’uomo moderno, in modo da offrire uno strumento di analisi su ciò che è il prodotto della sessualità contemporanea, al centro di una costante narrazione che trova nel rituale della confessione cristiana il suo primo centro di diffusione. È infatti nell’invito coercitivo cristiano a tradurre in parole i propri desideri e la propria pulsione sessuale che comincia a crearsi progressivamente una vera e propria scientia sexualis, ovvero un interesse pervasivo per il sesso, che diviene oggetto di studio in medicina, sociologia, psicanalisi, psichiatria, pedagogia, demografia e in molte altre discipline.

La sessualità non è altro che un dispositivo di potere che è apparso, negli ultimi secoli, per disciplinare il corpo, non solo individuale, ma anche sociale; una forma di controllo economica e produttiva che non passa solo per la censura, ma anche per tutti i discorsi atti a descrivere la propria vita e inclinazione sessuale.

Come direbbe Foucault, un’esplosione discorsiva che ci ha abituati a pensare alla storia della sessualità come a una crescente repressione, e che ci porta a parlare continuamente di sesso facendoci sentire pericolosamente in rottura con il momento storico che viviamo e ci dipinge come sovversivi, aspettando la promessa di un ipotetico futuro di libertà sessuale.

Foucault vuole mettere l’accento su come il discorso sul sesso, il bisogno continuo di nominarsi, definirsi e regolamentarsi, non sia altro che una forma di strumentalità da parte del potere, concetto a cui il filosofo si è dedicato lungo tutta la sua vita, e che si potrebbe brevemente spiegare come qualcosa che non qualifica una persona o un’istituzione, ma è definibile unicamente come relazione.

Foucault, però, scopre presto che per essere completa la sua ricerca ha bisogno di un percorso a ritroso e, attraverso un’archeologia del sapere – così il filosofo definiva il suo gesto di ricerca – decide di studiare l’etica sessuale nel Medioevo e nell’antichità.

Ne Le confessioni della carne il filosofo francese non fa altro che continuare le indagini dei precedenti volumi affrontando l’esperienza cristiana attraverso i temi di lussuria, verginità, matrimonio, penitenza e battesimo, a partire dai Padri dei primi secoli (II-V secolo), tra i quali Clemente d’Alessandria, Tertulliano, fino ad arrivare a Sant’Agostino.

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“Con l’arrivo del cristianesimo non si è passati da un codice tollerante nella sessualità a un codice rigoroso, restrittivo e repressivo. […]  la costituzione di un codice sessuale, organizzato attorno al matrimonio e alla procreazione, è stato in gran parte iniziato prima del cristianesimo, fuori di esso, accanto a esso”.

In pratica viene smentita la credenza per cui la religione cristiana ha agito reprimendo una presunta libertà sessuale precedente. Il cristianesimo ha avuto piuttosto un ruolo innovatore dando all’atto sessuale un posto centrale nelle sue riflessioni, senza però appesantire le proibizioni del sistema precedente. Il matrimonio cambia funzione, non è più solo strumento di procreazione, ma la riproduzione simbolica del legame tra Cristo e la Chiesa.

Senza risentire del tempo passato, Le confessioni della carne è una lettura che si inserisce con continuità nel presente, riprendendo il discorso iniziato nel 1976, e offrendo anche nuovi strumenti per la comprensione dei rapporti uomo-donna e di cosa significa la libertà sessuale nella nostra società.

Si capisce come questo grande sforzo di riordino e analisi attorno alla sessualità, a partire da un’indagine indietro nel tempo, sia un bisogno non ancora esaurito che anzi, a fianco di molti movimenti contemporanei che popolano le piazze, ha necessità di affinare i suoi strumenti per interrogare di continuo tutte quelle categorie di identità (come per esempio “essere donna” e “essere uomo”) che ci definiscono e mettono in gioco una relazione di potere.

La sessualità oggi è uno dei nodi fondamentali nelle politiche produttive del potere, che ci spinge a etichettare di continuo il nostro orientamento e i nostri gusti, a raccontare le nostre esperienze per dirci liberi.

Ma in questo modo siamo davvero liberi sessualmente? Definirci di continuo non è forse un’altra forma di assoggettamento?

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