Una storia di “fantasmi, amicizie impossibili e segreti dimenticati”. Ecco un estratto da “Il mio migliore amico è un fantasma”, il nuovo romanzo per ragazze e ragazzi di Enrico Galiano, che si rivolge ai più giovani (e a “tutti quelli che almeno una volta si sono sentiti invisibili”)

Il mio migliore amico è un fantasma, in uscita per Salani (illustrazioni di Stefano Tambellini), non è il debutto di Enrico Galiano nel mondo dei libri per bambini e ragazzi (lo scrittore e insegnante di Pordenone, classe 1977, ha già pubblicato, e con successo, La società segreta dei salvaparole e L’incredibile avventura di un super-errore) ma, per la prima volta, l’autore di romanzi molto amati come Eppure cadiamo felici e Geografia di un dolore perfetto, entrambi proposti da Garzanti, entra nei territori dell’horror, rivolgendosi ai più giovani (e a “tutti quelli che almeno una volta si sono sentiti invisibili”) e firmando una storia di “fantasmi, amicizie impossibili e segreti dimenticati”.

Il mio migliore amico è un fantasma

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La trama di Il mio migliore amico è un fantasma 

I fantasmi, si sa, non si vedono e non si sentono. Ma hanno una caratteristica poco nota… possono diventare i migliori amici di sempre.

Lilla, la protagonista del libro, sta cercando di sopravvivere al problema-bocciatura quando nell’enorme villa di famiglia iniziano a verificarsi fatti bizzarri e sospetti. Poi, all’improvviso, Nilo spunta nella sua soffitta: ha l’abitudine di scrivere sui muri e fare domande indiscrete e, soprattutto, sembra sapere cose che nessuno dovrebbe sapere…

Mentre Lilla tenta di capire chi sia davvero il nuovo arrivato, un enigma molto più grande richiede la loro attenzione. Misteri antichissimi si mischiano infatti con un’indagine ancora irrisolta, con segreti in agguato nei posti più impensabili e con una storia d’amore e riscatto nascosta da più di cent’anni. Ci sono infiniti modi di essere invisibili e parlare con le persone in carne e ossa può essere davvero complicato… specialmente quando la verità è più impensabile di qualunque fantasia.

Galiano, scrittore e docente molto attivo sui social (e da anni collaboratore del nostro sito), già autore di libri come L’arte di sbagliare alla grande, Una vita non basta (Garzanti) e il recente Il cuore non va a dormire (Einaudi Stile Libero), firma “una storia in cui niente è mai quello che sembra, in cui la protagonista impara che, a volte, le cose e le persone più importanti sono proprio quelle che nessun altro riesce a vedere…”.

“Una storia dolorosa, paurosa e tanto comica…”

Come ha spiegato lo stesso Galiano, il libro nasce, tra le altre cose, “dal sogno di riuscire a far leggere libri anche quei ragazzi che i libri non li vogliono vedere neanche in foto“. Si tratta di “una storia dolorosa, e paurosa, ma tanto paurosa, e comica, anche, sì, tanto comica, volevo provare a metterci tutto dentro, la suspense insieme alla tenerezza, l’orrore insieme alle risate, per dare a chi la leggerà la possibilità di sentire tutto, senza sconti, senza scivoli gommosi, senza tartan ad attutire i colpi”.

Quanto alla fascia d’età, quella consigliata è dagli 8 ai 13 anni, “ma è un libro scritto anche per tutti quegli adulti che, con certi draghi, convivono da così tanto tempo da aver quasi dimenticato che si possono sconfiggere”.

Su ilLibraio.it, per gentile concessione della casa editrice, proponiamo un estratto:

I SETTE ‘MH’

Avete presente quel gioco dove devi dire le cose che ti piacciono e quelle che non ti piacciono?
Ecco: a me piacciono cose che di solito non piacciono a nessuno, tipo i broccoli, i film in bianco e nero e le giornate di pioggia.
Invece non sono una grande fan di quelle cose tipo i trucchi, i vestiti e le scarpe: mai messo un lucidalabbra in tutta la mia vita, o dei brillantini, o cose così. Solo lo smalto, lui sì: quello nero, e dovreste vedere che bel contrasto con le mie dita bianche, anche se mio papà non è d’accordo perché ha paura che mi rovini le unghie. Ma lui ha paura un po’ di tutto, e quindi non fa testo.
Poi c’è un’altra cosa che non mi piace per niente. Un edificio, per essere precisa. Di solito è grigio, un po’ consumato dal tempo, tutto squadrato. Non so se l’avete mai sentito nominare: si chiama scuola.
Sì, a scuola ho qualche leggero problemino a fare quella cosa che in teoria sarebbe il mio dovere fare, e cioè andare bene. O anche solo decentemente.
Se ‘Interessarsi di cose che non interessano a nessuno’ e ‘Scienza e tecnica del fissare il soffitto’ fossero materie scolastiche, io sarei una studentessa modello. Da albo d’oro.
Da applauso in piedi. Da preside che mi consegna una coppa e dice: «Camilla Foscaluce Venturi, lei ha portato il fissare il soffitto a livelli mai raggiunti prima da un essere umano».
Nel mondo reale, invece, io a scuola faccio piangere. Il mio problema più grande è questo: mi annoio. Tanto.
Tantissimo. Tantissimissimo.

E quando mi annoio il mio cervello in classe funziona un po’ come Fiaba quando deve scegliere fra la sua cuccetta morbida, costosa e comprata apposta per lei, e una scatola di cartone qualsiasi. Vince sempre la scatola. Ci si infila dentro e non vuole più uscire.
Nel paragone, la cuccetta sarebbe stare attenta, ascoltare, prendere appunti e tutte quelle cose lì che dovrei fare.
La scatola di cartone è tutto il resto.
Perché io mi chiedo: ‘Come fai a concentrarti su una cosa sola, quando al mondo ce ne sono almeno un milione più interessanti?’
Per dire.
La prof di matematica spiega le frazioni, mostra il disegno di una torta divisa in otto fette, e io mi domando:
‘Ma che torta è? Crostata? Cheesecake? Torta della nonna? E se è la torta della nonna, perché si chiama così anche se la fa, che ne so, tua zia?’
Oppure.
Il prof di scienze parla della fotosintesi, e io penso che invidio un sacco le piante, che quando hanno fame prendono un po’ di luce e se la trasformano in cibo. Geniale. Economico. Pulito. Se io potessi fare la fotosintesi, passerei le giornate stesa al sole a produrre patatine.
E così per tutte le materie, nessuna esclusa.
Ecco perché la telefonata della scuola non arrivò proprio come un fulmine in mezzo al salotto. Diciamo più come un fulmine che stavo aspettando, ma facendo finta di niente.

(continua in libreria…)

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Fotografia header: Enrico Galiano, foto di Yuma Martellanz

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