Arlene Heyman con "Il buon vecchio sesso fa paura" scrive della sua generazione, donne e uomini che sanno dove si trova la clitoride, fanno bambini a quarant'anni, viaggiano per l'Europa a settant'anni e non hanno paura del sesso, neanche da vecchi. Né tantomeno durante la malattia, come ci racconta in "Ballando con Matt". L'autrice, con questa raccolta, sembra voler dare al lettore, qualsiasi sia la sua età, le chiavi per entrare nel mondo di cui lei è parte: un universo di professionisti, artisti e intellettuali newyorkesi che hanno vissuto la rivoluzione sessuale...

Arlene Heyman esordisce a più di settant’anni con la raccolta di racconti Il buon vecchio sesso fa paura (Einaudi, traduzione di Anna Nadotti), sette storie che ruotano attorno alle relazioni di coppia.

Psichiatra e psicoterapeuta, Heyman mette in campo le sue competenze nello scandagliare l’animo e la psiche e racconta momenti di quotidianità di coetanei over settanta accomunati dalla provenienza geografica, sono quasi tutti newyorkesi, e dall’appartenenza alla classe borghese. Nei suoi racconti infatti scrive di medici, artisti, studiosi…

Con la penna Heyman squarcia il velo di pudore che impedisce di vedere il corpo che invecchia per quello che è: un corpo, per l’appunto, con desideri e appetiti. Fin dal primo racconto, Gli amori della sua vita, ci mette davanti a un’intimità di coppia fatta di Viagra, lubrificanti e medicinali da inserire in vagina per contrastare l’assottigliamento dei tessuti. Perché la generazione di Heyman è quella che ha vissuto la rivoluzione sessuale e non sembra volersi rassegnare alla pace dei sensi. Anzi, il corpo che invecchia è descritto senza filtri né vergogna.

Un lungo racconto, L’amore con Murray, prende spunto dalla biografia dell’autrice. Il testo è dedicato a Bernard Malamud, scrittore americano con cui Heyman ha avuto una relazione a soli diciannove anni, quando era sua studentessa al Bennington College. Nell’opera Heyman ripercorre la relazione tra una studentessa aspirante pittrice e un famoso artista, di 28 anni più anziano (la stessa differenza di età tra la scrittrice e Malamud), geloso dei flirt della ragazza con i suoi coetanei. A confronto il corpo giovane della donna e quello fibroso e rinsecchito dell’uomo alla soglia dei cinquant’anni, ma soprattutto l’educazione sessuale e sentimentale di due generazioni diverse. Tanto la ragazza è spensierata e disinibita, tanto lui è impacciato e pudico.

C’è anche una storia ambientata nel 1983, in una famiglia “moderna”: Lottie e Jake hanno quarant’anni e un matrimonio fallito ciascuno, da cui sono nate due figlie, e hanno insieme due bambini piccoli. Come ogni estate Lottie sta lavorando a un esperimento, ma rischia di mettere in pericolo uno dei suoi bambini.

Il rapporto tra genitori e figli è un tema che sembra stare a cuore a Heyman che lo affronta sia dal punto di vista delle madri che da quello dei figli, in particolare in Happy island, dove un medico di mezza età fa visita alla anziana madre ricoverata in una casa di cura. E in Chiamata notturna, in cui un altro medico deve nascondere le scabrose circostanze in cui il padre, anche lui medico, è morto.

Arlene Heyman nei suoi racconti dà voce alla sua generazione, donne e uomini che sanno dove si trova la clitoride, fanno bambini a quarant’anni, viaggiano per l’Europa a settanta e non hanno paura del sesso, neanche da vecchi. Né tantomeno durante la malattia, come ci racconta in Ballando con Matt. L’autrice, con questa raccolta, sembra voler dare al lettore, qualsiasi sia la sua età, le chiavi per entrare nel mondo di cui lei fa parte.

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