"Ogni volta che escono i risultati dell'Invalsi, ogni volta che qualche ricerca evidenzia le molte difficoltà del nostro sistema scolastico, apriti cielo: tutti che si sentono autorizzati a entrare a gamba tesa, scrivere editoriali sui giornali, lanciare strali contro questa classe insegnante ormai inadeguata, questi ragazzi che ormai pensano solo ai cellulari e signora mia che male che siam messi...". Su ilLibraio.it l'amarezza di Enrico Galiano, insegnante e scrittore

Immaginate la scena: c’è un uomo ferito in una stanza, sta male, febbre a 40°, delira. Parenti e amici sono nel panico, non sanno cosa fare, e intanto, uno a uno, entrano nella stanza alcune persone. Per primo un editorialista di un giornale nazionale: «So io cosa bisogna fare: qui bisogna operare!».

Poi arriva un famoso psicanalista: «Sì, ma io lo so qual è l’organo da asportare!».

Poi ancora una scrittrice bestseller: «Be’, c’è da dire che una volta la gente non si ammalava così!»

E avanti così, tutti che entrano e sentono di dover dire la loro, senza che nessuno abbia neanche un’ora di esperienza in una sala operatoria, un esame di medicina sostenuto, niente di niente.

Sarebbe grottesca come scena, vero? Bene: è quello che capita di continuo, quando si parla di scuola.

Ogni volta che escono i risultati dell’Invalsi, ogni volta che qualche ricerca evidenzia le molte difficoltà del nostro sistema scolastico, apriti cielo: tutti che si sentono autorizzati a entrare a gamba tesa, scrivere editoriali sui giornali, lanciare strali contro questa classe insegnante ormai inadeguata, questi ragazzi che ormai pensano solo ai cellulari e signora mia che male che siam messi, ma se ci fossi io sì che le cose andrebbero meglio!

E mai, davvero, mai una volta che qualcuno di questi abbia un minimo di esperienza nella scuola pubblica: anche solo qualche ora di supplenza, non dico tanto. Mai (o quasi mai) che vengano citati testi di pedagogisti, ricerche, dati concreti, solo esperienze personali e un sacco di “Un mio amico insegnante mi ha raccontato che…”
E poi infatti, se vai a leggere quello che scrivono, i motivi che individuano sono sempre gli stessi: insegnanti poco motivati, troppo buoni, troppe poche bocciature, studenti che non son più quelli di una volta, Don Milani che è stato tanto bravo ma accidenti ai guai che ha fatto…

C’è perfino una pagina facebook, molto divertente:Vanverismo pedagogico, che raccoglie tutto il best of di luoghi comuni e frasi fatte che a intervalli regolari inondano le pagine di giornali e i programmi televisivi.

Anche adesso che sono usciti i risultati dell’Education and training monitor 2019, che come al solito mostrano un ritratto davvero sconfortante della situazione scolastica italiana, aspettiamoci i soliti fiumi di inchiostro e i soliti luoghi comuni, per cui ho una richiesta piccola piccola: non sto dicendo che il paziente non sia malato, figuriamoci, non è che posso negare l’evidenza.

Però, sì, insomma. Possiamo fare solo che delle cause, diagnosi ed eventuali prognosi stavolta le facciamo fare solo a chi dell’argomento ne sa qualcosa per davvero?

L’AUTORE – Enrico Galiano sa come parlare ai ragazzi. In classe come sui social, dove è molto seguito. Insegnante e scrittore classe ’77, Galiano, dopo il successo dei romanzi Eppure cadiamo feliciTutta la vita che vuoi e  Più forte di ogni addio, torna in libreria, sempre per Garzanti, con un libro molto particolare: Basta un attimo per tornare bambini (in uscita il 7 novembre 2019), illustrato da Sara Di Francescantonio, che invita a riscoprire quegli attimi che rendono l’infanzia un’età magica che si vorrebbe senza fine.

Qui tutti gli articoli scritti da Galiano per ilLibraio.it.

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