La decisione non è stata facile da prendere: ma alla fine Gian Arturo Ferrari e la Feltrinelli hanno scelto di essere tra i protagonisti dell'affollata corsa al premio Strega 2020. ilLibraio.it ne ha parlato con l'autore di "Ragazzo italiano", ex numero uno di Mondadori Libri: "Non legherei la mia carriera nell'editoria alla scelta di esserci. Sono due partite diverse, con regole diverse..."

La decisione, non facile da prendere, è arrivata all’ultimo. Alla fine Gian Arturo Ferrari e la Feltrinelli hanno scelto di essere tra i protagonisti dell’affollata corsa al premio Strega 2020. Tra l’altro, per il marchio milanese si tratta di ritorno, dopo anni di voluta assenza dalla competizione.

A proporre Ragazzo italiano, primo romanzo del “professore”, è Margaret Mazzantini, che con Non ti muovere vinse l’ambito riconoscimento romano nel 2002, quando Ferrari era alla guida del primo gruppo librario italiano, Mondadori, e quando il dominio quasi incontrastato di Segrate allo Strega faceva discutere un anno sì e l’altro pure.

Al telefono con ilLibraio.it, però, Ferrari ci tiene a chiarire che “dietro la scelta di aspettare gli ultimi giorni per annunciare la partecipazione allo Strega non c’è chissà quale tatticismo. Con l’editore abbiamo aspettato di vedere l’accoglienza riservata al libro, devo dire più affettuosa di quanto immaginassi”.

Come abbiamo raccontato, Ferrari, classe ’44, da editore si è aggiudicato in più occasioni (e non senza polemiche) lo Strega, e la sua presenza in gara da autore è destinata a contribuire a movimentare la competizione. Quanto al suo rapporto con il premio, l’autore sottolinea: “Sono sempre stato convinto che lo Strega sia uno specchio della società letteraria italiana. L’ho sempre difeso dagli attacchi e lo difendo anche adesso che ho scelto di partecipare con il romanzo. Apprezzo la funzione istituzionale che è riuscito a conservare nel tempo, in una cultura così poco istituzionale come la nostra”. Certo, negli anni il premio è cambiato, sia nella giuria, sia nel regolamento: “Tutto cambia, e anche lo Strega è cambiato rispetto a quando facevo l’editore, mi sembra naturale. Penso si sia adeguato ai tempi”. Insistiamo, chiedendo a Ferrari se sente il peso del suo passato, quello di un editore vincente in più occasioni al Ninfeo: “Visto il mio percorso, prima da editore e ora da autore, penso che l’essere in gara con Ragazzo italiano sia un po’ la chiusura di un cerchio. Ma non legherei la mia carriera nell’editoria alla scelta di esserci. Sono due partite diverse, con regole diverse“. Allora qual è l’obiettivo? “Prendo parte alla competizione con umiltà, ma se si decide di correre lo si fa anche con ambizione, altrimenti si resta fuori dalla competizione. Sono però consapevole di essere un esordiente attempato e mi rendo ben conto del peso degli altri concorrenti“.

A proposito di concorrenti, sul sito del premio (e sui social) è disponibile l’elenco completo dei libri finora proposti (con le relative motivazioni). Come abbiamo scritto nei giorni scorsi, il favorito per la vittoria, Sandro Veronesi, autore de Il colibrì (La Nave di Teseo) dovrà vedersela, tra gli altri, anche con Gianrico Carofiglio, che a sorpresa ha scelto di tornare allo Strega con La misura del tempo (Einaudi Stile Libero). Tra i nomi in gara, anche quello di Valeria Parrella, a sua volta già finalista allo Strega nel 2005 con Per grazia ricevuta, che partecipa con Almarina. Ma sono davvero in tanti quest’anno a puntare prima all’ingresso nei “12” e poi a quello in “cinquina”. Inevitabilmente, più di un’autrice e più di un autore resterà deluso.

Ma cosa pensa Ferrari degli altri candidati? “Ho letto alcuni dei libri in gara, tra cui quello di Veronesi e quello di Carofiglio, e apprezzo e conosco molti dei protagonisti dello Strega di quest’anno, tra cui Valeria Parrella e Chiara Valerio. Mi sembra che ci siano tante autrici e autori di rilievo, staremo a vedere”. Punta alla cinquina? “Se si sceglie di lottare, lo si fa fino in fondo”.

Per l’autore di Romanzo italiano non si tratta di un esordio assoluto: nel 2014 era infatti uscito il saggio Libro, pubblicato da Bollati Boringhieri, casa editrice per cui il manager ha collaborato in passato. Il debutto narrativo di Ferrari è un romanzo di formazione: il protagonista, Ninni, bambino del dopoguerra, “cresce diviso tra due grandi mondi: quello antico e agricolo dell’Emilia diventata rossa e quello ferocemente industriale della provincia lombarda”.

Mazzantini nella presentazione scrive che “Ferrari ha scritto un vero romanzo. Perché alla fine cosa si chiede a un romanzo? Una ricreazione, nel senso dello svago, della nobile pausa nell’esercizio della vita quotidiana, ma anche la ri-creazione di un mondo comune, attraverso uno sguardo e una visione, che ricostituisca un involucro vitale. Perché, in questa polverizzazione culturale che ci sposta sempre un po’ più in là nella nostra solitudine antropocentrica, il vero scopo della letteratura è quello di renderci, finché sarà possibile, un po’ più umani”.

Un passo indietro. Chiediamo a Ferrari com’è nata l’idea di Romanzo italiano: “Il libro è nato su suggerimento della mia agente, Rosaria Carpinelli. Eravamo a cena, e se non ricordo male con noi c’era anche lo stesso Carofiglio. Raccontai un episodio, lei mi consigliò di scriverne. È cominciato tutto così. Ho scritto un romanzo a sfondo autobiografico, ma tanti episodi e personaggi sono frutto di invenzione. Mi interessava da un lato raccontare la mia generazione, e dall’altro un periodo dell’Italia poco presente anche nei romanzi di questi anni”. Ci sarà un seguito, in cui magari si parlerà anche del mondo dell’editoria? “Mi sta domandando se ci ho preso gusto? Sono abbastanza sicuro che non scriverò un seguito, ma mai dire mai. Mentre sono certo che non scriverò un romanzo sull’editoria, semmai un saggio, magari dedicato al mondo del libro nel secondo ‘900″.

 

 

 

 

 

 

 

 

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