“Da sempre, ho eletto il romanzo ottocentesco, o del primo Novecento, a canone di riferimento per la mia scrittura…”. In occasione dell’uscita del nuovo libro, “Il fantasma di Venezia”, che prosegue il ciclo di romanzi storici ambientati nella Venezia del ‘600, lo scrittore padovano Matteo Strukul riflette sui suoi riferimenti letterari e sull’idea di letteratura che lo ha guidato. Un elogio “del romanzesco”, che passa tra le pagine di Dumas, Hugo, Puskin, Manzoni e…
Del romanzesco di Matteo Strukul
Da sempre, ho eletto il romanzo ottocentesco, o del primo novecento, a canone di riferimento per la mia scrittura e mai come per la trilogia iniziata con La congiura delle vipere, continuata con La vendetta dei leoni di Venezia e ora conclusa con Il fantasma di Venezia, questa mia affermazione si è rivelata più vera.
Notre dame de Paris di Victor Hugo, Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas, Le illusioni perdute di Honoré de Balzac e Il fantasma dell’Opera di Gaston Leroux, giusto per citare qualche esempio, sono vere e proprie fonti di ispirazione per Il Fantasma di Venezia e i due romanzi che lo precedono.
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Si pensi alla fosca vendetta che caratterizza il romanzo di Dumas, ai travestimenti di Edmond Dantés, al sentimento di invidia che divora Fernand Mondego e Gaspard Caderousse o invece alla bellezza di Esmeralda, capace di fare innamorare di sé l’inquisitore Frollo e il poeta Gringoire in Notre Dame de Paris o ancora al volto deturpato di Erik nel celebre romanzo di Leroux e si troveranno parallelismi con le cicatrici e la maschera del Caigo, l’antieroe della mia trilogia, che tutta è dominata peraltro dal desiderio di vendetta, dalla passione e dalla sete di potere e che vede comparire donne belle, fiere e indipendenti come la pittrice Chiara Varotari o Rea, la giovane orfana profumiera di origine greca.
Il punto è che da sempre, la mia volontà è quella di scrivere storie che profumino di classico letterario, di romanzesco, inteso come fatto straordinario, avventuroso, avvincente, insomma una letteratura che esuli il più possibile dal quotidiano contemporaneo, tema che non mi interessa affatto, e che invece sposi lo storico, il picaresco, il temerario, il rocambolesco come ne La certosa di Parma di Stendhal o ne La figlia del capitano di Aleksandr Puskin.
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È una letteratura demodé che si nutre ancora di trame, intrighi, passioni, costumi, spade e veleni ma che pure è ancora viva e vibrante se è vero che tutti gli autori nominati in questa breve riflessione sono ancora qui a parlare alle generazioni attuali, facendo sognare lettrici e lettori, regalando loro fughe d’amore e inseguimenti, disvelamenti e foschi agguati, capaci di sedurre e affascinare, coltivando una dimensione della Storia e del Sentimento che ha pochi termini di confronto.
Si pensi a La regina Margot di Dumas, con la strage della Notte di San Bartolomeo, al dilemma morale della guerra di religione, ai calcoli sanguinosi della corona di Francia che tenta di sopravvivere a sé stessa. C’è forse qualcosa di più romanzesco e attuale? O ancora a Gertrude ne I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni che nei propri occhi racchiude un mondo di dolore e perdizione o magari al coraggio impavido di Angelo Pardi, soldato romantico e in fuga perenne ne L’Ussaro sul tetto di Jean Giono: sono figure indimenticabili, maledette, capaci di uscire dalla pagina, proprio come sanno fare Parigi e la sua cattedrale o il Teatro dell’Opera.
Ecco, i luoghi! Venezia è nei miei romanzi come la Parigi di Hugo e Dumas, è un’ambientazione non solo geografica o fisica ma un mondo più che mai da romanzo con i suoi canali scintillanti, i palazzi dalle facciate sontuose, le calli strette e buie, rischiarate appena dalle fiaccole, per non parlare della sua laguna, delle isole dimenticate o destinate a lazzaretto per i malati di peste.
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Per questa ragione sono infinitamente grato al mio editore Newton Compton: perché da sempre mi lascia libero di esplorare questa dimensione così peculiare della letteratura, sostenendo con grande convinzione una scelta che è volta a valorizzare la Storia, l’Arte e la Cultura italiane, facendolo sempre con il preciso intento di istruire e intrattenere il lettore. Le mie storie hanno proprio questo intendimento: far girare le pagine, insegnando qualcosa di buono. Essere talmente avvincenti da venire terminate nell’arco di quarantott’ore, così che la lettura sia sempre intesa come piacere giammai come dovere o fatica. Proprio come è un piacere tornare fra le pagine de La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne, di Cime Tempestose di Emily Brontë o del Frankenstein di Mary Shelley.
È a questa letteratura che guardo e Il fantasma di Venezia, in definitiva, è per tutte quelle lettrici e quei lettori che amano questo tipo di storie.

L’AUTORE E IL NUOVO ROMANZO – Laureato in Giurisprudenza e membro della Historical Novel Society, Matteo Strukul è tra i più apprezzati scrittori italiani di thriller storici, ed è tradotto in circa 40 paesi all’estero.
Classe ’73, è autore della saga sui Medici e con il volume Una dinastia al potere (Newton Compton) ha ricevuto il Premio Bancarella nel 2017. Tra i suoi numerosi altri romanzi ricordiamo Inquisizione Michelangelo, Le sette dinastie, La corona del potere, Dante enigma, Il cimitero di Venezia, Il ponte dei delitti di Venezia, Tre insoliti delitti, La cripta di Venezia e I sette corvi.
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Dopo il successo di La congiura delle vipere e di La vendetta dei leoni di Venezia, Strukul porta lettrici e lettori in una Venezia colpita dalla peste. Il fantasma di Venezia, infatti, è ambientato nel 1630, quando la malattia piega la città e un misterioso assassino sembra volersi vendicare delle recenti manovre politiche. Tocca a Marco Valier, capo degli sbirri e degli zaffi, e a El Caigo scoprire chi si cela dietro quei macabri omicidi, mentre la profumiera Rea mette a frutto le sue conoscenze per contrastare l’epidemia…
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