“CountDawn – Il libro di neve” è il primo di due volumi di una serie distopica per ragazzi che tocca temi come la sopravvivenza degli esseri umani all’avvento della tecnologia e i rapporti tra libertà, sicurezza e tecnologia. Gli autori, Pierdomenico Baccalario e Marco Magnone, partendo da “l’eresia semantica” alla base del loro romanzo – ovvero quella di “leggere oggi il futuro per modificare quello che si leggerà nel futuro” – qui riflettono su come la letteratura fantascientifica e le neuroscienze affrontino il tema della “memoria del futuro”: “In un mondo che ci appare sempre più complicato e rapidamente in crisi, stiamo costruendo memorie del futuro per non arrivarci da stranieri. Non vogliamo sapere solo ‘che cosa succederà’, ma riconoscerci nelle storie che ci porteranno fin lì…”. Inevitabile citare l’impatto dell’Intelligenza artificiale generativa…

di Pierdomenico Baccalario e Marco Magnone

A Metz, in una delle sue più famose e disastrose conferenze davanti ai suoi fan, che amava e temeva, lo scrittore di fantascienza P.K. Dick disse: “Spesso la gente afferma di ricordare vite passate; io affermo di ricordare un presente diverso, molto diverso, dalla vita attuale”. Apriti cielo.

Cosa voleva dire?

P.K. Dick, il più potente e innovativo creatore di mondi alternativi

Tantissime cose, perché P.K. Dick non è mai stato un qualunque scrittore di fantascienza: è stato con buona probabilità il più potente e innovativo creatore di mondi alternativi, di realtà parallele, di distopie consistenti, articolate e imprevedibili. E quindi uno dei più seguiti e imitati. “Se questo mondo vi sembra brutto, dovreste vedere cosa sono gli altri”, diceva.

Dick, con le sue ossessioni da controllo, anticipò molte delle riflessioni attuali sulle emozioni e sull’intelligenza di androidi ed esseri umani (le avete viste in Blade Runner); uno dei primi a parlare della possibilità di memorie confliggenti che generano il presente (Minority Report); e di come il tempo possa essere fuori di controllo (nel suo romanzo L’uomo dei Giochi a Premio racconta di una persona che sembra essere l’unica in grado di risolvere un complicato gioco enigmistico pubblicato ogni settimana sull’unico giornale disponibile in edicola, e che poi si rivelerà essere l’unico piano di guerra possibile contro gli alieni, un tropo poi ripreso dal romanzo e dal film Ender’s Game).

 Gli androidi sognano pecore elettriche di Philip K. Dick

Da questo romanzo è stato tratto il celebre film del 1982 Blade Runner

Dick pensava al tempo come una risorsa ingannevole, che il nostro cervello tenta di organizzare in una percezione lineare, ma che in realtà non è affatto lineare: è sovrapposto. E che, quindi, tutti noi possiamo saltare da uno strato all’altro, e avere visioni o finestre sui vari universi possibili, grazie a quelli che noi chiamiamo deja-vu (che sono anche gli errori di programmazione di Matrix, altro film che deve tutto a Dick). Il già visto è un altro visto. E noi siamo in un mondo diverso da quello precedente.

Diverso in che modo? Diverso perché possibile, contemporaneamente, al nostro.

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Una storia che proviene letteralmente dal futuro…

È da questo insieme di suggestioni che nasce l’idea di un romanzo come CountDawn: è una storia che proviene letteralmente dal futuro e che racconta di un mondo dove gli ordini di potenza si sono invertiti, e a ribaltarli sono stati degli esseri al silicio vivi, senzienti, parassitari, ovvero i nostri telefonini, che dopo aver raccolto da noi tutte le informazioni necessarie, ci hanno sostituito ai vertici della catena alimentare come predatori alfa, e ci hanno ridotti in servitori sciocchi, intrattenuti quanto basta a convincerci ad estrarre per loro le materie rare di cui sono golosi.

Una ripetizione, se volete del “paradosso del prato”, secondo cui, nonostante noi crediamo di dominare la natura, nel caso del prato erboso siamo noi a lavorare per lui e per la sua sopravvivenza. E quindi è il prato a dominare gli esseri umani.

Un esperimento letterario, che proseguirà a fine 2026

Ma quella di CountDawn non è solo una storia di un futuro possibile. È anche un esperimento letterario unico: il primo libro di CountDawn è stato pubblicato oggi, il secondo lo sarà alla fine del 2026, e conterrà la storia di una lettrice del primo libro che si accorge che quella storia, arrivata da un tempo di cui ancora non ci dovrebbe essere memoria, parla di lei. Questa consapevolezza la costringerà ad agire.

Agirà. E si domanderà: ma agendo così sto creando esattamente quel futuro di cui ho letto, o lo sto cambiando? Dipenderà da tutti gli altri lettori, e potrà quindi accadere che la versione del primo libro di CountDawn che avete – adesso – tra le mani nel giro di un paio di anni sparirà, sostituita da una sua versione quasi identica ma alternativa, modificata cioè dalle azioni della lettrice, e degli altri lettori.

Leggere oggi il futuro per modificare quello che si leggerà nel futuro

Leggere oggi il futuro per modificare quello che si leggerà nel futuro. Si tratta di un’apparente eresia semantica, perché pensiamo che la memoria riguardi esclusivamente il passato, e che sia qualcosa di stabile. Ma non è così: non solo le nostre memorie sono incerte e opinabili esattamente come lo sono le nostre aspettative e previsioni del futuro, ma non è così che funziona il nostro cervello.

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Le neuroscienze ci dicono, oggi, che Dick aveva ragione: ogni giorno il nostro cervello “ricorda” scenari che non ha ancora vissuto, veri e propri programmi d’azione conservati nella corteccia celebrale e richiamati come se fossero ricordi (David H.Ingvar). Sono le riserve comportamentali che il nostro cervello ha immagazzinato e catalogato come pre-concetti e bias cognitivi analizzando una serie di esperienze passate per permettergli di provare ad “anticipare” quello che ci accadrà (e a volte riuscendoci).

Questa è la radice della parola pre-concetto, che non è quindi del tutto negativa, ma è sempre anticipatoria. Tutte le nostre esperienze passate, quindi, diventano i mattoncini cognitivi con cui immaginiamo e facciamo previsioni di scenari futuri (Schacter e Addis), chi più e chi meno, chi meglio e chi peggio.

Nella sua funzione più visionaria la memoria del futuro diventa l’archetipo di Cassandra, di qualcuno cioè dotato di un dono anticipatorio così accurato da essere vissuto dalla comunità come una vera e propria maledizione (non ci piace ricevere brutte notizie e, fondamentalmente, amiamo una certa dose di sorpresa). Tutto questo patrimonio di possibilità, in mano alle autrici e agli autori di fantascienza, ha generato gradi storie.

Nel ciclo di Dune, di Frank Herbert, ad esempio, ci sono personaggi che vedono contemporaneamente i loro possibili futuri. Robert Silverberg nel suo racconto When We Went to See the End of the World, ci racconta di un viaggio nel tempo diventato un normale intrattenimento di massa, e nella raccolta Il paradosso del passato scandaglia una serie di paradossi della memoria molto suggestivi.

copertina di Dune di Frank Herbert

Ne I Figli di Matusalemme Robert Heinlein ci racconta quanto sia impossibile per alcuni esseri umani geneticamente modificati, gli Howard, vivere con normali esseri umani, poiché gli Howard sono capaci di vivere millenni, e dunque di ricordare più a lungo degli altri, e quindi, ricordando, con più capacità degli altri di immaginare schemi di futuro credibili.

È la stessa sorte del protagonista di The Giver, di Lois Lowry che deve conservare i ricordi dell’intera umanità per evitare che il futuro ripeta gli stessi errori. In Cronaca di una morte annunciata, Gabriel García Márquez ci racconta di come Santiago Nasar sappia di essere destinato a morire e cosa succede a lui e al paese in cui vive.

In Entrambi muoiono alla fine, di Adam Silvera, esiste una macchina che avvisa della tua morte il giorno prima, consentendoti di poter gestire (meglio?) le tue ultime 24 ore. Un po’ la stessa riflessione che fanno gli esseri umani di ricambio di Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro, la cui memoria del futuro è legata alla sopravvivenza di un altro loro. Siri Hustvedt, nel suo romanzo Ricordi del futuro mette in discussione, come Dick, l’idea stessa della cronologia, mettendo sullo stesso piano memoria e immaginazione.

La memoria del futuro – o l’idea di possederla – non è solo fantascienza

Ma attenzione: la memoria del futuro – o l’idea di possederla – non è solo fantascienza. È alla base degli studi che gli esperti del rischio compilano ogni giorno per orientare capitali, investimenti e assicurazioni a livello planetario. Sono i “future thinkers”, a volte manager di patrimoni, a volte innovatori, a volte filosofi del mondo che verrà, come quelli che a Napoli si ritrovano sotto all’Italian Institute for the Future (IIF), presieduto da Roberto Paura.

Perché poi è questo di cui trattiamo, alla fine, e Roberto ci concederà il gioco di parole: la paura. In un mondo che ci appare sempre più complicato e rapidamente in crisi, “stiamo costruendo memorie del futuro per non arrivarci da stranieri. Non vogliamo sapere solo ‘che cosa succederà’, ma riconoscerci nelle storie che ci porteranno fin lì”.

Ecco: se condividete questa conclusione, sappiate che è frutto di alcuni millesecondi di lavoro di un’Intelligenza Artificiale generativa, a cui abbiamo chiesto di tirare le somma di quanto detto fin qui.

Il futuro, cioè, è già dietro di noi, e ci spinge avanti. Resistere alla corrente non servirà a molto, anche perché, forse, abbiamo perso il lusso di poterci sedere a bordo del fiume per attendere di vedere chi, o cosa, passerà. Siamo tutti, ormai, corrente.

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Il libro di neve. CountDawn libri per ragazzi 2026

GLI AUTORI E IL LIBRO – Una serie distopica in due volumi (il secondo è in arrivo in autunno), edita da Piemme, che tocca i temi della sopravvivenza degli esseri umani all’avvento della tecnologia e che “fonde riflessioni etiche sui rapporti tra libertà e sicurezza, e tra tecnologia, ricerca e democrazia”: parliamo di CountDawn – Il libro di neve, pensato per ragazze e ragazzi dai 13 anni.

Il romanzo è firmato a quattro mani da Pierdomenico Baccalario e Marco Magnone. Baccalario è tra i nomi più noti nell’editoria per ragazzi italiana, vincitore nel 1997 del Premio letterario Il Battello a Vapore con con La strada del guerriero (scritto sotto pseudonimo), e collaboratore da oltre vent’anni dell’organizzazione di Lucca Comics & Game; Magnone è autore (tra gli altri) della serie Berlin (scritta insieme a Fabio Geda) e La mia estate indaco e insegna all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Entrambi fanno parte dell’agenzia creativa Book on a Tree: Baccalario come fondatore e Magnone come partner.

La trama porta nel 2069: una forma di vita sconosciuta, ma in grado di sottomettere tutte le altre, minaccia la stessa umanità dopo essere riuscita a infiltrarsi in ogni supporto tecnologico. L’ultima speranza di libertà e sopravvivenza è che un gruppo di ribelli riesca a spedire indietro nel tempo – fino ai giorni nostri – un libro in grado di cambiare il corso della storia del mondo

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