“Mi sembra che si sia parlato tanto di corpo femminile negli ultimi anni, ma in fondo gli uomini lo raccontano poco…”. Marco Rossari – scrittore e traduttore milanese classe ’73 – torna in libreria con “L’amore è una malattia sessualmente trasmissibile”: una raccolta di “poesie scritte nel passato che hanno al centro il corpo, l’amore e il sesso”, in cui mette insieme “Charles Bukowski e Vivian Lamarque…”. Per l’autore, che abbiamo intervistato, “c’è un’affinità tra la poesia e il sesso”, e “l’idea che qualcuno arrossisca se gli leggi la poesiola erotica dimostra l’impatto della letteratura ancora oggi”, perché alla fine, “nel sesso e nella poesia si entra nella sfera del sogno…”

“Poesiole scritte sul telefono e sui mezzi”, afferma l’autore. “Un libro che si prende cura dei nostri corpi avviliti…” scrive, invece, Elena Stancanelli su D di Repubblica. La verità? Marco Rossari, che gioca con le parole per mestiere, è tornato in libreria con L’amore è una malattia sessualmente trasmissibile (Rizzoli, illustrazioni di Cristina Fiorenza), una raccolta di versi erotici e amorosi che ci ha offerto il pretesto per intervistarlo, alla Belle Aurore di Milano, e parlare del suo lavoro – tra riferimenti, ispirazioni e intenti -, delle sue letture e, ovviamente, di quel potente sentimento che l’autore, proprio tra queste pagine, definisce “un pugno nello stomaco, non un dolce rimario“.

Marco Rossari

Rossari, in foto, ha tradotto autori come Percival Everett, Charles Dickens, Malcolm Lowry e John Niven; e ha scritto i romanzi Le cento vite di Nemesio (e/o), Nel cuore della notte e L’ombra del vulcano (Einaudi)

Rossari, in questi giorni torna in libreria con L’amore è una malattia sessualmente trasmissibile, però lei non è solo scrittore, ma anche traduttore. Come si definisce quando si deve presentare?
“Dico solo traduttore, in qualsiasi situazione… Oppure che lavoro in editoria. Definirsi scrittore porta dietro un sacco di domande rognose”. (ride, ndr)

E cosa si sente maggiormente? Traduttore, scrittore, lettore o…?
“Mi sento più scrittore. Alla traduzione voglio molto bene, è una forma di esercizio, così come la poesia. Però, alla fine, vorrei morire scrittore”.

Parlando proprio della raccolta di poesie, quali sono stati i suoi riferimenti? In Le bambinacce (scritto a quattro mani con Veronica Raimo, ndr) erano citati Alberto Arbasino, Tim Burton, Jacques Prévert e Gianni Rodari…
“Sì, qui sono diversi. Da Vivian Lamarque a E. E. Cummings, da Sandro Penna a Patrizia Cavalli. Fatte le dovute proporzioni, perché io sono un poetastro, sono autrici e autori che mi hanno formato stilisticamente, quelli della linea leggera italiana, della rima giocosa, ma che poi veicolano cose pesantissime. E poi c’è una componente che viene da Charles Bukowski, più dal punto di vista umoristico, comico, che da quello sessuale”.

Nelle sue ultime quattro pubblicazioni possiamo osservare un’alternanza tra prosa e poesia: è frutto del caso o di una necessità?
“In realtà questo è un libro fatto di poesie scritte nel passato. Una buona parte era già stata pubblicata nel 2007. Una parla anche di sms… Proprio il modernariato (sorride, ndr). Adesso ho finito un nuovo romanzo, ma tra un lavoro e l’altro mi diverto a scrivere versi sul telefono, mentre sono in metropolitana. Alla fine le poesie sono una palestra dove utilizzi attrezzi diversi… Anche con Le bambinacce, in cui ci sono filastrocche, ecolalie, versi che utilizzano ripetizioni e rime, c’era la volontà di ricorrere a un linguaggio che solitamente è bandito dal romanzo”. 

Un allenamento e un modo diverso di comunicare, insomma.
“Esatto. Sono esercizi di stile e di orecchio. Che mi tornano utili anche nella scrittura in prosa. La cosa più importante è capire come gestire il suono delle parole, qualsiasi cosa tu voglia dire”. 

Una costante di questi versi erotici e amorosi, che se vogliamo è una costante anche dei precedenti libri, è il corpo. Un corpo vivo, che sente e si anima. Quanto era importante metterlo al centro?
“È importante, vero. Forse ho letto così tanto da piccolo che ho trascurato il corpo, e a un certo punto ne ho voluto parlare ossessivamente. Ci sono scrittori che quando si arriva al corpo in certe situazioni, soprattutto in camera da letto, preferiscono chiudere la porta. Come faceva anche Liala, e non lo dico in senso dispregiativo. È una scelta. A me, invece, interessa proprio andare lì, raccontare i corpi. Anche perché mi sembra che si sia parlato tanto di corpo femminile negli ultimi anni, ma in fondo gli uomini lo raccontano poco”.

Si spieghi meglio.
“Se penso a scrittori che hanno raccontato il corpo mi viene in mente Tiziano Scarpa che all’epoca ha scritto per l’appunto Corpo – libro che per me rappresenta un faro. Oppure Kamikaze d’Occidente o La verità e la biro. E poi a me interessa anche la sensazione fisica delle parole. Mi piace che abbiano un elemento corporeo, che suonino bene in bocca…”.

copertina L'amore è una malattia sessualmente trasmissibile , libri ultime uscite primavera 2026

A proposito di parole e corpo, a pagina 13 si legge “Appoggio il padiglione auricolare alla tua fica…”
“Sì, quella è nata dalle rime, ‘auricolare’, ‘pare’, ‘mare’… Incredibile avere messo la parola auricolare in una poesia erotica, adesso che ci penso. Comunque è difficile raccontare le poesie. Spesso si pensa che l’io sia sempre autobiografico, invece per me la poesia è tale e quale alla prosa. Inventi dei personaggi e delle parti tratte da tue esperienze o da quelle altrui. Questa immagine, per esempio, è quasi favolistica, c’è l’incantamento della rima, del suono, un po’ tipo una perla in una cosa cruda”. 

Giocosità ed erotismo insieme?
“In fondo volevo mettere insieme Charles Bukowski e Vivian Lamarque. Questo libretto è il figlio segreto, illegittimo, di Bukowski e Lamarque…”.

Raimo-Rossari_Le bambinacce

Un’altra costante del libro, oltre all’amore, è il sesso: la diverte scrivere scene che possono far imbarazzare chi legge?
“È un complimento, perché pensare che ancora, semplicemente con le parole, si possa generare una reazione del genere… Che un’immagine tra due persone, così, nero su bianco possa avere un impatto così forte…”.

Però?
“Però al giorno d’oggi apri i telefoni e c’è di tutto. Siamo sommersi dalla pornografia. L’idea che qualcuno possa arrossire se gli leggi una poesiola dove racconti certe cose è fantascientifica e tenera insieme. Ma è vero che i testi sono più crudi delle immagini, per certi versi: forse in questo la letteratura ha ancora un piccolo impatto significativo”.

In questo senso la letteratura può tutto?
“La letteratura per me può entrare anche in questi attimi di intimità. Ha il filtro delle parole, non c’è l’immagine vuota e cruda. E in questo senso la letteratura si apre a un osceno più gentile, più mediato. E in questo non ha bisogno di essere educativa…”. 

Ci dica di più.
“Quando leggi i versi, entri in uno stato di sogno. Io delineo un quadretto immaginario che non si rifà per forza alla mia esperienza, ma all’esperienza collettiva sì. Ci sono cose che non ho mai vissuto e altre che ho vissuto. È una dimensione in cui i segni sulla pagina ti portano a immaginare altro. Tornando a prima: non penso di scrivere per imbarazzare chi legge, ma per aprirgli una pagina che magari ha conosciuto… O magari no. Mi viene in mente anche Pedro Pietri, un poeta portoricano che è stato un po’ un’ispirazione. Oppure Erica Jong, grande scrittrice erotica che ho letto da adolescente, che mi ha fatto scoprire delle cose sulle donne, mi ha stupefatto e sorpreso”.

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L’ombra del vulcano Marco Rossari

Nel corso degli anni è cambiato il suo modo di scrivere le scene più spinte?
“Prima le scrivevo in modo più goliardico. Da Nel cuore della notte qualcosa è cambiato”.

Ed è cambiato il suo modo di vivere il sesso e l’amore?
“Direi di no… Comunque, c’è un’affinità tra la poesia e il sesso. Del sesso puoi rievocare dei momenti, e rientra in una sfera di sogno. Puoi portarti dietro il ricordo come in una situazione onirica e in questo vedo un’affinità con la poesia. Che genera uno spazio senza contesto… In entrambi i casi tendiamo a ricordare alcuni momenti specifici e dimentichiamo tantissimo altro. Ed è bello. L’immagine di un corpo ci torna per un attimo, come il suono di un verso. Alla fine è interessante mettere assieme diverse emozioni, diverse sensazioni e idee in una piccola poesia per veicolare questa cosa un po’ per te e un po’ per tutti. O almeno questo è quello che speri…”.

Piccolo dizionario delle malattie letterarie Marco Rossari

È ancora possibile, nel 2026, credere nella letteratura come unica ragione di vita (citando L’ombra del vulcano)?
“Possibile è possibile, e chiunque può farlo. C’è una parte di me che ti dice che la letteratura ha di sicuro perso qualcosa del suo impatto sulla psiche collettiva. Tuttavia, su di me esercita ancora qualcosa di conturbante e turbativo insieme, di sconvolgente. Mi meraviglio di quello che può fare una persona con le parole. E quindi leggere è ancora un enorme piacere”.

L’ultimo libro che l’ha colpita?
“Ho letto Operazione Shylock di Philip Roth. Sono un grande fan di Roth, ma per qualche strano motivo questo lo avevo iniziato e mollato, e ora l’ho finito e trovato incredibile. Poi mi piace avere ancora qualcosina da leggere degli autori che amo. Di recente ho letto Wolf Hall di Hilary Mantel: libro sontuoso, profondissimo ed evocativo”.

Siamo in uno storico bar di Milano, La Belle Aurore. Qual è il suo rapporto con questo luogo?
“Sono cresciuto qua vicino e ci vengo da parecchi anni. È un locale burbero, fatto da un uomo burbero a cui volevo bene, e questo nella Milano odierna mi dà un po’ di piacere. E poi sono un abitudinario”.

Quale alcolico si sente?
“La birra rossa estremamente mielosa della Belle Aurore, che ha una sua dolcezza, ma pesa anche un po’”. 

E, a proposito di dolcezza, se dicessimo che in fondo Marco Rossari è uno scrittore dolce?
“Spero sia così. In tutti i miei romanzi credo ci sia una parte profonda di dolcezza, anche nel sentimento amoroso e sessuale. In Nel cuore della notte ci sono pagine su incontri sessuali promiscui, ma anche lì ho cercato con grande costanza e disperazione di metterci dolcezza”.

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Fotografia header: Marco Rossari (fotografia gentilmente concessa dalla casa editrice)