“Prende sempre più piede l’idea che studiare troppo sia una perdita di tempo. Che leggere bene, scrivere bene, pensare bene siano lussi di cui non si sa che farsene. Che la scuola serva soprattutto a produrre velocemente lavoratori…”. La riflessione di Enrico Galiano, insegnante e scrittore, alla luce dei tagli nei programmi (e non solo), e mentre a scuola aumentano (solo) le attività collaterali…
All’inizio neanche te ne accorgi. Un’oretta in meno qui, due materie accorpate là, qualche euro che fa puf!, e sparisce in silenzio.
Mica lo fanno tipo amputazione improvvisa. È più un lavoro di cesello.
Dai, togliamo un’ora di italiano nelle quinte degli istituti tecnici perché, ehi, bisogna preparare i ragazzi al mondo del lavoro: e si sa che nel mondo del lavoro non ti serve a niente saperti esprimere o comprendere un testo.
Dai, alleggeriamo un po’ la commissione della maturità: via due commissari su sei, che ingombrano.
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E la carta docente? Non vorremmo mica dargliela intera no? Via 117 euro, peraltro a una categoria che già di suo ha gli stipendi fra i più bassi d’Europa.
E poi la grande idea: cinque anni di superiori sono un po’ troppe, cominciamo a toglierne uno ad alcuni tecnici, che qui non abbiamo tempo da perdere dietro ai libri!
Il tutto, ovviamente, presentato come un’innovazione scintillante, quando se vai a vedere bene non è altro che la cara vecchia logica del far stare la stessa roba dentro una valigia più piccola. Un po’ come quando in ufficio un collega se ne va e, invece di sostituirlo con un altro, poi gli altri devono fare anche il suo lavoro.
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Risultato: stessi programmi, meno tempo, più fretta. E neuroni dei ragazzi meno affaticati, sia mai che escano dalla maturità come esseri troppo pensanti.
Nel frattempo la scuola si riempie di attività collaterali. Orientamenti, percorsi, moduli, progetti, PCTO, PTOF e altre sigle che sembrano la password di un Wi-Fi.
Tutte cose che sulla carta fanno molto futuro, ma fanno essere la tua classe meno presente sui banchi: e il tempo per fare lezione si assottiglia come il ghiaccio nell’Artico.
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Una domanda, a questo punto: cosa succede se nella scuola si continua a togliere senza mai aggiungere?
Tante cose, ma soprattutto una: prende sempre più piede l’idea che studiare troppo sia una perdita di tempo. Che leggere bene, scrivere bene, pensare bene siano lussi di cui non si sa che farsene. Che la scuola serva soprattutto a produrre velocemente lavoratori.
Non importa se poi il lavoratore non sa capire ciò che legge, o se non ha gli strumenti per difendersi da bugie e fake news.
Almeno qui, la logica è chiara: da anni, ormai, in questo paese la musica della scuola suona solo in levare.
In fondo, un cittadino che pensa è complicato. Un ingranaggio, invece, è molto più semplice da manovrare.
L’AUTORE – Enrico Galiano, insegnante e scrittore friulano classe ’77, in classe come sui social, dove è molto seguito, sa come parlare ai ragazzi.
Dopo il successo di romanzi (tutti usciti per Garzanti) come Eppure cadiamo felici, Tutta la vita che vuoi, Felici contro il mondo, e Più forte di ogni addio, ha pubblicato un libro particolare, Basta un attimo per tornare bambini, illustrato da Sara Di Francescantonio. È poi tornato al romanzo con Dormi stanotte sul mio cuore, e sempre per Garzanti è uscito il suo primo saggio, L’arte di sbagliare alla grande.
Con Salani, Galiano ha quindi pubblicato la sua prima storia per ragazzi, La società segreta dei salvaparole. Ed è poi uscito, ancora per Garzanti, il suo secondo saggio, Scuola di felicità per eterni ripetenti.
Dopo il romanzo Geografia di un dolore perfetto, è tornato in libreria con Una vita non basta, e ha poi pubblicato, sempre con Salani, il secondo libro per ragazzi, L’incredibile avventura di un super-errore. Con Garzanti nel 2025 è poi uscito il romanzo Quel posto che chiami casa. Il suo ultimo libro, il romanzo Il cuore non va a dormire, è pubblicato da Einaudi Stile Libero.
Qui è possibile leggere tutti gli articoli scritti da Galiano per il nostro sito, con cui collabora con costanza da diversi anni (anche con dei video per Instagram e TikTok).



