Dopo la strage di Capodanno, Enrico Galiano, insegnante e scrittore, si rivolge ai suoi colleghi: “Alla ripresa delle lezioni mettete da parte il programma che corre e l’ansia di ‘restare indietro’… Fermate tutto e parlate di Crans-Montana. E di un tema delicato, ma necessario: il bisogno di riprendere tutto. Senza, però, colpevolizzare i ragazzi. Potrebbe essere l’occasione per fare scuola nel senso più alto. E magari, un giorno, salvare qualche vita…”
Per la ripresa della scuola, non fate scuola. Parlate di Crans-Montana.
Mettete da parte la lezione su Cartagine, il programma che corre, l’ansia di “restare indietro”. Per un giorno, restare indietro è esattamente il posto giusto.
Perché quello che è successo a Crans-Montana non è una notizia da archiviare, è una domanda aperta che entra in classe insieme ai ragazzi.
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Parlatene perché le vittime avevano la loro età. La stessa voglia di stare insieme, la stessa sensazione di invincibilità che a quell’età sembra una legge di natura.
Parlatene perché la scuola non è solo il luogo dove si imparano contenuti, ma dove si impara a leggere il mondo. E leggere al mondo significa anche fare i conti con la fragilità, con il caso, con il fatto che certe cose non succedono “solo agli altri”.
Letture originali da proporre in classe, approfondimenti, news e percorsi ragionati rivolti ad adolescenti.
Usate questo tempo per parlare di razionalità e di rischio. Di limiti, personali e delle situazioni. Del valore delle regole, non come imposizioni arbitrarie, ma come strumenti che servono a proteggerci quando l’entusiasmo, il gruppo, l’adrenalina spingono a non fermarsi.
Parlate poi di un tema delicato, ma necessario: il bisogno di riprendere tutto. Di trasformare ogni momento in un contenuto. Di anteporre l’idea di raccontare qualcosa alla sicurezza propria e altrui.
Non per demonizzare la tecnologia, ma per chiedersi insieme quando il gesto di filmare smette di essere neutro e diventa un rischio. Quando vale la pena abbassare il telefono e alzare la testa.
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E soprattutto, non fatelo per colpevolizzare i ragazzi. Fatelo esattamente per il motivo opposto.
Perché anche noi, alla loro età, abbiamo corso rischi simili. Perché molti di noi ne sono usciti vivi per una combinazione di fortuna e incoscienza. E proprio per questo abbiamo il dovere di dirlo: non dall’alto, non con la morale pronta, ma con l’onestà di chi sa che certe tragedie potevano toccare anche a noi.
Fermate tutto, e parlate di Crans-Montana. Potrebbe essere l’occasione per fare scuola nel senso più alto. E magari, un giorno, salvare qualche vita.
L’AUTORE – Enrico Galiano, insegnante e scrittore friulano classe ’77, in classe come sui social, dove è molto seguito, sa come parlare ai ragazzi.
Dopo il successo di romanzi (tutti usciti per Garzanti) come Eppure cadiamo felici, Tutta la vita che vuoi, Felici contro il mondo, e Più forte di ogni addio, ha pubblicato un libro particolare, Basta un attimo per tornare bambini, illustrato da Sara Di Francescantonio. È poi tornato al romanzo con Dormi stanotte sul mio cuore, e sempre per Garzanti è uscito il suo primo saggio, L’arte di sbagliare alla grande. Con Salani Galiano ha quindi pubblicato la sua prima storia per ragazzi, La società segreta dei salvaparole. Ed è poi uscito, ancora per Garzanti, il suo secondo saggio, Scuola di felicità per eterni ripetenti. Dopo il romanzo Geografia di un dolore perfetto, è tornato in libreria con Una vita non basta, e ha poi pubblicato con Salani il ultimo libro per ragazzi, L’incredibile avventura di un super-errore.
Da maggio 2025, per Garzanti, è in libreria il nuovo romanzo, Quel posto che chiami casa.
Qui è possibile leggere tutti gli articoli scritti da Galiano per il nostro sito, con cui collabora con costanza da diversi anni (anche con dei video per Instagram e TikTok).
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