Si dice “a pieno” o “appieno”? “Qual’ora” o “qualora”? Una guida con alcuni accorgimenti da tenere a mente per non sbagliare più, che possono servire da rapido vademecum mentre si scrive un biglietto di auguri per una qualsiasi ricorrenza…

Quante volte vi sarà capitato di aver trovato finalmente il regalo perfetto per una persona a cui volete bene, dopo tante ricerche e peripezie, ma di esservi ritrovati in dubbio al momento di scrivere un bel biglietto di accompagnamento?

Quando avete ormai deciso come manifestare i vostri sentimenti, magari prendendo spunto da qualche citazione letteraria, è infatti probabile che vi assalgano delle incertezze ortografiche molto comuni in certi contesti della nostra lingua, e che in una circostanza del genere aggiungerebbero una sbavatura al vostro messaggio.

Ecco quindi alcuni accorgimenti da tenere a mente, che oltre al consiglio generale di scrivere in modo semplice e chiaro, potranno servirvi da vademecum mentre penserete alle parole giuste da mettere nero su bianco, permettendovi di destreggiarvi senza inciampi di sorta durante ogni ricorrenza

• a posta o appostaSe avete fatto qualcosa di proposito (come scegliere un determinato pensierino, oppure optare per una cartolina personalizzata), significa che lo avete fatto apposta. Scrivere a posta non sarebbe sbagliato, ma si tratta di una forma molto desueta e aulica, che nei biglietti di auguri è meglio evitare;

 tutt’ora o tuttora? Nel caso in cui con una persona a voi cara ne abbiate passate tante, ma siate ancora oggi molto uniti, l’avverbio che fa per voi è tuttora, anche stavolta nella forma univerbata entrata nell’uso comune. Fino al secolo scorso la consuetudine era diversa, mentre ormai il ricorso a tutt’ora viene sconsigliato;

a pieno o appienoQui la faccenda è più delicata. Poniamo che vogliate sfruttare a pieno titolo una definizione seria o faceta per il vostro destinatario: ebbene, vi servirà allora separare le due parole. Viceversa, quando augurerete a qualcuno di godersi appieno un periodo della sua vita, ricordatevi di riunire il tutto;

qual’ora o qualora? Stavolta, per fortuna, non ci sono dubbi: il termine qual non si apostrofa mai, come saprete già se conoscete la corretta grafia di qual è (e non qual’è). Pertanto, qualora il vostro biglietto di auguri contenga una subordinata temporale con valore concessivo, potrete facilmente regolarvi di conseguenza;

immemore o immemorabile? Forse vi sarà successo di sentir dire che da tempo immemore si verifica un dato episodio, ci duole dirvi però che questa espressione è sbagliata. Il tempo può essere solo immemorabile, cioè impossibile da ricordare, mentre è giustamente immemore una persona con poca memoria;

a punto o appunto? Concludiamo segnalandovi la correttezza dell’avverbio appunto se state cercando un sinonimo di infatti o di proprio, che non è da confondere con una qualsiasi azione svolta invece perfettamente, a punto (o a puntino), ovvero in maniera impeccabile, e la quale richiederebbe al contrario la forma separata.

Come forse avrete notato, abbiamo sempre inserito per seconda la parola (più) adeguata, cosicché vi basterà rivedere l’articolo per individuare a colpo d’occhio la forma da utilizzare nei vostri biglietti di auguri.

Come già detto, prestate comunque attenzione alle eccezioni, senza dimenticare che a rendere davvero speciale ogni vostra frase sarà lo spirito con cui l’avrete concepita.

Rem tene“, sosteneva non per niente il censore romano censore Marco Porcio Catone, “verba sequentur” (trad. “abbi chiaro l’argomento, dopodiché saprai trovare le parole”): solo così, una volta eliminato ogni pericolo di refusi, l’effetto e l’affetto del vostro messaggio saranno davvero assicurati!