Dopo una settimana di polemiche, e la decisione, "politica", arrivata all'ultimo, di tenere fuori dal Lingotto Altaforte, casa editrice vicina a CasaPound, prende finalmente il via il Salone del libro di Torino

Gli aggiornamenti e le dichiarazioni dei protagonisti (dal vicepremier Salvini al ministro Bonisoli, passando per Appendino e Chiamparino, Zerocalcare, Raimo e il collettivo Wu Ming, fino ad arrivare all'editore Francesco Polacchi, pronto a far causa)

Dopo una settimana di polemiche, e la decisione, “politica”, arrivata all’ultimo, di tenere fuori dal Salone Altaforte, casa editrice vicina a CasaPound (qui i dettagli, ndr), prende il via il Salone del libro di Torino, con le consuete code di lettori di tutte le età (non mancano ovviamente le scolaresche).

SALVINI ALL’ATTACCO

Arrivano però anche le parole del vicepremier Matteo Salvini: “Siamo nel 2019 alla censura dei libri in base alle idee, al rogo dei libri che non ha mai portato fortuna in passato”. Il leader della Lega se la prende con “la minoranza di sinistra che si arroga il diritto di decidere chi può fare musica, chi può fare teatro, chi può pubblicare libri. Alle idee si risponde con altre idee, non con la censura. Alla faccia dei compagni e dei democratici, che decidono chi può andare al Salone del Libro e chi non ha diritto ad andarci”. Parole molto dure, da parte del ministro dell’Interno, secondo cui, come riporta l’agenzia Ansa, “sono pericolosissimi i processi alle idee…”.

IL MINISTRO BONISOLI SOSTIENE LA SCELTA “POLITICA”

La pensa diversamente un altro ministro, quello dei Beni e le Attività Culturali. Alberto Bonisoli (vicino al Movimento 5 Stelle) ha parlato così a margine dell’inaugurazione del Salone: “Sono assolutamente d’accordo con le scelte fatte insieme dalla sindaca Chiara Appendino e dal presidente della Regione Sergio Chiamparino, perché quando si fa politica si tratta anche di scegliere. Sono state dette delle cose gravi, di cui non si può far finta di nulla. E bisogna prendere delle posizioni. Il Salone sarà la stella fissa dell’industria culturale. Anche quella che in passato non era convinta. Sarà la nave ammiraglia”.

L’EDITORE POLACCHI PRONTO A FAR CAUSA

Al Lingotto lo stand di Altaforte è stato smantellato. Eppure, l’editore Francesco Polacchi (che pubblica il libro-intervista Io sono Matteo Salvini e che ha già detto di essere pronto a fare causa), torna ad attaccare i vertici della manifestazione: “Le mie dichiarazioni sono state usate come scusa, sono stato denunciato per un reato di opinione. Sono disponibile a chiarire la mia posizione con la Procura, ma ritengo che la pietra dello scandalo sia il libro Io Matteo Salvini. È un attacco al ministro dell’Interno, che comunque non voglio tirare per il bavero”.

LE MOTIVAZIONI DI APPENDINO E CHIAMPARINO

Un passo indietro. Chiara Appendino, sindaco di Torino, e Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte, pur appartenendo a partiti diversi (M5S e Partito Democratico), ancora una volta, quando si parla di Salone, hanno dimostrato unità di intenti, e in una lettera aperta, nella serata di ieri, hanno scritto: “Nel centenario della nascita di Primo Levi, la XXXII edizione del Salone del Libro ha presentato un programma culturale improntato ai valori di pace, accoglienza e ripudio di ogni fascismo, ogni odio etnico e razziale. La casa editrice Altaforte, vicina a idee in odore di fascismo, ha acquistato uno stand che ha subito scatenato le reazioni sdegnate di scrittori, intellettuali, editori, lettori, e una parte consistente della comunità che ogni anno si raccoglie intorno al Salone. Anche molti espositori destinati a condividere lo spazio con lo stand della casa editrice Altaforte hanno espresso grande turbamento e perplessità. Inizialmente abbiamo fatto prevalere le ragioni della contrattualistica privata, ma a fronte di un crescendo di esternazioni fatte dagli animatori della casa editrice Altaforte, alcuni dei quali si definiscono militanti di Casa Pound, esternazioni che hanno turbato e offeso ancora di più i valori intorno a cui si riconosce la comunità del Salone del Libro, abbiamo presentato un esposto alla Procura della Repubblica. A fronte dell’esposto sono arrivate dichiarazioni ancora più provocatorie da parte degli animatori della casa editrice Altaforte. In seguito a tutto questo Halina Birenbaum, testimone attiva dell’Olocausto, invitata dal comitato editoriale a tenere una lezione agli studenti inserita nel programma del Salone, quest’oggi ha dichiarato che non avrebbe fatto ingresso al Lingotto se la casa editrice Altaforte avesse avuto uno stand al Salone del Libro, e avrebbe tenuto la sua lezione fuori dal Salone, recando tra l’altro al Salone del Libro e alla città di Torino un grave danno d’immagine. Tra le ragioni di una testimone attiva dell’Olocausto e quelle di Altaforte, facciamo prevalere le prime, ricordando che Torino è insignita della medaglia d’Oro al valor Militare per la Resistenza contro il nazifascismo. Per tutte queste ragioni chiediamo all’associazione Torino, la Città del Libro, alla Fondazione Circolo dei Lettori, al Comitato d’Indirizzo del Salone Internazionale del Libro di Torino, e conseguentemente al Salone Libro srl, di revocare l’ammissione alla casa editrice Altaforte e la conseguente assegnazione degli spazi”. Il Salone ha subito reso esecutiva questa richiesta.

IL RITORNO AL SALONE DEL COLLETTIVO WU MING

Tra chi esulta per la scelta, il collettivo Wu Ming che, a seguito della decisione, annuncia il ritorno al Salone, e in un articolo sul blog ufficiale scrive: “L’antifascismo ha ottenuto un risultato importante, che farà precedente: Casapound è fuori dal Salone internazionale del libro di Torino. Aprire la contraddizione è servito, eccome se è servito. Dare un segnale chiaro è stato determinante. Grazie a tutte e tutti quelli che, insieme a noi, lo hanno dato. Eppure nei giorni scorsi il dibattito ha avuto momenti molto tossici e, nel vortice di ‘voltairismi’ d’accatto, pseudo-obiezioni, diversivi, sfondoni e hashtag malissimo concepiti, pochi speravano nel buon esito della lotta…”.

GLI INTERVENTI DI ZEROCALCARE E RAIMO

“I nazisti stanno a casa e quindi ci vediamo al Salone di Torino!”, annuncia a sua volta Zerocalcare. Sempre su Facebook, torna a dire la sua Christian Raimo, ormai ex consulente culturale del Salone: “Non sono contento perché è una vittoria.  Sono contento perché è un diritto. La lotta paga. Grazie a tutti quelli che hanno contribuito a togliere lo stand dei fascisti dal Salone, da dentro e da fuori, direttori, consulenti, editori, scrittori, lettori”.

Commenti