I cani nella letteratura sono tra i protagonisti più citati. Complici, compagni di viaggio, memoria storica, creatori di caos, risolutori di problemi e sempre, in un modo o nell’altro, portatori di grandi insegnamenti sulla vita. In questa selezione, proponiamo una serie di consigli di lettura dedicati ai cani ma, in definitiva, dedicati a noi e alla nostra crescita personale, seguendo degli speciali maestri a quattro zampe…
C’è il Flush di Virginia Woolf e l’Argo di Ulisse; ci sono Zanna Bianca e Snoopy; c’è il Buck di Jack London e c’è il Toto del mago di Oz.
I cani nella storia della letteratura sembrano più diffusi di qualsiasi altro topos letterario. Spesso raccontati come migliori amici, sempre presi a modello di un’esistenza onesta, maestri del vivere sulle stesse frequenze del mondo.
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Da un anno e mezzo un cane ce l’ho anche io: si chiama Amanda Lear – orgogliosamente ribattezzata da me – ha sei anni (se la precedente famiglia non ha mentito) ed è una Golden Retriever. L’ho adottata da adulta, dopo i suoi primi quattro anni passati a lavorare come fattrice in un allevamento famigliare.
Osservarla vivere, crescere, superare le sue paure, interagire con gli altri animali è, in effetti, l’insegnamento di vita più efficace che potessi scegliere per me. Oggi capisco Virginia Woolf, Jack London e compagnia bella. Compagnia bella che ho pensato di raccogliere in una lista di consigli di lettura a tema cani, da approcciare – viste le premesse – non tanto come libri sugli animali, ma piuttosto come libri sulla crescita personale.
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Kerstin Ekman, Storia di un cane

Kerstin Ekman, svedese, è considerata una delle più importanti autrici del Nord Europa. Nel 2022 il suo libro Essere lupo (Iperborea, traduzione di Carmen Giorgetti Cima) raccontava una storia sul rapporto tra uomo e natura, con una punta di giallo. Quest’anno Ekman torna con l’avventura di un cane disperso nella foresta del Nord. Storia di un cane (Iperborea, traduzione di Sara Culeddu) è un’avventura di sopravvivenza e di amicizia, con protagonista un cucciolo di cane che, durante una tormenta di neve, si perde seguendo la madre e il cacciatore. “Comincia così la storia del ‘grigio’, che deve sopravvivere nell’ambiente ostile dell’Estremo Nord, fare esperienza del mondo e capire cosa si può mangiare e cosa va evitato, dove si trova facilmente il cibo e dove invece bisogna lottare”. Ditemi se, anche questa volta, il cane non è magister vitae.
Jorge De Cascante (a cura di), Il Grande Libro dei Cani

C’è un libro che, forse più di tutti, è capace di fare una fotografia dello stato della letteratura a tema cani. S’intitola Il Grande Libro dei Cani, è curato da Jorge De Cascante nella sua edizione originale e da Sabrina Bottari nell’edizione italiana, illustrato da Alexandre Reverdin e pubblicato da Blackie Edizioni. Il Grande Libro dei Cani è un’antologia che raccoglie i migliori racconti, saggi, poesie, testi di canzoni ed estratti di romanzi sui cani. In questo compendio di Letteratura Canina Universale troverete Virginia Woolf, Miguel de Cervantes, Mark Twain, Anton Čechov, Emily Brontë, Franz Kafka e molti altri.
Alice Hoffmann, Il miglior cane del mondo

Con Il miglior cane del mondo di Alice Hoffmann (Corbaccio, traduzione di Lucia Corradini) siamo di fronte a un’altra antologia dedicata a “storie vere, tenere, ironiche e commoventi, scritte da alcuni fra i maggiori autori internazionali di oggi, e che raccontano l’amore straordinario tra esseri umani e animali”. Le storie di cani non bastano mai.
Jackie Short, Quando il tuo cane invecchierà lo amerai ancora di più

Quello che il proprio cane possa invecchiare è un pensiero che, chiunque viva con un cane, evita con cura. Con parole semplici e poetiche, Quando il tuo cane invecchierà lo amerai ancora di più (Sonda) – scritto da Jackie Short e illustrato da Lucy Pickett – “racconta il momento più delicato e profondo dell’amicizia con un cane: quello in cui tocca a noi rallentare, aspettare e prenderci cura di chi ci è rimasto accanto per tutta la vita”. Un albo illustrato che non parla solo di tristezza, ma che celebra la gratitudine e la cura di un legame unico.
Virginia Woolf, Flush – Una biografia

In molte delle raccolte sui cani, il Flush di Virginia Woolf (Feltrinelli, traduzione di Iolanda Plescia) c’è. Si tratta di un cocker spaniel di razza purissima, “manto marrone tendente all’oro, coda folta, nessun ciuffo fuori posto”. All’inizio dell’estate del 1842 Flush è un cucciolo che arriva nel centro di Londra per essere regalato a una delle più grandi poetesse inglesi, la brillante e sventurata Elizabeth Barrett. È così che comincia la biografia di uno dei cani più famosi della letteratura mondiale. Woolf ricostruisce la vita di Flush attraverso le lettere di Elizabeth Barrett raccontando, attraverso la vita del cane, non solo il rapporto tra i due, ma anche la società vittoriana e la natura umana in generale, vista attraverso lo sguardo di un cane.
AA. VV., Cani a Londra

A proposito di cani british, qui c’è un libro cerca e trova ambientato proprio a Londra. Le illustrazioni di Ilaria Mancini e i testi dei vari autori nascondono indizi da scovare, per scoprire la città e le sue curiosità. Per gli amanti della cacce al tesoro animalier, esiste anche Gatti a Parigi.
Michele Serra, Osso – Anche i cani sognano

“Avrete sicuramente accarezzato un cane, nella vostra vita. Prima di voi, infinite volte la mano di un essere umano si è posata su un cane. Ci sembra il più banale dei gesti. Non lo è. Se avrete la pazienza di leggere questa storia, proverò a spiegarvi perché”. Solo questa promessa dovrebbe convincerci a iniziare la lettura di Osso di Michele Serra (Feltrinelli), volendo nella versione illustrata da Alessandro Sanna. Questa è la storia del rapporto tra uomo e cane, un rapporto nato quando i primi cacciavano e vivevano nelle capanne e i secondi erano ancora lupi.
Paul Auster, Timbuctù

In Timbuctù (Einaudi, traduzione di Massimo Bocchiola), Paul Auster – maestro di vita almeno quanto i cani – affida il racconto del mondo a Mr. Bones, un cane che ha imparato a conoscere gli esseri umani attraverso le loro contraddizioni, le loro promesse e le loro improvvise sparizioni. Il suo compagno è Willy G. Christmas, un poeta senzatetto che gli ha insegnato a interpretare la realtà e a immaginare un luogo misterioso, Timbuctù, dove forse esiste una possibilità di salvezza. Quando il destino li separa, Mr. Bones si ritrova a cercare una nuova casa, attraversando un mondo in cui la generosità convive con l’indifferenza e l’affetto può trasformarsi, da un momento all’altro, in abbandono. Pubblicato nel 1999, Timbuctù non è solo una storia di cani: è una riflessione sulla solitudine, sulla precarietà dell’esistenza e sul bisogno, profondamente umano, di credere che da qualche parte ci sia un posto a cui appartenere.
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François Schuiten, Jim

Ci sono amicizie che cambiano il modo in cui guardiamo il mondo, e non sempre hanno bisogno delle parole per raccontarsi. In Jim – La storia di una grande amicizia (Sonda, traduzione di Paola Costanzo), François Schuiten scrive e disegna una storia in cui il legame tra un essere umano e un cane diventa il punto di partenza per interrogarsi sulla fiducia, sulla presenza e su quella forma di affetto capace di andare oltre le differenze. Jim è un invito a soffermarsi sulla bellezza dei legami che costruiamo con gli altri animali e sul posto insostituibile che possono occupare nelle nostre vite.
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Luis Sepúlveda, Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà

Aufman è un cane lupo; Aukamañ è un bambino mapuche, che cresce con Aufman come fosse un fratello. La loro vita, inizialmente immersa in un mondo in cui gli esseri umani convivono in armonia con la natura, viene sconvolta dall’arrivo degli uomini bianchi, che separano il cane dalla sua famiglia e lo costringono a vivere alla catena. Anni dopo, Aufman si ritrova a inseguire un misterioso fuggitivo oltre il fiume: una missione che riapre le ferite del passato e lo conduce verso un incontro in cui si intrecciano memoria, appartenenza e destino. Come spesso accade nelle storie di Sepúlveda, anche in Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà (Guanda, traduzione di Ilide Carmignani) la favola diventa uno strumento per parlare di questioni tutt’altro che fiabesche: il colonialismo, la violenza esercitata sugli esseri umani e sugli animali, il rapporto con la terra e il rispetto per le altre forme di vita. Attraverso lo sguardo di un cane che non dimentica le proprie origini, lo scrittore cileno mette in discussione l’idea che la fedeltà sia una caratteristica esclusivamente animale e la restituisce alla sua dimensione più profonda: la capacità di non tradire i legami, anche quando tutto sembra spingerci a dimenticarli.
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Sandra Petrignani, Autobiografia dei miei cani

E se per raccontare la propria vita si partisse non dagli amori, dai viaggi o dalle scelte che l’hanno cambiata, ma dai cani che l’hanno attraversata? In Autobiografia dei miei cani (Feltrinelli) Sandra Petrignani sceglie una prospettiva insolita e tenera per ripercorrere la sua esistenza: gli animali che l’hanno accompagnata diventano testimoni silenziosi dell’infanzia, della giovinezza e della maturità, presenze capaci di custodire la memoria di incontri, matrimoni, separazioni, lutti e felicità. Attraverso le loro storie, riaffiorano persone e stagioni della vita, insieme a tutto ciò che spesso soltanto a posteriori riusciamo a riconoscere come essenziale.
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Alberto Rollo, Billy il cane

Billy sa che il suo tempo sta finendo. Mentre si allontana senza farsi vedere tra gli alberi e i prati della campagna toscana, ripercorre la propria vita: l’infanzia difficile per strada, l’incontro con tre esseri umani un po’ eccentrici che lo accolgono in casa, le avventure, le risse, gli amori e quella rabbia indomabile che non lo ha mai abbandonato. In Billy il cane (Ponte alle Grazie) Alberto Rollo affida proprio a lui la parola, lasciando che sia un cane a raccontare la propria storia e, insieme, a restituire uno sguardo inedito sugli esseri umani con cui ha condiviso quindici anni di vita. Billy è un animale domestico che non ha mai smesso di appartenere alla natura selvaggia, capace di amare i suoi tutori senza rinunciare alla propria irriducibile libertà.
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José Luis Munuera, Il suo odore dopo la pioggia

Ci sono amori che si riconoscono anche a occhi chiusi, attraverso un rumore familiare, il peso di un corpo accanto al nostro, un odore che resta impresso nella memoria. In Il suo odore dopo la pioggia (Bao Publishing, traduzione di Francesco Savino) – titolo che mi spezza il cuore solo a leggerlo – José Luis Munuera adatta a fumetti il memoir di Cédric Sapin-Defour (pubblicato con successo in Italia da Salani, ndr), raccontando i dieci anni trascorsi dall’autore accanto a Ubac, un bovaro del bernese entrato nella sua vita quando era un giovane insegnante precario e idealista.

Dall’attesa del cucciolo al loro primo incontro, dalle escursioni in montagna alle piccole abitudini quotidiane, il libro segue la nascita e la crescita di un legame destinato a cambiare il modo in cui Cédric guarda se stesso, la natura e il mondo. Le tavole di Munuera restituiscono tutta la forza di questa relazione silenziosa, fatta di gesti minimi, complicità e una vicinanza che non ha bisogno di parole.