"L'incanto del pesce luna" di Ade Zeno racconta la storia di un uomo e del suo bisogno di redimersi. Mostrando come, a volte, i semi della mostruosità possono dimorare in ognuno di noi... - Su ilLibraio.it un estratto

L’incanto del pesce luna (Bollati Boringhieri) è un romanzo di una forza visionaria fuori dal comune. Ha il cinismo più feroce, ed è al contempo gravido di delicatezza e commozione. Dopo essere stato finalista al premio Tondelli con il suo romanzo d’esordio Argomenti per l’inferno (No Reply), Ade Zeno, torinese classe ’79, scrive un libro spericolato e malinconico sul confine tra ciò che conosciamo e ciò che ci spaventa. Tra quelli che sono i morti ancora vivi, e i vivi che hanno smesso di esserlo da un po’. Tra i mostri che escono allo scoperto, e quelli che dicono di essere normali.

Il protagonista di questa storia si chiama Gonzalo, e fa un mestiere insolito. Impiegato come cerimoniere presso la Società per la Cremazione di una grande città, si occupa di organizzare e presiedere funerali laici nella Sala del Commiato dell’antico Cimitero Monumentale. Nel corso dei dodici anni passati al Tempio Crematorio gestisce con passione e professionalità migliaia di riti funebri.

È sposato con Gloria, conosciuta fra i banchi universitari, e ha una figlia, l’adoratissima Inés, che all’età di otto anni cade in uno stato di coma profondo a causa di una misteriosa malattia. Confinato fra le mura di una stanza d’ospedale, il destino di Inés è appeso a un filo. Tra padre e figlia si instaura un dialogo silenzioso, fatto di presenza e di musiche ascoltate insieme. Tra queste, le canzoni e il tip tap di Gene Kelly, l’unico in grado di indurre sulle palpebre di Inés quello che sembra un accenno di vitalità.

La speranza, sempre più labile, di trovare una cura in grado di svegliarla, un giorno viene inaspettatamente riaccesa da Malaguti, uomo equivoco e affascinante che propone a Gonzalo di lavorare per lui, o meglio per la sua anziana padrona. In cambio della promessa di ricoverare Inés in una clinica esclusiva, Gonzalo abbandona la vecchia occupazione per passare alle dipendenze della Signorina Marisòl.

Capostipite di una potente famiglia, la donna vive in una grande villa in collina, senza mai uscire dalla sua camera da letto. Il suo aspetto è quello di una nonnina decrepita, ma una volta alla settimana la sua natura mostruosa le impone di divorare carne umana. Ormai troppo debole per procacciarsi cibo da sola, ha bisogno di un assistente in grado di cercare e condurre da lei le vittime sacrificali.

L’autore, che nel 2015 ha pubblicato L’angelo esposto (Il Maestrale) e che come drammaturgo ha firmato Il tiranno (2006), Velvet Bunny (vincitore del premio Nuove Sensibilità 2010), Wonder Woman + Gesù Cristo (finalista al premio Scenario 2011), e Le ultime ore dell’umanità, racconta la storia di un uomo e del suo bisogno di redimersi. Mostrando come, a volte, i semi della mostruosità possono dimorare in ognuno di noi.

Per gentile concessione della casa editrice, su ilLibraio.it un estratto:

Sei cambiato.
Siamo tutti cambiati, Gloria.
Ho paura dei tuoi occhi.
Sono loro, sono gli stessi occhi di sempre.
Non riesco più a guardarci dentro. Una volta era così semplice.
Una volta ogni cosa era semplice. Il tuo dolore è identico al mio.
Non ho mai pensato il contrario.
Ma ti comporti come se fosse così. Come se io non meritassi di stare in questa storia.
Non è una storia, è la nostra vita. La vita di Inés.
Da quando hai iniziato il nuovo lavoro raggiungerti è diventato impossibile. Non parliamo più.
È che sono molto stanco. Siamo sempre stati stanchi, tutti e due. Ma una volta non avremmo mai rinunciato a cercarci.
Facciamolo adesso.
Ci sto provando.
Dove vuoi arrivare, Gloria? Vuoi capirlo che non sono io il problema?
Allora sono io?
Metà a me, metà a te. Era il nostro patto, il nostro segreto di sopravvivenza. Anche quando tutto è andato allo sfacelo. O si cade tutti o non cade nessuno, tenersi sempre per mano, era questo l’accordo, ricordi? E noi non siamo caduti. Fino ad oggi. Ora siamo di nuovo in bilico, basta un soffio per farci precipitare. Solo che questa volta le mani hanno deciso di stare separate. La mia è qui, puoi afferrarla quando vuoi.
Gloria, ascolta— Da quando Inés si è ammalata abbiamo fatto i salti mortali, senza fermarci un attimo, ci siamo letteralmente dimenticati di cosa significasse dormire, rilassarsi, prendere fiato. Ma questo non ci ha impedito di stare vicini, mai. Il nuovo lavoro sta bruciando più energie del previsto.
Il nuovo lavoro. Vuoi dire che possiamo finalmente discuterne?
Di cosa dovrei discutere?
Magari cominciamo da un piccolo dettaglio: ecco, non ho ancora capito di che lavoro stiamo parlando.
Mi sembra di avertelo già spiegato.
Ti sembra. Ma non lo hai fatto. Quanto tempo è passato da quando hai rotto col Tempio Crematorio, cinque mesi, sei?
Non ho rotto, mi sono licenziato per accettare un’offerta più vantaggiosa. Molto vantaggiosa.
Molto vantaggiosa, sì. Forse troppo.
È un lavoro delicato, per questo mi pagano bene.
Il tuo stipendio è decuplicato! E Inés viene curata in una clinica di lusso.
Una buona ragione per essere soddisfatti.
A me invece sembra un’ottima scusa per non rispondere alle domande. Ti rendi conto che continui a evitare l’argomento?
Gloria, ti supplico, sono stanco morto.
Voglio sapere da dove vengono tutti quei soldi. Sono soldi, ci servono. Servono a Inés.
Per quanto ne so potresti essere a capo di una banda di ruffiani che sfruttano minorenni. O magari sei proprio tu a essere sfruttato. Fai lo gigolò, è questo il tuo segreto?
Non dire idiozie.
È questo che sei diventato, una puttana?
Smettila, Gloria. La smetterò soltanto quando tornerai a parlarmi.
Ti sto già parlando. E quando mi spiegherai che cos’è questa roba.
Quale roba?
Questa specie di scheda. Chi è il tizio nella fotografia?
Dove l’hai presa?
Dalla tua borsa.
Non avresti dovuto.
Non mi hai lasciato alternativa.
Ridammela.
Prima le spiegazioni.
Ridammela, ho detto.
No.
Adesso la poserai sul tavolo e io la rimetterò al suo posto.
Nella scatolina dei segreti?
Sono documenti riservati.
Ma ti senti quando parli? Sembri un poliziotto uscito da una brutta sceneggiatura sui servizi deviati.
Gloria, non è uno scherzo.
Nicolas Ernesto Gaviria, nato a Bogotá e residente in Olanda. Trentasei anni, celibe, invalidità della gamba destra in seguito a incidente stradale. Otto mesi di carcere per violenze domestiche e altri due per molestie sessuali. Impiegato come organista presso la parrocchia del paesino in cui vive, a trenta chilometri da Rotterdam. Così a naso non sembra la presentazione di un collega da invitare a cena.
È un cliente.
Fai affari con molestatori sessuali?
Non è come pensi.
Io non penso nulla. Mi sforzo di farlo, ma da sola è davvero impossibile.
Ascolta, Gloria. Ci sono cose che ho deciso di non farti sapere. È stata una scelta precisa, voglio che tu ne rimanga fuori.
Finalmente lo hai detto.
Credimi, è meglio così.
Sarà meglio per te, io non ci sto.
È troppo pericoloso.
Non stai migliorando la tua posizione.
Può peggiorare ancora, se è per questo.
Dimmi chi è quell’uomo.
Se te lo dico smetterai di fare domande?
Lo deciderò dopo.
No, lo decidiamo adesso. Io ti dirò il motivo per cui la scheda di Gaviria era nella mia borsa, ti racconterò quando l’ho incontrato e perché. Saprai anche come è morto e che fine ha fatto il suo corpo. Hai posto una domanda e io risponderò, ma senza aggiungere altro, nemmeno se mi implorerai.
È morto?
Sono chiari i termini dell’accordo?
Sto solo cercando di sapere la verità.
E io te la sto offrendo.
Siamo diventati dei mostri?
Lo sono diventato io, Gloria. Spetta a te decidere da quale parte stare.

(continua in libreria…)

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