Romanzo fiume del 1929, l’epico “Angelo, guarda il passato” dello scrittore americano Thomas C. Wolfe, è la versione editata da Max Perkins dell’immensa saga familiare “O Lost – Storia della vita perduta”. All’origine di tutti i “grandi romanzi americani” a venire, è il racconto autobiografico della vita del giovane Eugene Gant nella cittadina fittizia di Altamont, scritto come una lettera viscerale, di amore e odio, verso le proprie radici. Considerato uno dei vertici della letteratura Usa, l’esordio di Wolfe è un’opera monumentale sull’accettazione umana del destino, scritta mettendo l’anima a nudo…
La storia editoriale di Thomas Clayton Wolfe (1900-1938), da non confondere con l’autore di Il falo delle vanità, dell’omonimo Tom Wolfe (1930-2018), è una delle più appassionanti dell’intera letteratura americana.
Il suo esordio si intreccia con la carriera di altri scrittori del calibro di Francis Scott Fitzgerald ed Ernest Hemingway attraverso l’intermediazione che ha avuto l’editor Max Perkins (1884-1947), che, per la casa editrice Scribner, in quel decennio, portò alla pubblicazione romanzi che avrebbero fatto la storia della letteratura americana come Di qua dal Paradiso (1920), Il grande Gatsby (1925), Fiesta (1926), Addio alle armi (1929) e Angelo, guarda il passato(1929).
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Dell’esemplare lavoro di editing e del rapporto tra Perkins, Fitzgerald, Hemingway e Wolfe si parla nel libro di Andrew Scott Berg Genius (Elliot), da cui è stato tratto nel 2016 l’omonimo film con Colin Firth, Jude Law e Nicole Kidman.
Inizialmente intitolato O lost – Storia della vita perduta, il progetto iniziale di Wolfe fu ridotto drasticamente fino ad assumere la forma dell’attuale Angelo, guarda il passato, nell’edizione pubblicata da Mattioli 1885, con la cura e la traduzione di Nicola Manuppelli e con la copertina originale del 1929, la stessa che si vede nel film.

Look Homeward, Angel (questo il titolo definitivo in inglese) è un’opera smisurata per ambizione ed è all’origine di tutti i “grandi romanzi americani” a venire (da L’urlo e il furore di William Faulkner a Underworld di Don DeLillo).
Romanzo fiume epico, Angelo, guarda il passato è il racconto fortemente autobiografico della vita del giovane Eugene Gant, da prima della sua nascita fino al momento in cui dice addio alla famiglia e alla cittadina fittizia della Carolina del Nord, Altamont.
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Non si tratta solo di una celebrazione delle contraddizioni del glorioso Sud degli Stati Uniti, uscito sconfitto dalla guerra civile, eppure brulicante di vita: il primo romanzo di Wolfe si può leggere come una lettera viscerale di amore e odio verso le proprie radici ed esprime il desiderio di scappare dalla famiglia per seguire il proprio destino.

Alternando momenti lirici al racconto drammatico, la prosa esuberante di Wolfe rispecchia la personalità complessa di uno scrittore ambizioso ma estremamente fragile. Non solo per la sua prematura morte per tubercolosi (nel 1938), Angelo, guarda il passato è talmente autobiografico che nelle sue settecento pagine ingloba già tutto il destino del suo autore: si legge per tutta l’opera una consapevolezza della precarietà umana in tempi in cui una polmonite poteva risultare mortale.
Tra lutti familiari e amori non ricambiati, Eugene, figlio di uno scalpellino di lapidi e di una donna intraprendente negli affari immobiliari, cresce come ultimo arrivato in famiglia, già straniero in casa dalla nascita, insofferente a causa della sua anima sensibile, con l’unica passione per i libri e per la conoscenza del mondo (reale e immaginario).
Eugene si nutre di cultura classica frequentando le biblioteche e la scuola privata, maturando un’avversione per il mondo grezzo popolato da montanari bifolchi che lo circonda.
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Eugene mal sopporta le continue tensioni familiari, la turbolenza del padre irascibile e l’avidità della madre, gelida nei sentimenti; nei genitori e nei fratelli ci vede desideri inespressi e una chiusura emotiva, va d’accordo solo con il fratello Ben.
Come Wolfe, l’alter ego Eugene Gant soffre la solitudine esistenziale di chi vive ingabbiato in un contesto a cui sente di non appartenere fino in fondo e sogna di poter esprimere attraverso la scrittura tutta la sua fame di sapere.
I romanzi successivi sembrano già dire tutto della visione del mondo wolfiana: You Can’t Go Home Again (1934), Of Time and the River (1935) rivelano sin dal titolo una concezione dell’esistenza e del tempo come un fiume inarrestabile, un passato da cui non tornare, un futuro già scritto.

I personaggi di Max Perkins e Thomas Wolfe in una scena del film Genius (2016)
Ammirato da Fitzgerald e Faulkner, in aperta rivalità con Hemingway, Wolfe fu un’ispirazione enorme per la scrittura di Jack Kerouac: si percepisce la sua influenza nella prosa frenetica che scorre come un fiume, nella celebrazione senza confini dell’avventura dell’esistenza umana e nell’esaltazione di valori come l’immediatezza e la spontaneità nei pensieri e nelle azioni.
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Scritto mettendo l’anima a nudo, Angelo, guarda il passato resta uno dei vertici della letteratura americana, un’opera monumentale sull’accettazione umana del proprio destino.
“Ma siamo la somma di tutti i momenti della nostra vita, tutto ciò che è nostro si trova lì: non possiamo sfuggirgli, né nasconderlo.”
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