Diabolik compie sessant’anni. Per l’occasione ripercorriamo la sua storia, dalla creazione del mito, a opera delle sorelle Giussani nel 1962, all’ultima trasposizione cinematografica dei fratelli Manetti (nelle sale dal 16 dicembre). Senza dimenticarsi di lei: non c’è Diabolik senza Eva Kant – Lo speciale

Diabolik sta per compiere sessant’anni. Per celebrare l’evento esce nelle sale il nuovo film dedicato all’antieroe per eccellenza del fumetto italiano, diretto dai fratelli Marco e Antonio Manetti (i Manetti Bros.) e interpretato da Luca Marinelli (Diabolik), Miriam Leone (Eva Kant) e Valerio Mastandrea (Ginko).

In occasione dell’uscita del film ripercorriamo le tappe fondamentali di Diabolik, dalla sua creazione (tra mito e realtà) da parte delle ribelli e visionarie sorelle Giussani, alle prime pubblicazioni, passando per l’importanza di Eva Kant, senza la quale niente sarebbe stato possibile.

Le sorelle Giussani

Le Sorelle Giussani Diabolik

Le sorelle Giussani (foto tratta da Vogue)

Tra qualche mese, nel 2022, il criminale mascherato compirà sessant’anni. È il 1° novembre del 1962 quando arriva nelle edicole italiane il primo numero di Diabolik. Il prezzo è di 150 lire e sulla copertina, sotto l’iconico logo ideato da Remo Berselli, spicca la scritta Il re del terroreil fumetto del brivido. La storia del personaggio coincide con quella delle sue creatrici, le sorelle Angela e Luciana Giussani, due donne colte appartenenti alla borghesia milanese dell’epoca (a loro è stato anche dedicato il podcast Les Diaboliques di Chiara Tagliaferri per Storielibere).

Nata nel 1922 a Milano, Angela Giussani è una donna creativa e dal carattere forte e ribelle: negli anni Cinquanta, un’epoca in cui l’emancipazione femminile in Italia è difficile anche solo da immaginare, lavora come fotomodella, giornalista, redattrice, scia, va a cavallo, pratica vari sport e possiede addirittura il brevetto di pilota d’aereo. La svolta avviene nel 1961, quando fonda la casa editrice Astorina, costola della più grande Astoria fondata da suo marito, l’editore Gino Sansoni.

Luciana Giussani, sei anni più piccola di Angela, sembra inizialmente essere più timida e voler intraprendere un percorso diverso rispetto a quello della sorella. Dopo essersi diplomata, trova impiego nella sede milanese di una nota fabbrica di aspirapolveri. Sin da subito, però, le prime avventure editoriali della sorella maggiore la appassionano incredibilmente e decide di non voler rimanere a guardare: inizia ad aiutare e ad affiancare Angela nel suo progetto e, dopo la morte della sorella, avvenuta nel febbraio del 1987, porterà avanti la direzione della testata anche da sola.

Copertina primo numero Diabolik 1962

Diabolik tra mito e realtà

Secondo la leggenda la creazione del personaggio è stata ispirata da un fatto di cronaca avvenuto pochi anni prima a Torino: il 26 gennaio del 1958 arriva una lettera alla questura in cui il mittente confessa di aver commesso l’omicidio del ventisettenne operaio della Fiat Mario Giliberti, senza indicare esplicitamente dove si trovasse il corpo. La lettera termina con una strana firma: Diabolich.

Le frasi della missiva sono in realtà un rebus che in breve tempo viene risolto: le ultime sillabe di ogni riga, messe insieme, formano l’indirizzo “via Fontanesi 20“, una stretta strada nel quartiere Vanchiglia. Nel laboratorio di un ciabattino, situato al piano terra dello stabile indicato nella lettera, viene così ritrovato il corpo della vittima, martoriato da 18 coltellate. Sul pomello della porta, con la stessa grafia della lettera, un cartello riporta la scritta “Riuscirete a trovare l’assassino?“.

Se questa vicenda di cronaca nera abbia realmente contribuito, quantomeno nella scelta del nome, alla creazione del personaggio, non si saprà mai con certezza. Certo è che, dal 1962, Diabolik rivoluziona la storia del fumetto nostrano, portando alla nascita del genere del fumetto nero italiano e diventando da subito una delle serie più vendute e apprezzate d’Europa. Un fumetto rivolto agli adulti che si ispira ai romanzi d’appendice francesi di inizio secolo come Arsenio Lupin di Maurice Leblanc e Fantômas di Marcel Allain e Pierre Souvestre.

La creazione delle sorelle Giussani rappresenta una svolta epocale nel mondo dell’editoria fumettistica del nostro Paese anche per il “formato Diabolik“: le storie del ladro in nero vengono infatti stampate in piccoli albi tascabili con solo due o tre vignette a pagina, abbastanza grandi per ospitare campi lunghi (necessari al fumetto d’azione) ma utilizzabili anche per ricchi e articolati dialoghi. Ideali per una lettura in treno o sui mezzi e perfetti per i pendolari. Un’intuizione che si rivelerà essere una grande mossa di marketing, riproposta e copiata negli anni seguenti da svariate case editrici.

L’antieroe del fumetto

Cosa spinge Diabolik a effettuare i suoi colpi? Certamente non l’avidità, come sottolineato dallo stile di vita (non certo sfarzoso) che conduce. I soldi rubati infatti vengono subito reinvestiti nel finanziamento del prossimo colpo. Non ruba per la ricchezza ma per una costante sfida con sé stesso.

Ingegnoso, geniale, ladro di professione e grande esperto in furti di grandi somme di denaro e di gemme preziose, riesce a realizzare incredibili travestimenti grazie a maschere da lui stesso inventate e prodotte e che, indossate come un cappuccio, riproducono impeccabilmente le sembianze di chiunque, permettendo a Diabolik di sostituirsi all’originale. È sì un criminale e spesso un assassino, e dunque il primo antieroe del fumetto mondiale, ma allo stesso tempo è fedele a un proprio codice d’onore che non abbandona mai nel corso delle sue avventure: la protezione dei più deboli dai più ricchi e dai malavitosi, la riconoscenza, l’amicizia e l’amore.

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Chi è Diabolik?

Del suo passato si sa poco o nulla, a partire dal suo vero nome che è ignoto allo stesso protagonista. È l’unico superstite di un misterioso naufragio, e viene ritrovato all’interno di una scialuppa dai membri di una banda criminale comandata dal boss soprannominato King. Accanto al bambino ci sono solo alcuni documenti, di cui non si conosce il contenuto, che convincono King a risparmiarlo e a tenerlo con sé sull’isola dove è stato trovato.

Per i primi 22 anni di vita il ragazzo viene dunque cresciuto e accudito dai membri dell’organizzazione malavitosa, imparando nuove lingue e numerose tecniche criminose. Ognuno di loro gli lascia qualcosa di prezioso: Dempur gli insegna l’arte del tagliare pietre preziose e a riconoscere i falsi a occhio nudo, da Suanda apprende tutto quello che c’è da sapere sui motori, ma soprattutto si appassiona alle scienze, e in particolar modo alla chimica in cui dimostra sin da subito di possedere un grandissimo talento, grazie allo scienziato Wolf.

Nella giungla nel cuore dell’isola, popolata per lo più da pescatori e sede del quartier generale della banda, vive una pericolosa pantera nera di nome Diabolik che da tempo terrorizza gli abitanti. Il terribile animale è l’unico che il boss non sia mai riuscito ad eliminare, arrivando a dichiarare quella zona proibita per chiunque. Il ragazzo vuole vedere la creatura con i propri occhi e, scoperto da uno scagnozzo mentre si avventura nella giungla, effettua il suo primo omicidio, facendo in modo però che l’assassinio sembri essere stato effettuato dalla pantera.

Avendo appreso che l’animale era solito uscire allo scoperto di notte, il futuro criminale approfitta di una eclissi per vederlo, rimanendo incantato dalla sua agilità nei movimenti e delle sue letali movenze aggraziate. Quella notte anche King riesce a sorprendere la pantera e, dopo averla catturata e uccisa, la fa imbalsamare per esibirla come trofeo. Da questo episodio il ragazzo, scioccato e contrariato per le azioni del boss, progetta e mette in atto il suo primo colpo e la sua vendetta, dando inizio così alla leggenda del re del crimine.

Diabolik e Eva Kant

Diabolik copertina del terzo numero: Eva Kant 1963

Diabolik incontra per la prima volta Eva Kant nel terzo numero, L’arresto di Diabolik, uscito nel 1963. Bellissima, bionda, occhi verdi, Lady Kant è vedova di Lord Anthony Kant, ambasciatore sudafricano morto in modo misterioso: ufficialmente sbranato da una pantera durante un safari, si dice che sia stata proprio la moglie a servirlo in pasto alla belva.

Sin dalle prime pagine si capisce che Eva rappresenta un modo diverso e nuovo di essere donna: ex ballerina e spia industriale, si dimostra subito ambiziosa, testarda, fredda e determinata, e sarà proprio lei a salvare Diabolik evitandogli la ghigliottina, ribaltando i canoni tradizionali che volevano che l’eroe salvasse la donna di turno in pericolo.

Durante questo primo incontro Lady Kant, a cui Diabolik cerca di rubare un prezioso diamante rosa, si racconta al criminale e tra i due nasce immediatamente un legame che diventerà in seguito il motore delle loro avventure.

“Quel giorno con te non ho incontrato solo una compagna, ma una vera e propria ragione di vita“, le confesserà in seguito Diabolik ricordando il loro primo incontro, “senza di te che vita sarebbe la mia?”.

Inizialmente Eva pare quasi capricciosa, gelosa, infelice della propria vita ed eccessivamente attratta dalla ricchezza. Il suo sarà un incredibile percorso di crescita, che la porterà dall’essere una semplice spalla al servizio del suo uomo a diventare effettivamente coprotagonista, libera e indipendente nelle proprie scelte (a volte anche alle spalle dell’amato complice). Una crescita netta sia come donna e sia come criminale. Non ci metterà molto Diabolik a rendersi conto del suo valore e a lasciarle sempre più spazio, capendo quanto abbia bisogno di lei, quanto la rispetti e quanto la ami.

In molti affermano che la storia e il successo del re del terrore abbia effettivamente inizio dal momento esatto in cui incontra la sua complice e amante, come se prima il personaggio fosse incompleto: da qui Eva ottiene sempre più considerazione, le vengono dedicati alcuni numeri e altre iniziative editoriali, fino all’uscita del volume Eva Kant – Quando Diabolik non c’era, uno spin off pubblicato nel 2003 e interamente dedicato a lei.

Non c’è Diabolik senza Eva Kant e viceversa. Negli anni costruiscono un rapporto unico fondato sul rispetto reciproco, ancor prima dell’amore, sulla fiducia e sulla condivisione di quel loro assurdo stile di vita.

Diabolik: i film

Locandina film Diabolik 2021 Manetti Bros

Diabolik, il nuovo film diretto dai fratelli Marco e Antonio Manetti (nelle sale dal 16 dicembre), è l’ultimo adattamento dedicato al Re del Terrore. Il protagonista è interpretato da Luca Marinelli, mentre Miriam Leone e Valerio Mastandrea sono rispettivamente Eva Kant e l’ispettore Ginko. Si tratta della seconda trasposizione cinematografica, dopo il film del 1968 diretto dal maestro del cinema horror italiano Mario Bava, considerato da alcuni uno dei migliori film pop degli anni Sessanta.

“Questo film per noi è importantissimo, è il coronamento della possibilità di mettere in scena quello che ami da lettore. Diabolik è un fumetto che amiamo moltissimo” rivelano i due registi in occasione della Festa del cinema di Roma, in cui hanno mostrato in anteprima i primi 5 minuti della pellicola. “Speriamo che sia un bel film il nostro, ma soprattutto ringraziamo le sorelle Giussani di aver creato due personaggi così straordinari: come Diabolik e Eva”.

Il nuovo film diretto dai Manetti Bros si ispira al terzo capitolo della serie a fumetti, quando entra in scena per la prima volta Eva Kant. A dare la caccia senza sosta ai due protagonisti l’ispettore Ginko, il nemico di sempre, che con l’aiuto della sua squadra organizza un piano apparentemente infallibile per catturarli. Fedelmente alla storia originale, il lungometraggio è ambientato negli anni Sessanta nella città immaginaria di Clerville, mentre le riprese si svolgono tra Courmayeur, Bologna, Milano e Trieste.

 

diabolik mario bava

LA MOSTRA – Dal 16 dicembre 2021 al 14 febbraio 2022 la Mole Antonelliana di Torino ospita Diabolik alla Mole, una mostra a cura di Luca Beatrice, Domenico De Gaetano e Luigi Mascheroni. La mostra si presenta come “un concetto visivo attorno a cui si aggrega ovviamente il cinema, con foto e materiali di scena del nuovo film, ad esempio la ghigliottina apparsa nell’albo numero 3 del fumetto, che ispira la vicenda narrata dai Manetti Bros., e poi materiali inediti della versione diretta da Mario Bava nel 1968 e di quella mai realizzata nel 1965 da Seth Holt con l’attore francese Jean Sorel”. Ma c’è dell’altro. La cura di Eva Kant per il design, specchio dello stile di vita moderno nei primi anni ’60, così come la passione per l’arte (Diabolik rubò un quadro per lei, giurandole amore), hanno stimolato il progetto di allestimento, “un vero e proprio viaggio dentro le oscurità dei rifugi sotterranei della coppia diabolica con mobili e arredi del tempo”, tra cui la lampada Taccia dei Castiglioni e la chaise long Le Corbusier, e opere d’arte dal gusto pop ripensate come un omaggio all’inafferrabile criminale e alla sua complice”. Inoltre – accanto a fumetti, tavole e disegni originali, e rarità provenienti dall’archivio della casa editrice Astorina e da collezionisti privati – attraverso le immagini dell’Archivio Publifoto di Intesa Sanpaolo, si ricostruisce il clima da cronaca nera delle metropoli del Nord Italia, in quella linea criminale che unisce Torino e Milano attraverso le “imprese” della malavita in quei coloratissimi e “neri” anni Sessanta.

 

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