Nasciamo magici e poi ce ne dimentichiamo; senza che nessuno ce lo spieghi, né tantomeno ci autorizzi a farlo, durante l’infanzia ogni cosa risponde al nostro comando, sicché tutto è in nostro potere e nulla al mondo può convincerci del contrario. E questo finché non diventiamo adulti: le abitudini dei grandi tendono infatti a limitarci nella nostra libertà creativa, omologandoci gli uni agli altri sino a perdere consapevolezza di chi davvero siamo (stati). Bambine e bambini magici. Ma chi sono i fanciullini magici della letteratura e quali sono i loro poteri? Non solo streghette e maghetti… – Un percorso di lettura
Nasciamo magici e poi ce ne dimentichiamo; senza che nessuno ce lo spieghi, né tantomeno ci autorizzi a farlo, finché siamo bambine o bambini ogni cosa risponde al nostro comando, sicché tutto è in nostro potere e nulla al mondo può convincerci del contrario. Parlare con gli animali, ad esempio, è un comportamento all’ordine del giorno (per Willow e la foresta magica di Sabine Bohlmann, Gribaudo); un orsacchiotto di pezza è il nostro compagno di mille avventure (in La strada di Winnie Puh di A. A. Milne, Salani); una padella di ferro è quanto ci basta per affrontare la Regina delle Fate (ne L’Intrepida Tiffany e i Piccoli Uomini Liberi di Terry Pratchett, Salani).
L’infanzia: l’età del pensiero magico
E questo soprattutto per i primi anni di vita: non a caso definita età del pensiero magico, quella dell’infanzia è un’epoca che (quasi) tutti rimpiangiamo. Perché allora non ci vergognavamo di essere “straordinari” e lo spazio della fantasia era vieppiù la regola, giammai l’eccezione.
Del resto, non vi è chi non riconosca quanto fosse più facile ricorrere ai sortilegi che comprendere certe regole degli adulti; a volte dettate per ragioni a dir poco incomprensibili (si pensi al divieto assoluto delle trecce imposto dalla signorina Spezzindue in Matilde di Roald Dahl, Salani), le consuetudini dei grandi tendono a limitarci nella nostra libertà creativa, finendo per omologarci gli uni agli altri sino a perdere consapevolezza di chi davvero siamo (stati). Magici.

L’archetipo delle divinità bambine
Come l’anzianità è connessa all’aldilà, d’altronde, così i primissimi anni di vita sono collegati al mistero; ancora inconsapevoli dell’alfabeto e senza alcun rudimento di socializzazione, veniamo al mondo emettendo un vagito che con fatica traduciamo in parola. E che nondimeno ci permette di comunicare all’esterno tutto ciò che ci occorre per sopravvivere, quasi fosse un incantesimo formulato senza saperlo.
Non a caso, in molte religioni sono le divinità bambine le più antiche a essere interrogate: dal puer aeternus della mitologia greco-latina al Bambinello della religione cristiana, da sempre l’Innocenza è un linguaggio del divino, poiché in grado di parlare all’uomo attraverso una fede che non richiede comprensione. Un concetto che ritroviamo anche in Pasta di Drago di Silvana Gandolfi (Salani) con riferimento alle kumari, le dee bambine del Nepal.
Può interessarti anche
Ma chi sono le bambine e i bambini magici della letteratura (e quali sono i loro poteri?)
Difficile stilarne un elenco, poiché sono in molti e aumentano di generazione in generazione; provvisti di furbizia e di un’indole da beniamino, si sottraggono alle logiche della maturità e non per spirito da bastian contrario.
Quanto piuttosto per ricordare al lettore l’importanza di custodire il cosiddetto Fanciullino, ovverosia quella voce interiore che, di fronte alle sfide di ogni giorno, sempre ci consiglia di attingere alla nostra parte infantile (come nell’omonimo saggio di Giovanni Pascoli, Feltrinelli, che così dice: “Ma quindi noi cresciamo, ed egli resta piccolo; noi accendiamo negli occhi un nuovo desiderare, ed egli vi tiene fissa la sua antica serena maraviglia; noi ingrossiamo e arrugginiamo la voce, ed egli fa sentire tuttavia e sempre il suo tinnulo squillo come di campanello”). Perché risiede in essa una qualità di reazione – e di ingegno, e di allegria – che nella crescita rischiamo altrimenti di esaurire (e ciò a prescindere dall’età anagrafica). E non parliamo soltanto di streghette o maghetti…
Pippi Calzelunghe di Astrid Lindgren, una forza straordinaria e il potere dell’autonomia

È forse il prototipo della bambina straordinaria; dotata di una forza eccezionale, Pippi Calzelunghe di Astrid Lindgren – Salani, traduzione di Donatella Ziliotto, Annuska Palme Sanavio e Samantha K. Milton Knowles – abita tutta sola a Villa Villacolle perché la mamma è volata in cielo e il papà è un re dei Mari del Sud. Responsabile del suo stesso benessere, dunque, Pippi fa tutto ciò che vuole: adotta un cercopiteco di nome Signor Nilsson, non va a scuola e ogni tanto racconta bugie (bianche). Soprattutto ai suoi due vicini del cuore Tommy e Annika; avvezzi a un’educazione canonica, ammirano di Pippi – e come dar loro torto – la sua possibilità di esprimersi all’ennesima potenza. Ma anche la capacità di autoregolarsi: se disubbidisce a se stessa, Pippi si rimprovera da sola; e se ancora non le basta, finisce per sculacciarsi (è un romanzo del 1945, per cui non c’è motivo di storcere il naso).
Può interessarti anche
Harry Potter di J.K. Rowling, l’Expecto Patronum e il potere della fiducia in noi stessi

Con partenza dal Binario 9¾ della stazione di King’s Cross, il primo settembre di ogni anno l’Espresso per Hogwarts lascia la città di Londra per raggiungere la stazione di Hogsmeade. A bordo, un ragazzino di undici anni in fuga dalla società babbana; senza alcuna esperienza in fatto di difesa contro le arti oscure (tranne quando si protegge dalle angherie della famiglia Dursley), Harry Potter di J.K. Rowling, Salani, traduzione di Stefano Bartezzaghi e Beatrice Masini, si conferma in poco tempo il maghetto più famoso di tutta la letteratura. In quanto, lontano dai preconcetti degli adulti – che l’hanno fatto sempre sentire sbagliato – ha scoperto dentro di sé la formula magica per farsi valere. Un “Expecto Patronum!” (cioè la fiducia nel proprio potenziale) in grado di vincere su tutto, anche sulla paura di non essere mai abbastanza.
Può interessarti anche
Micio e Guendalina in Vita stregata di Diana Wynne Jones, l’incantesimo scacciasporcizia e il potere dell’umorismo

Molto spesso protagonisti della narrativa fantasy, ai bambini (magici) è pure dedicata la categoria middle-grade, ovverosia quella fascia di romanzi che si rivolgono a un pubblico ricompreso tra gli 8 e i 12 anni di età. Fra i tanti successi generazionali – come L’Amuleto di Samarcanda di Jonathan Stroud o i libri di Artemis Fowl di Eoin Colfer – un plauso in particolare va a Vita stregata di Diana Wynne Jones (Salani, traduzione di Mariarosa Giardina Zannini). E non solo per essere il primo capitolo di una saga che ha fatto la storia della letteratura per ragazzi (Le Cronache di Chrestomanci), ma soprattutto per aver introdotto una coppia di fratelli – Micio e Guendalina – che tanto ci hanno fatto divertire con i loro incantesimi umoristici e no-sense. Come quando la streghetta combinaguai utilizza una formula “scacciasporcizia” per ripulire l’intera casa, oppure quando, per vendicarsi delle rigide limitazioni cui è stata sottoposta, trasforma una cena di gala in una processione di orribili mostri. Il tutto mentre il povero fratello – che ancora non sa di avere nove vite e di essere l’Incantatore più potente di sempre – finisce, suo malgrado, per subirne le conseguenze…
Può interessarti anche
Olga di Carta di Elisabetta Gnone, una mise en abyme e il potere di raccontare storie

Senza che siano gli altri a dirci davvero chi siamo, dovremmo essere noi i protagonisti delle nostre storie. Come ci insegna Olga Papel, la misteriosa narratrice di Olga di Carta, Salani; ambientato in due dimensioni parallele – il villaggio di Balicò, ove la protagonista effettivamente vive, e quello senza nome in cui si muove la sua controparte immaginaria – la mise en abyme di Elisabetta Gnone ci descrive l’incredibile viaggio di una bambina “di carta” alla ricerca di una maga leggendaria. Che la faccia uscire dal libro per trasformarla, alfine, in una persona “normale” (che poi è la stessa narratrice). D’altronde, è nei suoi racconti di fantasia che la piccola Olga Papel si rifugia per intrattenere i suoi amici Mimma e Bruco e rifuggire così dalla noia; rappresentazione delle sue varie paure (come il rifiuto di crescere o la sensazione di inadeguatezza), l’universo delle due Olga è forse il luogo di passaggio fra l’età infantile e quella adulta. Quello in cui siamo ancora magici, perché nessuno ci ha già detto come dobbiamo diventare.
Può interessarti anche
Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll, un filtro sul mondo e il potere di stupirci

Nessuno ci ricorda com’era essere bambini magici meglio di Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll (Salani, traduzione di Donatella Ziliotto e Antonio Lugli). Ispirata alla figura realmente esistita della piccola Alice Liddell, lo sguardo dell’infanzia sugli eventi della vita è quasi un filtro che reinterpreta ogni cosa, rendendola alfine straordinaria. Ecco allora l’enigmatico Brucaliffo rappresentare la crisi dell’identità (poiché è un bruco che diventerà farfalla); il frenetico Bianconiglio le nevrosi della società moderna (sempre in affanno e coi minuti contati); la Regina di Cuori tutte le idiosincrasie dell’essere grandi (poiché non sopporta nessuno e vede tutti come potenziali nemici). Finché Alice, che ritroviamo addormentata sotto un albero mentre la sorella le legge un libro, non apre invece gli occhi sulla vera natura dell’età adulta. Che è molto meno meravigliosa di quanto sognavamo da piccoli, purtroppo.
Può interessarti anche
Augustus in Wonder di Raquel Jaramillo Palacio, un gruppo di amici e il potere di guardare oltre

Fra i tanti superpoteri che abbiamo da piccoli, ce n’è uno che proprio non dovremmo perdere: quello di saper andare oltre le apparenze. Come ci ricordano gli studenti della Beecher Preep School nel romanzo Wonder di Raquel Jaramillo Palacio (Giunti, traduzione di Alessandra Orcese). Quando il piccolo Augustus Pullman si iscrive alle scuole medie, davvero non sa cosa aspettarsi; affetto da una grave malformazione craniofacciale, ha sempre studiato da casa, protetto dalla famiglia e al riparo da sguardi indiscreti. E di certo il suo arrivo in classe non promette affatto bene; snobbato dai suoi stessi coetanei e preso in giro dal bulletto Julian, per “Auggie” non sarà affatto facile aprirsi all’amicizia (tranne con Summer, che già dal primo giorno si siederà accanto a lui durante la pausa pranzo). Ma questo è solo l’inizio dell’anno scolastico (e del romanzo); grazie alla sua incredibile ironia e complice una gita d’istruzione alla Broarwood Nature Reserve, Augustus si troverà ben presto circondato dall’affetto e dalle premure dei suoi nuovi compagni. Che, nei capitoli successivi della saga, descriveranno il rapporto con Auggie ciascuno dal proprio punto di vista. A dimostrazione che la discriminazione non è una caratteristica innata dell’animo umano, ma piuttosto una distorsione che si sviluppa con la crescita (e con l’esempio degli adulti).
Può interessarti anche
Trisha, La bambina che amava Tom Gordon di Stephen King, un orso famelico e il potere del coraggio

Dal lato opposto dello straordinario, nessuno ha più paure dei bambini (magici). Perché il loro legame con il mondo sottile è lo stesso che li rende vulnerabili alle ingerenze dell’oscurità. Ecco allora i timori infantili (del buio, della crescita, dell’abbandono) diventare veri e propri demoni in grado di disturbare il sonno. Anche di noi grandi, soprattutto quando leggiamo La bambina che amava Tom Gordon di Stephen King (Sperling & Kupfer, traduzione di Tullio Dobner); stanca dei continui litigi fra la mamma e il fratello, la piccola Trisha finisce per allontanarsi nel bosco durante un’escursione sui monti Appalachi. Dove rimarrà dispersa per parecchi giorni: senza nessun adulto su cui poter contare (a parte il suo idolo Tom Gordon, un giocatore dei Red Sox cui continua a rivolgere preghiere come fosse una divinità protettrice), Trisha dovrà preoccuparsi tanto di ritrovare la strada di casa, quanto di sopravvivere all’inseguimento di un orso famelico. Che, a ben vedere, è anche il Dio dei Perduti, un’entità malvagia che la vuole uccidere e il cui volto è composto da vespe. Perché i bambini hanno tanta fantasia, anche quando si tratta di terrore.
Può interessarti anche
Momo di Michael Ende, la “decrescita felice” e il potere di godersi il presente

Una società che ci induce a maturare anzitempo; tallonati dalle logiche della produzione (e del patriarcato, e del consumismo) cresciamo in uno stato di costante affanno, incapaci di godere del momento presente e sempre alla ricerca di obiettivi da raggiungere. Come se l’infanzia fosse un ostacolo da superare: ingaggiata dalla piccola Momo contro gli inganni dei “Signori Grigi” (che vorrebbero convincere gli abitanti del villaggio a cedere il proprio tempo libero in cambio di fantomatici interessi), nel romanzo di Michael Ende, Longanesi, traduzione di Daria Angeleri, la battaglia per il qui e ora rappresenta, a tutti gli effetti, ciò che definiremmo un movimento di decrescita felice. Perché Momo non rivendica nulla in particolare, se non il proprio diritto a essere presente: un punto di riferimento per i propri compaesani (che a lei si rivolgono quando hanno un problema), una compagna di gioco per gli altri bambini (che con lei si riuniscono fra le rovine dell’anfiteatro), un’impavida eroina con i suoi alleati Mastro Hora e la tartaruga Cassiopea (che l’aiuteranno a restituire all’umanità ogni minuto di libertà che le è stato tolto). Dallo stesso autore de La storia infinita, Salani.
Può interessarti anche
Le avventure di Peter Pan di James Matthew Barrie, un folletto ctonio e il potere di rimanere bambini

Si dice che abbia la sindrome di Peter Pan chi non vuole crescere mai; protagonista della duologia di James Matthew Barrie, Newton Compton, traduzione di Paolo Falcone, dal 1906 l’eterno bambino vive un po’ qua e un po’ là tra i giardini di Kensington (la realtà) e l’Isolachenoncè (la fantasia). Perché, come tutti i personaggi che appartengono al Popolo fatato – Capitan Uncino, Campanellino e Giglio Tigrato compresi – anch’egli è un viaggiatore interdimensionale; fuggito dalla culla quando ha appena sette giorni di vita (poiché ha sentito i propri genitori affermare che un giorno sarebbe diventato grande), il leggendario folletto ctonio si trasferisce al di là del nostro mondo per quivi accogliere tutti i Bambini Perduti, ovverosia quelli caduti dalle carrozzine quando le tate non stavano guardando. Quasi a dire che, quand’anche ci appaia scomparsa, la nostra parte infantile davvero non muore mai. Ma piuttosto continua ad esistere in un lontano altrove, ove chi lo desidera può sempre avere accesso. Come una Wendy oramai mamma cui, al termine del romanzo, Peter promette di far visita per una settimana a ogni primavera. A patto che l’amica non si dimentichi di lui (e della bambina magica che è stata).
Può interessarti anche
George di Alex Gino, l’identità di genere e il potere di essere se stessi

Spegnere in anticipo la magia dell’infanzia è senza dubbio il peccato peggiore di tutti; abbandonati per gli orrori della guerra – come Kostya in Tanta ancora Vita di Viola Ardone, Einaudi – presi di mira dal bullismo dei coetanei – in Invisibile di Eloy Moreno, Mondadori – o messi al centro dei problemi familiari – come Nico in Faremo foresta di Ilaria Bernardini, Mondadori -, a certi bambini è impedito sorridere, e questo quasi sempre per responsabilità di noi adulti. Come accade a George, o meglio Melissa, di Alex Gino (Mondadori, traduzione di Matteo Colombo); candidatasi per il ruolo di protagonista femminile durante i preparativi per la recita di quarta elementare, la piccola George/Melissa imparerà ad esprimersi grazie all’appoggio del fratello e dell’amica Kelly (ma non della madre né dell’insegnante). Un romanzo per riflettere sull’identità di genere ma soprattutto su quanto lə bambinə magicə si meritino la felicità. Senza se e senza ma.
Può interessarti anche
Tommy e Lisa, I fratelli difendieroi di Alice Basso, i personaggi dei libri e il potere dell’immedesimazione

Per mantenere un rapporto con i nostri bambini magici, la letteratura per l’infanzia (così come i giocattoli e i cartoni animati) rappresenta un canale emotivo diretto. Poiché ci riporta indietro con gli anni, ogniqualvolta entriamo in contatto con essa. Ed è forse per questo che le peripezie de I fratelli difendieroi di Alice Basso (Garzanti) tanto ci entusiasmano come fossimo lettori alle prime armi; catapultati all’interno dei libri per aiutare i famosi paladini che un tempo ci tenevano compagnia (da Pinocchio alla Fata Turchina, da Huckleberry Finn al Piccolo Principe), i coraggiosi Tommy e Lisa sfidano le narrazioni degli scrittori per proteggere i propri beniamini da tutte le ingiustizie cui sono stati sottoposti per ragioni di trama. Salvo poi scoprire che alcune disavventure – specie quelle letterarie – sono il modo migliore per prepararci alla vita senza il rischio di farci troppo male. Nel romanzo successivo, Il castello delle sfide, i due fratelli fonderanno un’Agenzia Difendieroi per liberare Alice dall’inospitale gattabuia in cui la Regina Rossa la tiene rinchiusa da qualche tempo.
Può interessarti anche
Una ventinovenne disoccupata in Anche le ragazze magiche vanno in pensione di Seolyeon Park, l’età adulta e il potere di ritornare magici

Da ultimo – e non senza un pizzico di sarcasmo – facciamo la conoscenza di una ventinovenne coreana che bambina non lo è più ma magica lo diventa in ritardo (nell’urban fantasy Anche le ragazze magiche vanno in pensione di Seolyeon Park, Mondadori, traduzione di Giulia Macrì). Proprio quando meno se lo aspetta: decisa a farla finita poiché disoccupata e sommersa dai debiti, la protagonista verrà invece salvata da Ah Roa, la coordinatrice dell’Associazione Nazionale delle Ragazze Magiche che l’ha designata quale erede perfetta nel ruolo di Governatrice del tempo. Diventare una majokko in tarda età, tuttavia, non è un gioco da ragazze, ma piuttosto un vero e proprio lavoro da professioniste: con il conto corrente al posto della bacchetta magica e con il mondo al collasso a causa della crisi climatica, riscoprirsi bambini magici è sì una responsabilità grande, ma pur sempre meravigliosa (soprattutto per la trasformazione alla Sailor Moon, che è la sequenza più virale di ogni anime che si rispetti).
Fanciulline e fanciullini, manca forse qualcuno all’appello? Ecco altri bambine e bambini magici della letteratura che assolutamente non possiamo dimenticare:
- Lavinia in L’incredibile storia di Lavinia di Bianca Pitzorno, Einaudi;
- Anna Shirley in Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery, Gallucci;
- Edwid e Elizabella Cotton in Whisperwicks di Jordan Lees, Salani;
- Prue e Mac McKeel in I segreti del bosco proibito. Wildwood di Colin Meloy, Salani;
- Coraline di Neil Gaiman, Mondadori;
- Abi, Louis e Max in Il Tempio della magia verde di Hilary McKay, Giunti;
- Oscar Matzerath in Il tamburo di latta di Günter Grass, Feltrinelli;
- Ravani Foster in I ragazzi della mezzanotte di Dan Gemeinhart, Giunti;
- Nina in La bambina della Sesta Luna di Moony Witcher, Giunti;
- Emilia in Streghetta mia di Bianca Pitzorno, Einaudi.
Scopri le nostre Newsletter
Notizie, approfondimenti e curiosità su libri, autori ed editori, selezionate dalla redazione de ilLibraio.it












