“La mia è una scrittura che lentamente cambia (…) sono cambiati il mio modo di riflettere, di capire le cose, di usare le parole, le mie idiosincrasie…”. Dagli esordi “cannibali” alle opere più recenti (a partire dal nuovo romanzo, “Il custode”): un viaggio tra i libri-bestseller di Niccolò Ammaniti (in cui trovano spazio anche cinema e serie tv)
Scrittore tra i più apprezzati, ma anche sceneggiatore e regista. Sono molti i punti da cui si può osservare il percorso letterario e artistico di Niccolò Ammaniti (figlio del noto psicoanalista Massimo), che nell’anno dei 60 torna in libreria con il romanzo Il custode (Einaudi Stile Libero), in cui il protagonista è un adolescente con un “terrificante lascito familiare” come raccontato in un’intervista a Robinson di Repubblica. E sono molti gli spunti che i suoi libri e racconti offrono a lettori e lettrici, che, durante questo viaggio ormai più che trentennale, hanno visto cambiare ed evolvere la scrittura dello stesso autore romano. Che, non a caso, in un’intervista a Rolling Stone afferma: “La mia è una scrittura che lentamente cambia (…) sono cambiati il mio modo di riflettere, di capire le cose, di usare le parole, le mie idiosincrasie”.
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Costante, invece, la presa che i libri di Ammaniti hanno sul pubblico, e la sua capacità di entrare nell’animo dei personaggi, tanto quelli maschili quanto quelli femminili (“Volevo sedermi al computer con l’idea di trovare ad aspettarmi una donna bellissima, erotica ed elegante, che mi eccitasse…”, ha confidato a Domani).
Mentre, in una video-intervista (una delle poche che si possono trovare in rete, visto che Ammaniti è persona schiva e non ha profili social ufficiali) l’autore di Io non ho paura rivela che, sin da subito, ha capito che la scrittura era la sua “via” (anche se all’inizio le storie “le raccontavo per raccontarmele e poi a un certo punto ti rendi conto che forse a qualcuno possono interessare”).
Niccolò Ammaniti: tutti i libri, da Branchie al nuovo Il custode
Nel 2026 ricorrono i trent’anni della pubblicazione di un’antologia che, se non ha fatto la storia dell’editoria, quantomeno ha segnato un prima e un dopo nella letteratura contemporanea italiana. Ovviamente parliamo di Gioventù cannibale (curata da Daniele Brolli), con la quale compie anche gli anni – si fa per dire – la collana Einaudi Stile Libero (progetto che raccontavamo in occasione del ventesimo anniversario).
E sono proprio gli anni ’90 e lo stile “cannibale” a raccontare le prime apparizioni letterarie di Niccolò Ammaniti, che nel corso dei decenni ha offerto opere di narrativa apprezzate dal pubblico, dalla critica e dalle giurie dei premi. Nei suoi primi testi (racconti e romanzi) emerge la volontà di una narrazione pulp, che pulsa di istinti violenti ed esagerati, si dirà poi grotteschi.
Ma Ammaniti non è solo un (ex) “cannibale”: è uno scrittore che entra nei suoi personaggi e nella società che vivono, sia essa più aderente alla nostra esperienza, sia essa distopica.
A posteriori, emerge una sorta di schema segreto nelle sue pubblicazioni (che, in realtà, è stato lo stesso autore a svelare): “Quando ci sono i bambini tendenzialmente sono un po’ più serio“, mentre quando i protagonisti sono gli adulti “mi sottraggo un attimo, prendo un piccolo spazio e un po’ mi diverto con loro e li prendo in giro“.
Attenzione a non fermarsi solo alla carta. Ammaniti in questi anni ha saputo navigare tra i media, lavorando con registi e sceneggiatori all’adattamento di alcune sue opere (ne parleremo più nel dettaglio), ma anche adoperarsi in prima persona per raccontare storie in televisione: pensiamo alla serie Il miracolo di cui è ideatore e showrunner. O, precedentemente, a The Good Life, il film-documentario che segna il suo debutto alla regia per raccontare la vita di tre italiani in India.
Tra romanzi di formazione e commedie (nere), opere introspettive e libri ad alta tensione, Ammaniti si aggiudica due volte il Premio Viareggio: nel 2001 con Io non ho paura e nel 2023 con La vita intima; e una volta il Premio Strega: nel 2007 con Come Dio comanda.
“Certe volte ho la sensazione di non vivere abbastanza per poter raccontare. In realtà è nell’insufficienza della vita che produci storie. Se vivi pienamente l’esistenza, non hai bisogno di raccontarla”, così lo scrittore in un’intervista a Teresa Ciabatti pubblicata dal 2015 dal Corriere della Sera.
Branchie

Se il protagonista, Marco, è appassionato di pesci, Niccolò Ammaniti si è iscritto al corso di laurea in Scienze biologiche senza però terminare gli studi
Cominciamo il percorso tra i libri di Niccolò Ammaniti con il suo esordio, Branchie. Pubblicato per la prima volta nel 1994 (da Ediesse) e successivamente nel 1997 (da Einaudi Stile Libero), il romanzo segue l’assurda avventura di Marco Donati, appassionato di pesci e malato terminale che ha deciso di non curarsi. Dalla Capitale all’India, Marco intraprende un viaggio fatto di loschi personaggi, traversie di ogni sorta e colpi di scena.
Nel nome del figlio – L’adolescenza raccontata da un padre e da un figlio

Nel 1995 Ammaniti scrive insieme a suo padre Massimo (professore onorario di Psicopatologia dello sviluppo presso la Sapienza Università di Roma e membro della International Psychoanalytical Association) una “analisi del rapporto padre/figlio” durante il periodo dell’adolescenza. Si forma così Nel nome del figlio – L’adolescenza raccontata da un padre e da un figlio (Mondadori), che alterna capitoli saggistici e capitoli narrativi. Un libro che è stato definito dallo scrittore (su Robinson) come: “Una riconciliazione dopo anni di difficoltà”.
Gioventù cannibale

Veniamo ora alla già citata celebre antologia Gioventù cannibale (curata da Daniele Brolli per Einaudi Stile Libero, 1996) che diete il via alla generazione dei cannibali, tra i quali figurava anche Ammaniti. È allora significativo, all’interno di questo percorso, soffermarsi sul suo racconto, Seratina (scritto con Luisa Brancaccio): il protagonista è Emanuele, di cui viene descritta una seratina a base di droga e bagordi assieme all’amico Aldo e alla sua amante Melania, tra sparatorie e una visita allo zoo di Roma.
L’antologia cult si completa con i testi di Paolo Caredda, Matteo Curtoni, Matteo Galiazzo, Massimiliano Governi, Daniele Luttazzi, Stefano Massaron, Aldo Nove, Andrea G. Pinketts e Alda Teodorani.
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Fango

Proseguiamo a parlare delle opere di Ammaniti con la raccolta Fango (edita da Mondadori nel ’96 e ora disponibile per Einaudi Stile Libero), formata da sei racconti che giocano e rielaborano i generi letterari (pienamente in stile “cannibale“). All’interno di Fango troviamo sei storie diverse, ora horror ora grottesche, ora crude ora comiche: i protagonisti sono i “nuovi eroi di un’umanità borderline“, uomini e donne la cui vita è segnata dalla violenza e da un’esistenza ai margini. Ricordiamo, a titolo esemplificativo, L’ultimo capodanno dell’umanità, in cui ci vengono descritte una serie di feste durante la notte di San Silvestro che si concluderanno in modo tragico. E il racconto eponimo, Fango, che descrive le conseguenze del tradimento di Albertino nei confronti del suo boss…
Ti prendo e ti porto via

Il romanzo ha ispirato Vasco Rossi per la canzone Ti prendo e ti porto via (come ricorda anche lo scrittore Sandro Veronesi, sul Corriere della Sera, rifacendosi all’Almanacco Guanda La musica che abbiamo abbandonato).
Da non dimenticare Ti prendo e ti porto via, romanzo edito da Mondadori nel ’99 e poi ripubblicato da Einaudi Stile Libero. Due coppie di innamorati e un mondo violento, così potremmo descrivere il romanzo di Ammaniti. Da un lato Pietro e Gloria, diversi per estrazione sociale e status ma uniti nel tentativo di vendetta che il giovane studente vuole attuare dopo la bocciatura. Dall’altro Graziano e Flora, due anime molto lontane, dalla vita opposta, che si trovano e si innamorano. Ammaniti sceglie però di raccontare la crudeltà della società e le traiettorie di queste due relazioni, destinate a scontrarsi.
Io non ho paura

Ammaniti ambienta la storia nel 1978: non è un caso, in quella stessa stagione avviene il drammatico e celebre rapimento di Aldo Moro.
Tra i libri più famosi e amati di Ammaniti c’è senza dubbio il longseller Io non ho paura (Einaudi Stile Libero, 2001), con cui entriamo nel nuovo millennio: un romanzo di formazione ambientato nella campagna pugliese. Lì, tra le sterpaglie, il piccolo Michele “scopre che il male esiste“: all’interno di una botola c’è infatti un bambino, sequestrato e nascosto. Ammaniti alterna scene di grande tensione a ordinaria attività familiare, descrizioni di un sole accecante a quelle del buio denso della cella, facendo emergere tutta la paura che circonda i due protagonisti. Il romanzo si è aggiudicato il Premio Viareggio per la Narrativa.
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Come Dio comanda

Dalle campagne del Sud Italia alla periferia del Nord-Est con il romanzo vincitore del Premio Strega 2007 Come Dio comanda (pubblicato nel 2006 da Mondadori e successivamente da Einaudi Stile Libero). Rino e Cristiano sono padre e figlio, così diversi eppure legati da un amore profondo e sincero. Il libro ruota attorno a loro, ai due amici – Quattro Formaggi e Danilo – e alla condizione precaria in cui sono immersi. Violento e alcolizzato, Rino organizza una rapina con la speranza di riscattare le loro vite ma l’apparizione di una ragazzina farà deviare completamente i loro migliori presupposti.
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Che la festa cominci

Vizi e virtù sono protagonisti nella commedia umana Che la festa cominci (Einaudi Stile Libero, 2009), tra i libri di Niccolò Ammaniti che più sembra mantenere un legame con le sue prime pubblicazioni. Non a caso si parla di un grande evento, organizzato dal padrone di casa Sasà Chiatti, con “cuochi bulgari, battitori neri reclutati alla stazione Termini, chirurghi estetici, attricette, calciatori, tigri, elefanti…”. Le surreali (dis)avventure dello scrittore Fabrizio Ciba diventano così specchio e satira del nostro presente.
Io e te

Torniamo a parlare di giovani protagonisti nei libri di Ammaniti con un altro romanzo di formazione, profondo e dal triste epilogo. Io e te (Einaudi Stile Libero, 2010) si concentra su due vite, quella di Lorenzo, quattordicenne “tormentato, chiuso, confinato nel suo mondo” che in qualche modo ricorda il Gordon Pym di E.A. Poe (come sottolinea l’autore), e Olivia, la sorellastra tossicodipendente. Per motivi diversi, entrambi sono in fuga dalla realtà e trovano rifugio nella cantina di Lorenzo… Si sviluppa una convivenza forzata durante la quale si scontrano, certo, ma imparano anche a conoscere sé stessi e l’altro. Ammaniti racconta cosa significa diventare grandi e offre un nuovo ritratto dell’adolescenza.
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Il momento è delicato

Nel corso degli anni Ammaniti è tornato alla forma breve, eccoci dunque alla raccolta (di ben sedici racconti, due dei quali scritti con Antonio Manzini) Il momento è delicato (Einaudi Stile Libero, 2012). Ritroviamo l’umorismo, la critica della società e l’assurdo: i testi alternano temi e stili ma hanno tutti origine “da una semplice (e spesso inverosimile) ipotesi” a cui Ammaniti dà corpo.
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Anna

Il mondo violento e complesso descritto più volte da Ammaniti assume poi una piega distopica: all’interno del romanzo Anna (Einaudi Stile Libero, 2015) non ci sono più la vita e la natura che conosciamo, desolazione e grandi spazi deserti sono ovunque e Anna, “eroina libera e coraggiosa” (come la descrive Marco Missiroli), deve scoprire nuove regole a cui fare affidamento. Rimasta sola, in un clima di disperazione dove gli adulti sono stati colpiti da un misterioso virus, lei decide di partire alla ricerca del fratellino… “Un romanzo sull’adesso”, che immancabilmente riprende la tradizione post-apocalittica unita a quella del romanzo di formazione.
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La vita intima

Dopo otto anni dal precedente libro, Niccolò Ammaniti torna con La vita intima (Einaudi Stile Libero, 2023), con cui vince il Premio Viareggio-Repaci. Tutta l’opera ruota attorno alla figura di Maria Cristina Palma, donna dall’apparente vita perfetta, moglie del Presidente del Consiglio, e che all’improvviso si ritrova a fare i conti con il segreto del suo passato, “un video che, se reso pubblico, cambierebbe le sorti sue e probabilmente addirittura quelle del governo italiano“. Ed è così che Ammaniti entra nei pensieri della donna, tra paure e fantasie, desideri e manie, costruendo un romanzo di “realismo psicologico“.
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Il custode

E arriviamo all’ultimo libro di Niccolò Ammaniti, Il custode (Einaudi Stile Libero, 2026). Nilo ha tredici anni e vive con la madre e la zia in un borgo siciliano dove, da anni, la famiglia convive con un segreto: la loro esistenza è legata alla “cosa nel bagno”. Tanto custode quanto prigioniero, Nilo scopre l’amore (“Che a quell’età somiglia a un virus”, afferma l’autore su Robinson) quando nel paesino di Triscina arrivano Arianna e sua figlia Saskia… Ma sarà disposto a sacrificarlo per mantenere fede all’antico compito?
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Niccolò Ammaniti: dai libri ai film… alle serie tv
Diamo ora spazio alle trasposizioni e ai lavori cinematografici di Niccolò Ammaniti.
L’ultimo capodanno
Nel 1998 Marco Risi (vincitore del David di Donatello come miglior regista per Ragazzi fuori) sceglie di adattare uno dei racconti dello scrittore romano, parte della raccolta Fango. Nasce così L’ultimo capodanno (ispirato al racconto quasi omonimo): un film a episodi, tutti ambientati durante la notte di San Silvestro e dal carattere grottesco. Nel cast anche Monica Bellucci, Claudio Santamaria, Marco Giallini e Iva Zanicchi. Oggi l’opera è disponibile su RaiPlay.
Branchie
Nel 1999 l’esordio di Ammaniti, Branchie, viene adattato a film con la regia di Francesco Ranieri Martinotti. Seguendo grosso modo la trama del romanzo, al centro della storia c’è Marco, interpretato nientemeno che dal cantautore Gianluca Grignani (alla sua prima partecipazione in un lungometraggio). La pellicola all’uscita non suscitò grande apprezzamento dalla critica e dal pubblico.
Io non ho paura
Ma è nel 2003 che il rapporto tra i libri di Ammaniti e il cinema si consolida e regala diverse soddisfazioni allo scrittore classe ’66. Arriva nelle sale Io non ho paura, film ispirato all’omonimo romanzo, con la regia di Gabriele Salvatores (Oscar al miglior film in lingua straniera nel ’92 con Mediterraneo) e la sceneggiatura di Ammaniti e Francesca Marciano. Nel corso di quella stagione la pellicola viene premiata ai David di Donatello (miglior fotografia e David giovani), riceve il Nastro d’argento per il miglior regista e il Premio Flaiano per la migliore sceneggiatura.
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Il siero della vanità
Nel 2004 Margherita Buy, Francesca Neri, Valerio Mastandrea e Marco Giallini sono tra i volti protagonisti di Il siero delle vanità, film diretto da Alex Infascinelli che si ispira a Il libro italiano dei morti di Niccolò Ammaniti (opera apparsa a puntate su Rolling Stone). Con la colonna sonora curata da Marco Castoldi, in arte Morgan, il film racconta con tinte noir e poliziesche il mondo della televisione e dello spettacolo.
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Come Dio comanda
Tra i film ispirati ai libri di Ammaniti anche Come Dio comanda (2008) in cui ritroviamo alla regia Gabriele Salvatores, impegnato anche nella scrittura della sceneggiatura insieme a Niccolò Ammaniti e Antonio Manzini. La pellicola, rispetto al romanzo, si concentra maggiormente sul rapporto padre e figlio, tra Rino – interpretato da Filippo Timi – e Cristiano – Alvaro Caleca.
Io e te
Nel 2012 esce invece il film Io e te, ispirato all’omonimo romanzo di Ammaniti (che partecipò anche in questo caso alla sceneggiatura). Presentato fuori concorso durante il 65esimo Festival di Cannes, Io e te vede il ritorno alla regia di Bernardo Bertolucci (dieci anni dopo The Dreamers), e protagonisti Jacopo Olmo Antinori (nei panni di Lorenzo) e Tea Falco (in quelli di Olivia). Tra i brani della colonna sonora anche Ragazzo solo, ragazza sola realizzato in italiano da David Bowie (su testo di Mogol).
Il miracolo
Arriviamo ora a parlare della serie tv Il miracolo, ideata dallo scrittore romano (che ne cura anche la regia) e trasmessa su Sky Atlantic. La serie, composta da 8 episodi, racconta la storia di quattro personaggi che si trovano di fronte a un evento unico nel suo genere, capace di sconvolgere per sempre le loro esistenze: una statuetta della Madonna sanguina dagli occhi. Ed è proprio attorno al sangue che tutta la vicenda ruota. Tra gli attori protagonisti ricordiamo Sergio Albelli, Guido Caprino, Lorenza Indovina, Elena Lietti e Alba Rohrwacher.
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Anna
Più recente, invece, la creazione della miniserie Anna, curata da Niccolò Ammaniti e ispirata al romanzo del 2015. Trasmessa nel 2021 su Sky Atlantic, ha per protagonista Giulia Dragotto nei panni della protagonista: la tredicenne Anna cerca di sopravvivere mentre un’epidemia ha colpito l’Italia e l’Europa, uccidendo la popolazione adulta. Come raccontato dal regista e autore a Repubblica, lavorare con i bambini è molto differente dal lavorare con attrici e attori adulti: “Una grande verità che ho imparato è che di fronte a una macchina da presa i bambini non recitano, giocano. (…) L’infanzia è un bene che va preservato perché le nostre migliori intuizioni sono frutto del poco che resta in noi di quel tempo”.
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