I suoi protagonisti sono uomini e donne apparentemente comuni che, all’improvviso, perdono il controllo. Basta poco per far incrinare la loro “normalità”, e per lasciar emergere paure profonde e desideri repressi. Ripercorriamo la vita e le opere di Stefan Zweig (1881-1942; morì suicida insieme alla moglie): autore raffinato e inquieto che, attraverso racconti brevi e intensi, ha indagato le ossessioni e le crepe nascoste dietro l’eleganza della borghesia europea. Un viaggio nella Vienna fin de siècle e nel tramonto dell’Europa mitteleuropea attraverso cinque tra i suoi libri più celebri (“Paura”, “Amok”, “Lettera di una sconosciuta”, “Ventiquattr’ore nella vita di una donna” e “La novella degli scacchi”), tra passioni improvvise, paure silenziose e vite destinate a spezzarsi all’improvviso…

Nel corso della Storia, ci sono state città ed epoche capaci di accogliere e dare i natali ad alcune delle menti più geniali mai esistite. Che sia l’antica Atene dei filosofi, la Firenze rinascimentale o la Parigi ottocentesca, ciò che emerge è il continuo contaminarsi delle arti, l’incontro tra discipline diverse e la nascita di nuove forme culturali.

Lo splendore culturale di Vienna

Non fa eccezione la Vienna tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX: la città di Sigmund Freud, Egon Schiele, Arthur Schnitzler, Bertha von Suttner e Lou Andreas-Salomé. Una città elegante e inquieta, fatta di caffè letterari, teatri, salotti borghesi e improvvise crepe interiori. Che, poco prima del crollo dell’Impero austro-ungarico, sembra vivere il suo ultimo momento di splendore culturale.

È in questo clima sofisticato, febbrile e malinconico che nasce e si forma Stefan Zweig (Vienna, 28 novembre 1881 – Petrópolis, 22 febbraio 1942), autore capace come pochi di raccontare ciò che si muove sotto la superficie delle persone. Nei suoi testi convivono il salotto viennese e l’abisso, la raffinatezza psicologica e il crollo storico. Zweig scrive di passioni improvvise, desideri repressi, sensi di colpa, fughe e ossessioni; altresì racconta la fine di un intero mondo culturale.

Fotografia di Stefan Zweig

Stefan Zweig (credit Imagno Getty Images)

La “normalità” si incrina, lasciando emergere paure profonde e desideri

I suoi protagonisti sono uomini e donne apparentemente comuni che, all’improvviso, perdono il controllo. Basta poco: una lettera inattesa, uno sguardo, un incontro casuale, un tavolo da gioco o una passione mai confessata. E così la “normalità” si incrina lentamente, lasciando emergere paure profonde e desideri che sembravano destinati a restare nascosti. È forse proprio questa capacità di indagare i moti più invisibili dell’animo umano a rendere Zweig ancora oggi così moderno e letto.

Non sorprende allora che Wes Anderson abbia guardato proprio a Zweig per costruire l’atmosfera malinconica di Grand Budapest Hotel: l’eleganza decadente, gli alberghi mitteleuropei… Lo stesso Anderson ha raccontato di amare profondamente la voce narrativa di Zweig e il modo in cui i suoi racconti accompagnano lentamente chi legge dentro le vite dei personaggi.

La vita di Stefan Zweig (e il suicidio insieme alla moglie)

Giornalista, biografo e storico, Stefan Zweig attraversa nella propria vita molte delle contraddizioni del ‘900 europeo. Nato in una famiglia benestante nella Vienna imperiale, cresce in un ambiente culturalmente vivacissimo e sin da giovane sviluppa un forte pensiero anti-nazionalista, convinto che arte e cultura possano superare i confini politici.

Dopo gli studi in Filosofia tra Vienna e Berlino, viaggia molto tra Francia, Belgio e Inghilterra, entrando in contatto con alcuni dei maggiori intellettuali europei del tempo. Lo scoppio della Prima guerra mondiale segna profondamente la sua esistenza: mentre l’Europa sprofonda nel nazionalismo e nella violenza, Zweig sceglie una posizione pacifista e si rifugia in Svizzera, dove mantiene i contatti con figure come Hermann Hesse.

Negli anni ’20 e ’30 pubblica racconti, novelle, saggi e biografie ottenendo il successo internazionale. Eppure, proprio mentre il continente sembra vivere il suo ultimo momento di stabilità, Zweig ne percepisce già tutta la fragilità. Nei suoi libri il controllo si spezza improvvisamente, le passioni travolgono la razionalità e l’eleganza borghese lascia affiorare inquietudini profonde.

Il peso dell’ascesa del nazismo

L’ascesa del nazismo distrugge definitivamente quell’idea di Europa cosmopolita in cui aveva creduto per tutta la vita. Nel 1933 i suoi libri vengono bruciati dal regime insieme a quelli di autori come Thomas Mann, Sigmund Freud ed Erich Maria Remarque.

Costretto a lasciare l’Austria dopo l’Anschluss, Zweig vive un lungo esilio tra Inghilterra, Stati Uniti e Brasile. Ma il suo non è soltanto un allontanamento geografico: è la perdita definitiva della propria patria spirituale, quell’Europa colta, aperta e liberale che aveva attraversato tutta la sua opera.

Nel 1942, a Petrópolis, Stefan Zweig si suicida insieme alla seconda moglie Lotte. Un gesto che ancora oggi appare inseparabile dal tramonto di quel mondo mitteleuropeo che lo scrittore aveva raccontato per tutta la vita.

Cinque tra i libri di Zweig (tra ossessioni improvvise e desideri repressi)

Paura, Amok, Lettera di una sconosciuta, Ventiquattr’ore nella vita di una donna e La novella degli scacchi: cinque opere per entrare nel mondo letterario di Stefan Zweig, tra ossessioni improvvise, desideri repressi, sensi di colpa e vite borghesi sul punto di incrinarsi.

Paura – L’indagine psicologica

copertina di Paura, libri di Stefan Zweig

Paura è forse il racconto in cui emerge maggiormente l’interesse per la psicoanalisi e per il lavoro dell’amico Sigmund Freud

Nel 1920 Stefan Zweig pubblica il racconto Paura (qui nell’edizione Garzanti, traduzione di Caterina Beghini), un’indagine psicologica che ha nel soggetto protagonista una donna adultera dell’alta borghesia viennese. In quel contesto, si sviluppa la storia del ricatto e del senso di colpa, sempre più pesanti, che opprimono la vita di Irene Wagner. E così, pagina dopo pagina, chi legge si trova a pedinare Irene, a sentirne i nervi a fior di pelle e il battito accelerare, testimonianza di come, molto spesso, la paura della scoperta sia persino peggiore della condanna stessa. Non manca poi il colpo di scena finale, mentre la donna, sempre più nervosa, inizia a dubitare di ogni persona vicina.

Amok – Il lato peggiore dell’essere umano

copertina di Amok, tra i libri di Stefan Zweig

La condizione patologica denominata Amok ancora oggi si manifesta in alcune aree del sud-est asiatico ma sin dalla metà dell’Ottocento si sono registrati dai casi, tanto da ispirare diversi scrittori, tra cui Georges Simenon

Tra i racconti divenuti più celebri di Stefan Zweig sicuramente c’è Amok (Adelphi, traduzione di Emilio Picco): un centinaio di pagine dal ritmo forsennato che descrivono il lato peggiore dell’essere umano. Quello violento, febbrile e irrefrenabileAmok ha la forma di una confessione: è lo stesso protagonista che a distanza di qualche tempo racconta a un uomo – incontrato sul ponte di un’imbarcazione – cosa gli sia successo e come una “follia rabbiosa, una specie di idrofobia umana” lo abbia contagiato. Zweig coinvolge tutti i cinque sensi per portare chi legge nella mente di quell’uomo, un medico dai molti conti in sospeso, che ora si trova in fuga – per l’ennesima volta – e senza più nessuno accanto. Amok è breve e intenso. Le scene continuano a cambiare, facendo oscillare l’asticella tra il pathos drammatico e la tensione del thriller.

Lettera di una sconosciuta – L’amore, tragico e assoluto

copertina di Lettera di una sconosciuta, libri di Stefan Zweig

Rappresentato anche a teatro, Lettera di una sconosciuta è stato pubblicato in tedesco per la prima volta nel 1922

Ancora più breve, ma non per questo meno lancinante, è il racconto Lettera di una sconosciuta (Garzanti, traduzione di Chicca Galli). Stefan Zweig racconta la disperazione e l’amore di una donna per un uomo inarrivabile, un ricco e facoltoso romanziere austriaco. Per fare ciò, sceglie di lasciare che sia la protagonista a parlare, anzi a scrivere: tra queste pagine, infatti, leggiamo una lunga lettera che riepiloga i quindici anni appena trascorsi, dall’innamoramento agli incontri casuali, da quell’unica notte di passione ai drammi che hanno fatto seguito. È un amore assoluto che si consuma isolato e mai riconosciuto (come il viso della stessa donna), che “sarebbe potuto essere” e invece ci viene mostrato come occasione mancata e ossessione di un’intera vita. Il finale, drammatico, apre poi al capitolo in cui possiamo osservare quell’uomo, con i fogli in mano…

Ventiquattr’ore nella vita di una donna – Un passato che riemerge

copertina di Ventiquattr'ore nella vita di una donna, libri di Stefan Zweig

Si potrebbe dire che il pettegolezzo accompagni da sempre la vita sociale, ieri come oggi. E lo sa bene Stefan Zweig, che attraverso le pagine di Ventiquattr’ore nella vita di una donna (Garzanti, traduzione di Berta Burgio Ahrens) offre a lettori e lettrici la possibilità di entrare nella giornata che ha cambiato per sempre l’esistenza di tale Mrs C., una distinta gentildonna inglese. Ma come arriviamo a questo racconto-confessione? La novella, datata 1927, comincia in un lussuoso albergo della Costa Azzurra, in subbuglio per la fuga di una “moglie e madre irreprensibile” con un giovane intrigante… Un gesto incomprensibile, che attira le cattiverie degli ospiti e invoglia proprio la signora C. a raccontare la sua storia, e quell’amore che l’ha gettata in una spirale di passione e tormento. Chi legge non può fare altro che lasciarsi trascinare tra le onde di quel passato turbolento, fatto di sensualità e gioco d’azzardo.

La novella degli scacchi – Due uomini e la fine dell’Europa

copertina di La novella degli scacchi, Stefan Zweig

Tra le opere di Zweig, la Novella degli scacchi (Garzanti, traduzione di Simona Martini) colpisce non solo per la trama, ma anche – e forse soprattutto – per il momento in cui l’intellettuale austriaco la scrisse: ovvero pochi mesi prima di suicidarsi con sua moglie. E non a caso, Daniele Del Giudice, nella sua prefazione, sottolinea come emerga tra queste pagine “lo stato d’animo di abbandono, di infinita stanchezza, di rinuncia alla lotta“. Zweig affida a due uomini e a una partita di scacchi il racconto della dissoluzione della propria patria spirituale, spazzata via dai totalitarismi… Da un lato Czentovic, campione rozzo e indiscusso, e dall’altro un uomo misterioso, dal passato doloroso e dall’incredibile talento.

Il mondo di ieri – L’autobiografia

Il mondo di ieri, libri di Stefan Zweig

L’autobiografia, spesso presentata con il sottotitolo Ricordi di un europeo, fu pubblicata postuma

Il mondo di ieri (Garzanti, traduzione di Paolo Lucca e Lorena Paladino) è l’ultima opera di Stefan Zweig, la sua autobiografia ma anche quella di un’intera generazione che ha conosciuto, probabilmente, il volto migliore e poi peggiore dell’umanità e del continente europeo. Tra queste pagine, infatti, ci sono viaggi e incontri, arte e bellezza… ma anche la consapevolezza di quello che accadde nel settembre 1939. E così Zweig non racconta soltanto sé stesso, bensì il tramonto di quell’Europa colta e cosmopolita che aveva attraversato tutta la sua esistenza.

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