In Francia le proteste degli studenti delle superiori stanno diventando sempre più dure. Il dibattito è inevitabilmente intenso, e c’è anche chi si chiede se a scatenare la rivolta sia stato il divieto del cellulare… Per Enrico Galiano, “sarebbe assurdo sostenere che migliaia di studenti abbiano cominciato a protestare perché qualcuno gli ha tolto TikTok”. Lo scrittore e insegnante riflette: “Ma se, alzando finalmente gli occhi dal feed, quei ragazzi avessero cominciato semplicemente a guardarsi intorno?”. E propone provocatoriamente sette giorni con il cellulare spento: “Tutti”, studenti e adulti. “Forse cominceremmo semplicemente a guardarci intorno anche noi…”. A quel punto, “di motivi per essere arrabbiati ne avremmo parecchi…”
Stamattina stavo tornando da scuole e intanto ascoltavo Uno, nessuno, 100Milan su Radio 24 quando ho sentito raccontare una storia.
Arriva dalla Francia, dove da giorni le proteste degli studenti delle superiori stanno diventando sempre più dure. Scuole bloccate, scontri con la polizia, ragazzi arrestati, feriti, lacrimogeni.
Il giorno prima, il 6 ottobre, Le Grand Continent aveva pubblicato un lungo pezzo dal titolo piuttosto semplice: Et si l’interdiction du portable avait déclenché la révolte des lycéens? Tradotto: e se a scatenare la rivolta degli studenti fosse stato il divieto del cellulare?
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A scriverlo è Guillaume Thomas, pseudonimo dietro cui si nasconde un professore di liceo della periferia parigina. Uno che quelle proteste non le sta guardando in televisione, ma è una specie di infiltrato: parla con i ragazzi che occupano, incontra quelli colpiti dai lacrimogeni, entra nelle scuole e prova a chiedere: ma voi, almeno, sapete perché state protestando?
Le risposte sono confuse.
La Palestina. La mensa. Il diritto di andare in bagno durante le lezioni. Troppe ore a scuola. Gli insegnanti che mancano. Le condizioni degli edifici. Il futuro. Tutto insieme. Poi, però, il professore fa un’osservazione.
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Da settembre in Francia il divieto di utilizzo del cellulare, già previsto nelle scuole e nei collèges, è stato esteso anche ai licei. È una scelta ufficiale del governo francese: durante la giornata scolastica niente smartphone per gli studenti. E Thomas si accorge che qualcosa è cambiato.
L’anno prima, durante gli intervalli, vedeva trenta ragazzi chini su trenta schermi. A pranzo, stessa cosa.
Trenta adolescenti nella stessa stanza e quasi nessuno che parla con quello seduto a mezzo metro.
Quest’anno il telefono non c’è. E i ragazzi, racconta il professore, sono più vivaci. Più agitati. Più disordinati. Più infantili. Anche più insopportabili, aggiunge. E a quel punto gli viene un dubbio.
Forse il divieto del cellulare non spiega affatto quello che sta succedendo in Francia. Sarebbe assurdo sostenere che migliaia di studenti abbiano cominciato a protestare perché qualcuno gli ha tolto TikTok. Lo dice lui stesso: propone soltanto una possibile “ipotesi di innesco”.
Ed questa la frase che mi ha colpito: e se, alzando finalmente gli occhi dal feed, quei ragazzi avessero cominciato semplicemente a guardarsi intorno?
Perché quando alzi gli occhi, il mondo ricompare. Ricompare quello seduto accanto a te. Ricompare il muro scrostato. Ricompare il professore che manca da tre settimane. Ricompare il compagno che ti racconta che anche nella sua classe succede la stessa cosa. Ricompare il futuro che ti hanno promesso e quello che invece cominci a intravedere. E, soprattutto, ricompaiono gli adulti.
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Quelli che ti spiegano quanto sei dipendente dal telefono mentre controllano WhatsApp a cena. Quelli che ti dicono di spegnerlo e poi prendono il loro per vedere una notifica. Quelli che a scuola te lo confiscano e cinque minuti dopo usano il proprio per fare l’appello.
È uno dei passaggi più cattivi e riusciti del pezzo francese: il ragazzo guarda l’adulto che gli ha tolto lo smartphone e vede qualcuno dipendente esattamente quanto lui.
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E allora mi è venuto da pensare una cosa. Facciamolo davvero. Sette giorni con il cellulare spento. Tutti.
Studenti, insegnanti, genitori, dirigenti, giornalisti, politici. Dentro e fuori da scuola. Sette giorni senza quel coso che ormai prendiamo in mano appena si apre mezzo secondo di vuoto.
Vorrei vedere cosa succederebbe dopo il nervosismo iniziale. Quando non potremmo più rifugiarci nello scroll, nelle notifiche, nei video, nelle chat.
Forse cominceremmo semplicemente a guardarci intorno.
Letture originali da proporre in classe, approfondimenti, news e percorsi ragionati rivolti ad adolescenti.
E lì il problema sarebbe un altro. Perché di motivi per essere arrabbiati ne avremmo parecchi. Stipendi che non bastano. Scuole che cadono a pezzi. Ospedali in affanno. Affitti impossibili. Lavori precari. Ragazzi che vedono restringersi il futuro. Adulti esausti che continuano a correre senza sapere bene dove.
Forse ci siamo assuefatti talmente tanto a quel piccolo rettangolo luminoso da non accorgerci più nemmeno di tutto quello che, fuori da lì, dovrebbe farci alzare la testa.
Sette giorni senza. Non so se partirebbe una rivoluzione. Ma, di sicuro smetteremmo, di far finta che vada tutto bene.
L’AUTORE – Enrico Galiano, insegnante e scrittore friulano classe ’77, in classe come sui social, dove è molto seguito, sa come parlare ai ragazzi.
Dopo il successo di romanzi (tutti usciti per Garzanti) come Eppure cadiamo felici, Tutta la vita che vuoi, Felici contro il mondo, e Più forte di ogni addio, ha pubblicato un libro particolare, Basta un attimo per tornare bambini, illustrato da Sara Di Francescantonio. È poi tornato al romanzo con Dormi stanotte sul mio cuore, e sempre per Garzanti è uscito il suo primo saggio, L’arte di sbagliare alla grande. Con Salani, Galiano ha quindi pubblicato la sua prima storia per ragazzi, La società segreta dei salvaparole. Ed è poi uscito, ancora per Garzanti, il suo secondo saggio, Scuola di felicità per eterni ripetenti.
Dopo il romanzo Geografia di un dolore perfetto, è tornato in libreria con Una vita non basta, e ha poi pubblicato, sempre con Salani, il secondo libro per ragazzi, L’incredibile avventura di un super-errore. Con Garzanti nel 2025 è poi uscito il romanzo Quel posto che chiami casa, e con Einaudi Stile Libero, nel 2026, Il cuore non va a dormire.
Il suo nuovo libro è Il mio migliore amico è un fantasma (Salani).
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