Silvia Dai Prà, Claudia Durastanti, Leo Ortolani, Andrea Pomella, Francesca Tassini e Ilaria Tuti: entra nel vivo la terza edizione del Premio Wondy per la letteratura resiliente con l'annuncio della sestina - I particolari

Entra nel vivo la terza edizione del Premio Wondy per la letteratura resiliente, nato nel 2018 in memoria della giornalista e scrittrice Francesca Del Rosso (1974-2016), conosciuta con il soprannome Wondy e autrice del volume Wondy – ovvero come si diventa supereroi per guarire dal cancro (Rizzoli, 2014), nel quale ha raccontato con ironia e coraggio la sua lotta contro la malattia.

Selezionate dal Comitato Promotore del Premio tra le 62 proposte inviate dalle case editrici, “e scelte per la particolare forza ed efficacia con cui è espresso in forma narrativa il concetto di resilienza nelle sue varie sfumature, sensibilizzando sulla capacità di far fronte in modo positivo agli ostacoli della vita e trasformare le difficoltà in opportunità, le sei opere finaliste che verranno sottoposte al giudizio di due giurie, una tecnica e una popolare”, sono:

Senza salutare nessuno di Silvia Dai Prà (Laterza)  

Una storia avvincente sull’esodo degli italiani d’Istria e Dalmazia e le ‘foibe’. Un libro coraggioso e al tempo stesso ironico e lieve, che nel riportare alla luce le vicende e il destino di una famiglia, affronta il tema delle conseguenze, per intere generazioni, della violenza subita e delle sofferenze, delle amnesie e dei silenzi necessari per continuare a vivere.

La straniera di Claudia Durastanti (La nave di Teseo)

Figlia di due genitori sordi che al senso di isolamento oppongono un rapporto passionale e iroso, emigrata ancora bambina in un paesino lucano da New York, la protagonista di questo libro vive una storia che unisce vecchie e nuove migrazioni. Il racconto di un’educazione sentimentale contemporanea, disorientata dalla cognizione della diversità fisica e da distinzioni sociali irriducibili, nel quale l’autrice indaga il sentirsi sempre stranieri e ubiqui.

 Cinzia di Leo Ortolani (Bao Publishing)

Un massiccio romanzo grafico, nel quale l’autore racconta uno dei suoi personaggi più memorabili e amati: Cinzia, una transessuale patinata di cui racconta le vicende tra amore, consapevolezza di sé, esposizione dell’ipocrisia dei perbenisti, pathos, comicità e musical.

 L’uomo che trema di Andrea Pomella (Einaudi)

Un memoir di rara potenza. La storia della depressione di un giovane uomo che guarda il suo male in faccia, nel dirupo quotidiano della vita, per cercare di capirlo più che può, usando tutte le armi che ha e non fermandosi davanti a nulla: l’intelligenza, la forza delle parole, la letteratura, l’arte, la musica, l’ironia, la memoria

 Come mosche nel miele di Francesca Tassini (Solferino)

«Il gruppo era una specie di madre adottiva che accoglieva qualsiasi bastardo: tossici, gente di strada, ragazzini scappati di casa, matti, quelli veri.» Francesca sa bene che ne verrà plasmata. Ma quando l’autodistruzione sembra una fine inevitabile, una scintilla è ancora viva: uscirne si può. Una voce cruda e poetica, che racconta il cuore di tenebra di una generazione, devastata dalla tossicodipendenza, trasfigurando una storia vera in lisergico romanzo di formazione.

   Ninfa dormiente di Ilaria Tuti (Longanesi)

Un thriller resiliente a partire dalla sua protagonista: Teresa Battaglia, commissario di polizia specializzata in profiling, che indaga con tenacia e con forza nonostante il suo corpo e la sua mente siano minati dalla malattia: “Il male ha tracciato un disegno e a me non resta che analizzarlo minuziosamente e seguire le tracce. Dovrò arrivare fin dove gli indizi mi porteranno. E fin dove le forze della mia mente mi sorreggeranno. Ogni giorno cammino sopra l’inferno, ogni giorno l’inferno mi abita e mi divora”.

 

La giuria tecnica, designata annualmente tra una rosa di giornalisti, accademici, scrittori e personalità del mondo della cultura e della comunicazione, per questa edizione è presieduta da Massimo Gramellini e composta da Ritanna Armeni, Luca Dini, Chiara Fenoglio, Fabio Geda, Lorenzo Marone, Emanuele Nenna, Nadia Terranova, Gianni Turchetta e Simona Vinci, ciascuno dei quali ha dato la propria definizione di resilienza: per Gramellini vuol dire “non scappare dal dolore, ma attraversarlo”, per Armeni è “un atto di fede quotidiano nella bellezza della vita”, per Geda significa “avere la saggezza di distinguere ciò che possiamo cambiare da ciò che non possiamo far altro che accettare e poi trasformare quella consapevolezza in amore”, per Terranova è “una parola superstite che indica non solo il sopravvivere ma anche il prendersi cura di quella sopravvivenza, come fa la scrittura”.

Al vincitore decretato dalla giuria tecnica andrà un premio di 5000 euro e un’opera su tela dell’artista Luca Tridente, le cui opere assegnate nelle prime due edizioni del Premio Wondy  sono state entrambe inserite nel Catalogo dell’arte moderna (Editoriale Giorgio Mondadori), considerato un punto di riferimento per l’arte moderna e contemporanea.

Alla giuria popolare potranno partecipare tutti coloro che, a partire dal 7 gennaio 2020, esprimeranno la propria preferenza sulla pagina facebook del Premio. Il vincitore decretato dalla giuria popolare riceverà un premio di 2000 euro.

Nelle precedenti edizioni, il premio della giuria tecnica è andato nel 2017 a Alessandra Sarchi per La notte ha la mia voce (Einaudi) e nel 2018 a Rossella Postorino per Le assaggiatrici (Feltrinelli). Quello della giuria popolare invece a Barbara Garlaschelli per Non volevo morire vergine (Piemme) e Ritanna Armeni con Una donna può tutto (Ponte alle Grazie).

La premiazione della terza edizione avrà luogo a Milano, presso il Teatro Manzoni, il 9 marzo 2020 nel corso di una serata di festa, organizzata dall’associazione “Wondy Sono Io”, creata insieme a un gruppo di amici da Alessandro Milan, “con l’obiettivo di proseguire la grande eredità umana e intellettuale lasciata dalla moglie Francesca, grande appassionata di libri, che con la sua storia ha saputo insegnare a donne e uomini come nella vita le difficoltà di varia natura possano – e debbano – essere affrontate, possibilmente con il sorriso”.

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