Michele Mari è ancora il favorito nella corsa all’80esima edizione del Premio Strega? Con il passare delle settimane avanzano le quotazioni di Alcide Pierantozzi (altro autore Einaudi…), senza dimenticare la presenza in “dozzina” di Bianca Pitzorno, un’autrice amata da generazioni di lettrici e lettori – Ecco le ultime voci in vista della semifinale del riconoscimento letterario più ambito d’Italia

A vincere l’80esima edizione del Premio Strega sarà Michele Mari, a lungo considerato il favorito (ne scrivevamo a inizio anno, e gran parte dei retroscena che abbiamo raccolto hanno poi trovato conferma nella dozzina selezionata dal Comitato direttivo), o il 70enne autore di I convitati di pietra (Einaudi) corre più di qualche rischio?

Premesso che (quasi) ogni edizione del riconoscimento letterario più ambito e discusso ha il suo libro favorito e che, in questi casi, spesso vengono alimentate voci mirate a immaginare una gara più aperta di quella che poi andrà effettivamente in scena, va detto che paradossalmente (ma non è certo la prima volta che accade) alcuni dei rivali più temibili del sofisticato scrittore, poeta e traduttore, finalista al Campiello 2024 con Locus desperatus e ora al debutto al premio romano, sono pubblicati proprio dalla sua casa editrice, o comunque dal suo gruppo editoriale (Mondadori)…

Sì perché tra i 12 semifinalisti troviamo in particolare Alcide Pierantozzi, le cui quotazioni, a quanto ci risulta, salgono di settimana in settimana.

Autore di Lo sbilico (proposto dall’ex vincitrice al Ninfeo Donatella Di Pietrantonio – altra autrice di via Biancamano), in cui affronta il tema della malattia mentale, Pierantozzi gode del sostegno di molti colleghi, ed è fresco vincitore del Premio Wondy di letteratura resiliente , della 42esima edizione del Premio Nazionale di Narrativa Bergamo e della seconda edizione del Premio letterario Valle d’Aosta, la cui giuria è presieduta da Paolo Giordano (nome di peso nel Comitato direttivo dello Strega, e a sua volta autore Einaudi), e vede tra i suoi membri Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci.

Originario di San Benedetto del Tronto, Pierantozzi, che ha da poco compiuto 41 anni, ha studiato Filosofia alla Statale di Milano, e ha fatto parlare fin dal debutto del 2006 con Uno in diviso.

In un’intervista a Sette del Corriere della Sera del giugno 2025, a proposito di Lo sbilico ha spiegato: “Non mi interessa la discussione su quanto sia letterario: volevo parlare di cose specifiche, di cui si sa poco. Gli effetti indesiderati dei farmaci, il gastroprotettore, l’impotenza, il ritardo orgasmico. Mettere il mio corpo disastrato al centro. La malattia mentale è molto corporea: il dolore mentale è un dolore fisico. Ma il libro non l’ho riletto: se lo facessi finirei ricoverato stanotte. È come aver girato un porno ed essermene pentito troppo tardi: mi vergogno con la consapevolezza ulteriore che è sbagliato farlo”.

Alcide Pierantozzi nella foto di Agne Raceviciute

Alcide Pierantozzi nella foto di Agne Raceviciute

E in un’altra intervista, di qualche settimana prima, con Rivista Studio, a proposito della difficoltà nel trovare una definizione al suo libro, ha risposto: “Ho scritto ricoprendo tre incarichi: quello dell’invasato che tira fuori tutto da sé stesso, quello dell’interprete razionale che prova a tradurlo, e quello di un altro interprete che litiga col primo. Sono diventato il filosofo della mia follia, e per farlo non ho potuto inventare niente – tranne, a un certo punto, le montagne innevate a Carpi. L’ho fatto apposta, come a dire: guardate che tutto il resto è vero! Non lo definirei un romanzo, forse è una testimonianza, o forse una deposizione scritta per un giudice che vorrei mi aiutasse a capire cosa mi succede. O addirittura un modo per provare a capirci qualcosa da solo, per tracciare mappe, per ricomporre i passaggi che mi hanno portato alla malattia”.

Premio Strega 2026

Sempre in riferimento ai rivali “interni” di Mari, in “dozzina” allo Strega 2026 c’è un’altra autrice Einaudi, Nadeesha Uyangoda, il cui Acqua sporca è stato proposto da Gaia Manzini. Il libro è stato presentato come “una storia famigliare e un’epopea di donne: Neela e Ayesha che vivono in Italia; Himali, Pavitra e Hirunika che sono rimaste in Sri Lanka”. Un ruolo non secondario lo gioca lo stile: “Uyangoda si avvale di una lingua sinuosa che accoglie nella sua sintassi il continuo movimento di questa nostra contemporaneità. Mescola lessico e culture diverse a nuovi punti di vista, ma soprattutto parla di un’idea più autentica d’identità, lontana dagli stereotipi culturali“.

Di certo, per la casa editrice torinese non sarà semplice gestire quest’edizione.

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premio strega 2026 12 libri candidati

Tra gli sfidanti di Mari c’è poi Teresa Ciabatti, il cui Donnaregina, pubblicato da Mondadori (casa editrice a cui lo Strega manca ormai dal 2012), è presentato da un nome di peso, quello di Roberto Saviano. L’autore di Gomorra, è il caso di ricordarlo, in passato non ha speso parole gentili verso il premio romano (erano i tempi della discussa presenza in gara di Elena Ferrante); ora, in veste di Amico della domenica, torna a presentare un libro a distanza di 10 anni dall’ultima volta. Che sia il preluidio a un futuro debutto da concorrente? (E no, se ve lo state domandando, non è troppo prematuro parlare delle prossime edizioni dello Strega, visto che già circolano i nomi di almeno due noti autori che punterebbero all’edizione 2027, e addirittura di qualcun altro che si starebbe concentrando sul 2028!).

Ma torniamo al presente, e a Mari. Forse consapevole di quanto, in alcuni casi, allo Strega possa risultare rischioso concorrere da “favorito”, in una recente intervista a Lucy sulla cultura, alla domanda “come vive i premi?“, l’ex docente della Statale di Milano (noto tifoso milanista) ha risposto quasi come a voler mettere le mani avanti: “Con serenità, come un’occasione da cogliere e da affrontare nel modo più sportivo possibile. Sono molto meno sportivo nel tifo calcistico, per esempio”.

Quanto all’autrice di Donnaregina (in finale al già citato Premio Valle d’Aosta vinto da Pierantozzi), seconda al Ninfeo nel 2017 dietro a Paolo Cognetti, nel 2021 Ciabatti restò addirittura fuori dalla cinquina, e non senza polemiche. A Segrate (dove quest’anno inizialmente l’attenzione era stata rivolta specialmente a Non vi sarà più notte di Leonardo Colombati, proposto da Alessandro Piperno ma poi rimasto fuori dalla “dozzina”) questa volta faranno di tutto per andar meglio di cinque anni fa.

L’80esima edizione del Premio Strega sarà dunque “contendibile”? A quanto ci risulta, dipenderà non solo dall’avanzata dell’“onda” Pierantozzi, ma anche dal piazzamento in semifinale di Bianca Pitzorno, da settimane in classifica con La sonnambula (Bompiani). Come abbiamo raccontato, Ofelia Rossi, la protagonista del nuovo romanzo dell’autrice sarda classe ‘42, che ha fatto amare la lettura (e le storie) a generazioni di lettrici e lettori, è una donna che vede oltre, e che sa ascoltare. Staremo a vedere quanto lontano saprà portare la sua ideatrice…

Premio Strega 2026 illustrazione di Marco Oggian

Introducendo la “dozzina”, Melania Mazzucco ha fatto notare che “l’elemento più rilevante di quest’anno è il ritorno del romanzo. Il ritorno della storia, e delle storie, e la parallela contrazione di narrazioni autobiografiche, memorie familiari e/o di auto-fiction, che avevano invece prevalso nelle recenti edizioni”.

E a proposito di “ritorno del romanzo”, e di libri che puntano alla finale, non si può non citare Occhi di bambina (Guanda) di Marco Vichi, proposto da Laura Bosio. Il “padre” dell’amato commissario Bordelli qui narra la storia di Arianna, una bambina di 7 anni, a cui la nonna fa una domanda che potrebbe cambiare la vita di entrambe: “Vuoi andare dalla mamma o vuoi stare qui?”. Con i nonni la piccola sta bene, ma sua madre le manca. Siamo nel 1985, e quella domanda sarà l’inizio di un’avventura che, per la piccola, si trasformerà in un’odissea.

Alla finale di luglio ambiscono anche due libri pubblicati dalla Nave di Teseo (è rimasta invece fuori dalla gara un’altra autrice della Nave, la 94enne Edith Bruck): Lina e il sasso di Mauro Covacich, proposto da Edoardo Nesi, e L’invenzione del colore di Christian Raimo, proposto da Luciana Castellina. Per entrambi non sarà semplice superare lo scoglio della semifinale.

In corsa troviamo pure Platone – Una storia d’amore di Matteo Nucci, proposto da Giancarlo De Cataldo e pubblicato da Feltrinelli (che ha trionfato allo Strega 2025 con L’anniversario di Andrea Bajani). Per Nucci si tratta della terza partecipazione allo Strega, dopo i due quarti posti del 2010 e del 2017 (con l’editore Ponte alle Grazie).

Non solo: a sperare nella finale c’è la palermitana Sellerio, in gara con La rosa inversa della poetessa e scrittrice siciliana classe 1943 Maria Attanasio (a proporre il libro è stata Ottavia Piccolo).

In “dozzina” ci sono altri due testi pubblicati da piccole raffinate case editrici che potrebbero giocarsi la presenza nella “sestina” finalista (perché “sestina”? ricordiamo che il regolamento prevede la presenza in finale di almeno un libro pubblicato da una marchio di piccole dimensioni, e questo a volte può a volte portare ad avere sei titoli – o anche sette – nella serata conclusiva). Si tratta di due opere meritevoli, a livello stilistico e non solo: Vedove di Camus (L’orma) di Elena Rui, proposto da Lisa Ginzburg, e l’imperdibile Storia di un’amicizia (Quodlibet) di Ermanno Cavazzoni, proposto da Massimo Raffaeli. In quest’ultimo libro Cavazzoni narra il legame con un altro scrittore, Gianni Celati, venuto a mancare nel 2022, e lo fa in un’autoironica opera frammentata che, nella toccante parte finale, cambia sorprendentemente tono.

Quest’anno, tra l’altro, la finalissima non sarà ospitata dal Ninfeo di Villa Giulia, ma si terrà “eccezionalmente” sulla Piazza del Campidoglio, mercoledì 8 luglio (cambia dunque anche il giorno della settimana della finale, solitamente in programma il primo giovedì di luglio). Quanto alla semifinale, invece, non si registrano novità: si terrà il 3 giugno, nella consueta cornice, il Teatro Romano di Benevento.

Dopodiché, la vittoria dipenderà dal voto di ben 800 aventi diritto, così distribuiti: “460 Amici della domenica, 245 votanti dall’estero selezionati da 35 Istituti Italiani di Cultura nel mondo, che contribuiscono alla formazione della giuria esprimendo ciascuno 7 giurati tra studiosi, traduttori e appassionati della nostra lingua e letteratura, 30 voti collettivi espressi da scuole, università e circoli di lettura delle Biblioteche di Roma, 65 voti di lettori forti scelti nel mondo delle professioni e dell’imprenditoria”.

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Prima della gara, però, l’attesa è per la mostra per l’80esimo anniversario: curata da Maria Luisa Frisa e Mario Lupano, verrà inaugurata il 29 aprile al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma (l’esposizione è realizzata in collaborazione con BPER Banca, Persol e Camera Nazionale della Moda Italiana).

Come ha recentemente ricostruito Giovanni Solimine, presidente della Fondazione Bellonci, “l’11 giugno del 1944, una settimana dopo l’ingresso a Roma delle truppe del generale Clark, si tenne in casa Bellonci la prima riunione di quelli che da allora in poi si definiranno Amici della domenica”.  Per Solimine “queste riunioni e lo spirito che animava questo embrione di una risorgente società civile, sono uno dei primi segnali della rinascita di Roma e del Paese e del desiderio diffuso nel ceto intellettuale di connotare la nuova Italia anche attraverso una ripresa della vita culturale. Qualche tempo dopo, tra questi amici maturò l’idea di dare avvio a un premio letterario di tipo nuovo, con ‘una giuria vasta e democratica’. Alla proposta di Maria e Goffredo Bellonci aderì con entusiasmo Guido Alberti, uno dei frequentatori della loro casa romana, appartenente alla famiglia di imprenditori titolari dell’azienda produttrice del liquore Strega. Il premio è figlio di quel clima e di quell’amicizia, ma anche in seguito si è intrecciato in vario modo con le vicende della società italiana”.

copertina di Romanzo privato, libri ultime uscite primavera 2026

In occasione dell’80esimo anniversario, anche per omaggiare questo percorso e queste figure, il direttore della Fondazione Bellonci Petrocchi, che nel 2014 aveva dedicato al premio il romanzo La polveriera, firma sempre per Mondadori Romanzo privato, in cui ricostruisce la biografia di Maria Bellonci, con il supporto di documenti d’archivio poco conosciuti.

Chissà invece un giorno come verrà ricordata l’edizione in corso… come quella del “libro-testimonianza”?

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