La bozza delle nuove indicazioni nazionali per i licei, pubblicata dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, sta facendo discutere. Tra i temi più dibattuti, il rinvio dello studio del capolavoro di Alessandro Manzoni al quarto anno, perché non sarebbe più un esempio di “classico contemporaneo”. Nel suo intervento, Enrico Galiano, insegnante e scrittore, la pensa diversamente: “I promessi sposi parla di noi, anche se è stato scritto quasi duecento anni fa, e resta una chiave di lettura fondamentale per capire il presente”. Al tempo stesso, i docenti sanno che “ogni classe fa storia a sé”, e “bisognerebbe essere anche un po’ più elastici…”. Per Galiano il rischio è un altro: “Quello di pensare che il problema siano i libri difficili. Come se bastasse semplificare i testi per risolvere tutto…”
E così si è riaperto il dibattito. Ancora.
Tra le nuove indicazioni per il biennio delle superiori si fa strada un’idea che, detta così, ha il suono di una piccola rivoluzione: non partire subito da I promessi sposi. Spostarlo più avanti. Magari nel triennio. Nel frattempo, lavorare su testi più accessibili, più vicini ai ragazzi di oggi.
La domanda arriva, inevitabile, e divide subito: è giusto non fare Manzoni al biennio?
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Qui già mi immagino orde di pensieri contrapposti: da un lato gli insegnanti vecchia scuola, quelli venuti su a pane e Don Rodrigo, che vorrebbero insorgere; dall’altro molti studenti e qualche genitore con pessimi ricordi del romanzo del nostro Alessandrone nazionale, che invece preparano già un bel sospiro di sollievo.
E allora, che si fa?
“Ogni classe fa storia a sé”
Primo: io non sacralizzerei troppo I promessi sposi. Se al posto loro al biennio si fa qualche altro classico un po’ complesso, perché no? Non è che Madame Bovary o Guerra e pace hanno meno valore letterario, anzi.
E poi ogni classe fa storia a sé: bisognerebbe essere anche un po’ più elastici e capire che alcuni testi funzionano meglio di altri in base a chi hai di fronte.
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Renzo e Lucia sono ancora contemporanei
Se invece la motivazione è che Renzo e Lucia non sono più contemporanei, come lascia intendere il passaggio in cui viene citato nelle indicazioni (“Com’è evidente, I promessi sposi non sono più un classico contemporaneo”), be’ mi spiace ma non ci siamo proprio.
Non solo il romanzo di Manzoni è nostro contemporaneo: è proprio una chiave di lettura fondamentale per capire il nostro presente.
Perché dentro I Promessi sposi non c’è solo una storia ambientata nel Seicento. C’è un laboratorio di comportamenti umani che continuano a ripetersi, quasi identici, anche se cambiano i vestiti, le parole, i telefoni in tasca.
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Prendiamo Renzo.
È uno che crede nelle regole finché le regole non lo tradiscono. Si muove con l’idea che il mondo sia, in fondo, giusto. Poi scopre che non basta avere ragione per ottenerla, che esistono ingranaggi opachi, che la verità non è sempre quella che vince. E lì comincia a oscillare: tra fiducia e rabbia, tra ingenuità e impulso. È lo stesso percorso di tanti ragazzi oggi, quando si scontrano per la prima volta con istituzioni che non rispondono come ci si aspetta.
Letture originali da proporre in classe, approfondimenti, news e percorsi ragionati rivolti ad adolescenti.
“Lucia è spesso fraintesa”
Lucia, invece, è spesso fraintesa. Non è la figura passiva che per anni ci hanno raccontato. È qualcuno che, dentro una situazione di pressione e paura, prova a restare fedele a sé stessa. Dice dei no, resiste, negozia con il mondo senza svendersi. In un tempo in cui parliamo di libertà, di consenso, di identità, Lucia è tutt’altro che lontana: è una domanda aperta su cosa significhi davvero scegliere.
E poi il potere.
“Don Rodrigo non è un cattivo da museo“
Don Rodrigo non è un cattivo da museo: è il volto di un potere che si sente intoccabile, che usa la propria posizione per piegare le vite degli altri; L’Azzeccagarbugli è la versione raffinata di chi usa le parole per confondere invece che chiarire; Don Abbondio è la tentazione sempre attuale di tirarsi indietro quando esporsi costa troppo.
Non sono personaggi “antichi”: sono funzioni che ritornano, ruoli che vediamo ogni giorno, magari con altri nomi.
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“Il problema non sono i libri difficili”
Perfino la peste, che potrebbe sembrare il dettaglio più lontano, diventa improvvisamente vicina se la guardiamo come dinamica: la paura che si diffonde, la ricerca di capri espiatori, la difficoltà di distinguere tra responsabilità e colpa. Non è solo un evento storico: è un modo in cui le comunità reagiscono alle crisi.
Per cui se lo scopo di spostare più avanti lo studio de I promessi sposi è creare prima una maggiore confidenza con la lettura, in un tempo in cui le abilità di comprensione di testi complessi vengono sempre meno, allora forse l’idea ha un senso.
Occhio, però, perché qui c’è anche un altro rischio. Quello di pensare che il problema siano i libri difficili. Come se bastasse semplificare i testi per risolvere tutto. Facendo così, non si corre il pericolo di allontanare sempre più le difficoltà e trasformare la scuola in un costante gioco al ribasso?
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“Anche il libro più accessibile, se trattato male, diventa lontanissimo”
Perché chi insegna lo sa: anche il libro più accessibile, se trattato male, diventa lontanissimo. E, al contrario, anche un testo complesso può aprirsi, se qualcuno ti insegna come entrarci: e soprattutto se ti dà un buon motivo per farlo.
E il motivo per cui scoprire I promessi sposi oggi è di quelli davvero buoni: quel romanzo parla di noi, anche se è stato scritto quasi duecento anni fa.
L’AUTORE – Enrico Galiano, insegnante e scrittore friulano classe ’77, in classe come sui social, dove è molto seguito, sa come parlare ai ragazzi.
Dopo il successo di romanzi (tutti usciti per Garzanti) come Eppure cadiamo felici, Tutta la vita che vuoi, Felici contro il mondo, e Più forte di ogni addio, ha pubblicato un libro particolare, Basta un attimo per tornare bambini, illustrato da Sara Di Francescantonio. È poi tornato al romanzo con Dormi stanotte sul mio cuore, e sempre per Garzanti è uscito il suo primo saggio, L’arte di sbagliare alla grande.
Con Salani, Galiano ha quindi pubblicato la sua prima storia per ragazzi, La società segreta dei salvaparole. Ed è poi uscito, ancora per Garzanti, il suo secondo saggio, Scuola di felicità per eterni ripetenti.
Dopo il romanzo Geografia di un dolore perfetto, è tornato in libreria con Una vita non basta, e ha poi pubblicato, sempre con Salani, il secondo libro per ragazzi, L’incredibile avventura di un super-errore. Con Garzanti nel 2025 è poi uscito il romanzo Quel posto che chiami casa. Il suo ultimo libro, il romanzo Il cuore non va a dormire, è pubblicato da Einaudi Stile Libero.
Qui è possibile leggere tutti gli articoli scritti da Galiano per il nostro sito, con cui collabora con costanza da diversi anni (anche con dei video per Instagram e TikTok).
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