Al cinema, con un cast a dir poco stellare (e accompagnata da polemiche e anticipazioni), è arrivata l'”Odissea” firmata dal regista Christopher Nolan. Una rilettura del grande poema omerico in cui il ritorno di Ulisse alla volta di Itaca (a conclusione della sanguinosa guerra di Troia) diventa un viaggio di redenzione e di recupero dei propri valori, in grado di restituire nuova linfa a una delle storie fondative della letteratura occidentale…
Si fa largo con un fragore di bastoni, bufere e porte bruciate. Tra fiori di loto, maiali e archi tesi. Striscia, grida, stringe e piange – poi sputa, sogghigna e ammutolisce, mentre un brivido corre lungo la schiena di chi la guarda: è l’Odissea di Christopher Nolan.
Già da settimane oggetto di dibattito sui social e di recensioni su molte testate internazionali, nonché capace di movimentare le vendite del grande poema epico attribuito a Omero (VIII-VII sec. a.C.?), la pellicola prometteva di interfacciarsi con l’immaginario classico con estrosa scrupolosità – e in effetti le sue 2h53 di riprese con camere IMAX 70mm danno vita a un adattamento infedele ma credibile, familiare ma travolgente, dal gusto squisitamente nolaniano.
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L’Odissea di Nolan, o l’anti-Iliade per eccellenza
Se per Itaca volgi il tuo viaggio, / fa’ voti che ti sia lunga la via, / e colma di vicende e conoscenze. / Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi / o Poseidone incollerito: mai / troverai tali mostri sulla via, / se resta il tuo pensiero alto e squisita / è l’emozione che ti tocca il cuore / e il corpo.

La locandina del film Odissea di Christopher Nolan, al cinema dal 16 luglio
Di sicuro, nelle mani di un regista come lui, c’era intanto da aspettarsi che Ulisse richiamasse alla mente dei personaggi ben precisi: Leonard di Memento, che lotta contro il tempo pronto a sfuggirgli di mano; Cooper di Interstellar, che attraversa strenuamente lo spazio per tornare da chi ama; Cobb di Inception, incastrato in un mondo di sogni e di memorie; e l’Oppenheimer dell’omonima pellicola, schiacciato dalle conseguenze della sua genialità.
Meno scontato, invece, era che l’Odissea di Nolan esplicitasse bene la contrapposizione tra due opere fondative della letteratura occidentale: da una parte quella che narra le gesta di Ulisse, per l’appunto, e dalla parte opposta quella dell’Iliade.
I valori egemonici e opportunistici del poema della guerra si sgretolano così sulle chiare spiagge di Dakhla, Almyrolaka e Voidokilia in cui è stato girato il kolossal dell’estate 2026, mentre provano a riaffermarsi il senso di comunità e l’altruismo messi in discussione dal massacro di Troia.
Non è facile, però, tenere spiegata la vela della rettitudine quando i mostri non si limitano a inseguirci per terra e per mare, ma strisciano di soppiatto dentro di noi…
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Il punto di (non) ritorno
Né Lestrigoni o Ciclopi / né Poseidone asprigno incontrerai, / se non li rechi dentro, nel tuo cuore, / se non li drizza il cuore innanzi a te. / Fa’ voti che ti sia lunga la via. / E siano tanti i mattini d’estate / che ti vedano entrare (e con che gioia / allegra) in porti sconosciuti prima.
L‘eroe dal multiforme ingegno che aveva escogitato lo stratagemma del cavallo di legno, infatti, è il primo e peggior nemico dell’Ulisse portato sulla scena da un Matt Damon ben compenetrato nel suo personaggio.
Un re magnanimo e che metteva la sua astuzia al servizio di Itaca, obbligato a lasciare la patria, la moglie e il figlio per andare a sterminare con l’inganno una città di innocenti: davanti alle azioni che ha compiuto, è inevitabile che ora si vergogni di sé stesso e che quasi non voglia tornare a casa.
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Dopotutto, riapprodare sull’isola significherebbe descrivere ai suoi cari le immagini che infestano il suo sonno e riconoscere di aver messo le proprie risorse al servizio del male. No, Ulisse non merita di raggiungere subito Itaca: ha vinto la guerra perdendo sé stesso, e perfino gli dèi ritengono necessario che ne paghi lo scotto, se intende riconnettersi con i lati più nobili di sé e gettare l’àncora una volta per tutte.
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“Un tempo di apparente magia”
Fa’ scalo negli empori dei Fenici / per acquistare bella mercanzia, / madrepore e coralli, ebani e ambre, / voluttuosi aromi d’ogni sorta, / quanti più puoi voluttuosi aromi. / Recati in molte città dell’Egitto, / a imparare dai sapienti.
A proposito di dèi: è interessante che in realtà, nell’Odissea di Nolan, quasi non ne compaiano. A farci caso è il protagonista stesso, che se ne lamenta con Atena (Zendaya) – anche se quest’ultima ribatte che molti di loro preferiscono manifestarsi attraverso gli agenti atmosferici o i moti del cuore.
Rare quindi le eccezioni di “apparente magia“, fra le quali rientra proprio Atena, che sul finale ci costringe a realizzare fino a che punto la saggezza abbia sempre e solo il volto della pietà.
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Scompare invece Poseidone, la cui aura rimane comunque palpabile nelle sequenze girate fra le isole Eolie, Malta e Favignana; così come se ne stanno nell’ombra le sagome delle sirene, che tuttavia atterriscono eccome con il loro canto, secondo per potenza scenica solo a quello di una sconcertante maga Circe (Samantha Morton).
Mentre non mancano all’appello le creature dell’orrido (da Scilla e Cariddi a un Polifemo dalla cui terra l’equipaggio di Ulisse fuggirà in maniera opinabile in termini di trama, passando per i morti dell’Ade avidi di notizie, sangue e giustizia, tutti valorizzati dall’immersiva fotografia di Hoyte van Hoytema e dall’avvolgente colonna sonora di Ludwig Göransson), né tantomeno la ninfa Calipso, un’eterea Charlize Theron che non fa rimpiangere la Kyra Bester dello sceneggiato Rai del 1968.
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Tra l’Odissea di Nolan e quella di Omero
Itaca tieni sempre nella mente. / La tua sorte ti segna a quell’approdo. / Ma non precipitare il tuo viaggio. / Meglio che duri molti anni, che vecchio / tu finalmente attracchi all’isoletta, / ricco di quanto guadagnasti in via, / senza aspettare che ti dia ricchezze.
La forza del cast e di questa rilettura, però, risiede specialmente nella coorte dei suoi personaggi umani: fra i più validi (e i più bersagliati online), il viscido Antinoo (Robert Pattinson), con il quale non ci si vorrebbe ritrovare allo stesso banchetto per tutto l’oro di Menelao (un magnifico Jon Bernthal), il porcaro Eumeo (John Leguizamo), semicieco per un plausibile tributo a Omero, e il coraggioso Sinone, che la performance di Elliot Page rende a dir poco struggente.
Menzione a parte per una statuaria Anne Hathaway, che ha addirittura imparato a cucire per trasmettere la forza e la pazienza della sua Penelope, e per Lupita Nyong’o, “l’unica persona nera nella stanza”, che grazie a questo rende evidente la violenza colonizzatrice perpetrata contro Elena di Sparta.
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Di certo, in tal senso, l’Odissea di Omero ha ricevuto nuova linfa dalla tanto chiacchierata quanto convincente Odissea di Christopher Nolan, che dal canto suo si riconferma un maestro nella gestione di piani temporali, ritmo e sottotrame, e che qui si concede svariate libertà di forma e di sostanza pur mantenendosi fedele al poema nei suoi aspetti più cruciali.
Basti pensare che la storia si apre con l’ampia e sviscerata Telemachia di un Tom Holland quanto mai sul pezzo, e che i compagni di Ulisse capeggiati da Euriloco (Himesh Patel) restano condannati a oscillare tra pulsioni di natura opposta, mentre il re di Itaca si sforza di rimanere giusto nei loro confronti e di anteporre la salvezza della flotta alla propria.
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L’anima di Itaca
Itaca t’ha donato il bel viaggio. / Senza di lei non ti mettevi in via. / Nulla ha da darti più. / E se la ritrovi povera, Itaca non t’ha illuso. / Reduce così saggio, così esperto, / avrai capito che vuol dire un’Itaca.
(da Poesie di Konstantinos Kavafis; Mondadori, traduzione di Filippo Maria Pontani)
A ritornare, però, non è destinato che Ulisse, forse perché è l’unico che abbia ancora un motivo per riscattarsi: vuole infatti riappropriarsi di un luogo che sa vivo e carico di significato, giacché è lì che suo figlio cresce da troppi anni al fianco di Mentore (Ryan Hurst) e che l’amata Penelope custodisce i valori smarriti dal marito, applicando l’arguzia per arginare il male rappresentato dai Proci – e non per assecondarlo, come invece aveva fatto Ulisse durante la guerra.
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È perciò in nome di chi resiste che l’eroe lotta contro l’oblio e il senso di colpa, contro i desideri della carne e quelli dell’immortalità, e che si consegna all’ultima tempesta di Poseidone per purificarsi da ogni residuo di tracotanza, battendosi poi contro la schiera di pretendenti (un po’ troppi da fronteggiare da solo, bisogna ammetterlo) per restaurare un modello di civiltà alternativo a quello che gli achei stanno diffondendo nel Mediterraneo, infrangendo la legge di Zeus e disonorando i vivi e i morti.
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Narrami ancora, e ancora, e ancora…
Alla luce di ciò, all’Odissea di Nolan va senz’altro riconosciuta la capacità di riportare in auge un èpos vincolato all’introspezione e una nostalgia sorella dell’alta tensione, svecchiando il linguaggio in misura meno disturbante del previsto e contando piuttosto su dei dialoghi ben assestati, su un ottimo ricorso alla narrazione orale e su un epilogo coerente ed evocativo.
Notevole, peraltro, che il regista inglese non abbia puntato ad attualizzare il mito a tutti i costi. Tra le righe qualche scena rimanda sì ai problemi del presente, ma non perché Nolan abbia voluto piegare l’Odissea alla nostra epoca: se accade, è piuttosto perché in Omero c’era già il seme delle storie e della Storia dell’uomo di ogni tempo.
Ed è proprio questo che, alla fine, ci induce comunque a pensare di non essere poi tanto diversi dagli antichi greci: ci crediamo scaltri ed evoluti, ma ciclicamente torniamo a farci predoni dei nostri simili e sordi ai canti del passato, smarrendo la rotta tra le rovine della nostra furia distruttiva.
Se però, come Ulisse, crediamo che esista un’Itaca a cui tornare, non potremo che stringerci ancora e ancora intorno al fuoco, lasciando che un’altra Odissea (vecchia o nuova che sia) ci ricordi per l’ennesima volta di prestare il nostro ingegno solo a ciò a cui intendiamo prestare anche il nostro cuore…
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Fotografia header: Una scena tratta dal film "Odissea" di Christopher Nolan (Universal Pictures)

