Il protagonista di “Gioco di prestigio”, nuovo romanzo di Luca Ricci, soffre di alcolismo, condizione che gli impedisce di avvicinarsi alla scrittura, in particolare a quella poetica. Partendo da questo tema, l’autore pisano propone una selezione di scrittrici e di scrittori che hanno trattato il tema dell’alcolismo all’interno dei loro libri. Da Natalia Gizburg a John O’Brian, passando per Charles Bukowski e Francis Scott Fitzgerald

Lo scrittore Luca Ricci (qui gli articoli che l’autore ha scritto per il nostro sito), classe ’79, torna in libreria con il romanzo Gioco di prestigio (La nave di Teseo), “una storia autentica di una vita inventata“.

Gioco di prestigio: la trama

I protagonisti del nuovo libro dello scrittore pisano sono un uomo e una donna: lui passa le giornate di fine estate a ciondolare tra le strade romane, più precisamente nei paraggi di Castel Sant’Angelo. La sua vita è stata un continuo conflitto tra la poesia e la bottiglia, quest’ultima sempre vincitrice.

copertina di Gioco di prestigio di Luca Ricci

All’uomo servirebbe una scossa potente, che forse gli arriva il giorno in cui conosce l’altra protagonista: una donna convinta che imparare a chiedere l’elemosina sia l’unica soluzione per sconfiggere la tristezza e il capitalismo.

Sullo sfondo si muovono una serie di personaggi strampalati, tra estimatori di Franz Kafka, ultras ipersensibili, rockettari perbenisti, bestselleristi pentiti, amministratori di condominio romantici, notai visionari… E, in primo piano, il protagonista alla ricerca di un riscatto: quello di riuscire, finalmente, a scrivere una poesia.

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Gli altri libri di Luca Ricci

Ricci (apprezzato per i suoi racconti) è già autore di diversi romanzi, tra cui Il piede nel letto (Alacrán, 2005), L’amore e altre forme d’odio (Einaudi, 2006), La persecuzione del rigorista (Einaudi, 2008), Come scrivere un best seller in 57 giorni (Laterza, 2009) e Mabel dice sì (Einaudi, 2012).

A Gioco di prestigio precede la quadrilogia delle stagioni, un percorso non seriale, edito da La nave di Teseo e pubblicato dal 2018 al 2023 composto da Gli autunnali, Gli estivi, Gli invernali e I primaverili.

Un estratto dal libro

Non so più che inventarmi per ammansire i miei demoni. Non tocco una bottiglia di gin da troppo tempo. Cominciano a tremarmi le mani. Un alcolizzato non beve per stare bene, ma per non stare male. L’alcolismo è una forma di dipendenza evergreen, sprovvista di quell’insopportabile apparato ideologico-filosofale delle droghe. Si beve perché sì, non c’è bisogno di una motivazione nobile. Soltanto la beat generation ha provato con qualche successo a rendere l’alcol romantico. Non così le droghe, che prosperano sulle mode del momento. Nei sessanta prendevi LSD, nei settanta l’eroina, negli ottanta il crack e lo speedball e la cocaina (se te la potevi permettere), nei novanta le anfetamine. L’acquavite aromatizzata con bacche di ginepro invece non passa mai di moda, è sempre à la page. Oppure un bicchierino di Martini Bianco. Cento bicchierini di Martini Bianco. Per anestetizzare il dolore non c’è niente come questo vermouth aromatizzato che non ti dà scampo ma senza fartelo pesare: ti ammazza un po’ alla volta, con calma […].

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Bere. La sola parola risveglia in me tutte le mie disfatte. Eppure l’ho appena proposto io. Bere è stato delizioso finché non ha cominciato a essere terribile. E quella lunga fase – il terrore del bere – per me non è ancora finita. Che ultimamente io non abbia bevuto non significa che ho smesso. Tutto il contrario. Siccome sono un bevitore folle, un tracannatore seriale, per non peggiorare la situazione in questo periodo evito di bere. Il mio cuore palpita ogniqualvolta m’imbatto in un discount o in un minimarket dove potrei acquistare liquori da quattro soldi. La felicità inaspettata di questi incontri fortuiti fa impazzire la mia amigdala. Tuttavia sono lontani i tempi in cui credevo che i discount e i minimarket, con le loro lucine intermittenti, fossero i denti luccicanti nella bocca della città. Bere è stata la mia dipendenza e tutte le dipendenze, curva più curva meno, portano alla morte di Dio. Sono l’opposto della speranza […].

Ho evitato di bere ma il demone dell’alcol mi alita il suo fiato pestilenziale e irresistibile sul collo. Potrei mettermi a ingollare benzodiazepine. La trappola delle dipendenze è il chiodo scaccia chiodo. Ogni forma esteriore di asservimento parte da una matrice mentale comune. Così, nella grande cartografia delle ossessioni, la parafilia sessuale, la droga e l’alcolismo sono elementi non solo contigui ma comunicanti. Puoi cominciare con una Camel light e finire con l’Aids, se hai talento, se sei predisposto.

(per gentile concessione dell’autore)

7 autori che hanno parlato di alcolismo nei loro libri

A partire da questo brano, l’autore propone una lista di scrittrici e di scrittori che hanno trattato il tema dell’alcolismo all’interno dei loro libri.

Sotto il vulcano di Malcolm Lowry

copertina di Sotto il vulcano di Malcolm Lowry

Capolavoro letterario ambientato durante il Giorno dei Morti in Messico, segue la dipartita del console Geoffrey Firmin, divorato dall’alcolismo.

Le voci della sera di Natalia Ginzburg

copertina di Le voci della sera di Natalia Ginzburg

In questo romanzo, Natalia Ginzburg tratteggia una provincia che annega nell’alcol, il fallimento delle proprie ambizioni e l’incapacità di adattarsi ai cambiamenti sociali del dopoguerra. L’alcolismo qui è una forma di silenziosa protesta e di estraneità alla vita.

Via da Las Vegas di John O’Brien 

copertina di Via da Las Vegas di John O'Brien

Romanzo definitivo sull’autodistruzione, racconta la storia di Ben, uno sceneggiatore che decide di andare a Las Vegas per bere fino alla morte.

Scrivere di Marguerite Duras

copertina di Scrivere di Marguerite Duras

In questo saggio/memoir, la scrittrice Marguerite Duras parla apertamente del suo alcolismo, definendolo indissolubile dal suo processo creativo.

Storie di ordinaria follia di Charles Bukowski

copertina di Storie di ordinaria follia di Charles Bukowski

Henry Chinaski, l’alter ego di Charles Bukowski, è un forte bevitore che affronta la vita con disincanto e abbondanti quantità di alcol, spesso descritte come parte integrante della sua “routine”.

Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald

copertina di Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald

Sebbene ambientato nell’epoca del proibizionismo, in Il grande Gatsby l’alcol e l’abuso di alcol è la cornice dell’azione, riflettendo la fragilità e l’alcolismo dello stesso autore.

La vita agra di Luciano Bianciardi

copertina di La vita agra di Luciano Bianciardi

Uno dei romanzi più importanti del dopoguerra. Il protagonista, un intellettuale anarchico a Milano, vive una lenta deriva fatta di sogni infranti e solitudine, spesso accompagnata da un consumo eccessivo di alcol come unica via di fuga dall’alienazione urbana.

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