Pubblicato tra il 1837 e il 1843, “Illusioni perdute” di Honoré de Balzac (1799-1850), parte della grande “Comédie humaine”, ha segnato la nascita del romanzo moderno realista. Classico ancora attuale che spiega le differenze di classe e il verdetto sociale che spetta a chi fugge dalla provincia alla metropoli, è anche il ritratto dell’istante in cui la cultura di massa inizia a trasformare l’attività letteraria…

Illusioni perdute di Honoré de Balzac (1799-1850), pubblicato tra il 1837 e il 1843, il romanzo più significativo della grande Comedié humaine, ha segnato la nascita del romanzo moderno realista: una rappresentazione veritiera della società francese raccontata da personaggi realistici che fungono anche da tipi umani.

Dal giovane di provincia alla nobiltà decaduta, dai banchieri ai giornalisti, tutti appartenenti a categorie e classi sociali differenti, i personaggi di Balzac aspirano a un grado di universalità dal momento che sono mossi dal fuoco dell’ambizione, dal cinismo spietato e dalla corruzione o da un ingenuo idealismo, oppure ancora da un’estrema resistenza al cambiamento, tutte variabili del comportamento umano influenzate dal proprio ruolo percepito o vissuto all’interno della società.

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La nascita del romanzo moderno realista

Il romanzo di formazione su Lucien Chardon che abbandona il lavoro nella stamperia di Angoulême per ambire alla gloria letteraria a Parigi è la storia di un “transfuga di classe” ante litteram che fugge dal mondo operaio della provincia per ritrovarsi ad aderire a uno stile di vita a cui non era destinato.

Illusioni perdute, Balzac

Disillusione e sradicamento del transfuga di classe

Lo scarto tra la famiglia di origine e la famiglia di elezione è una delle chiavi di lettura più interessanti che ci offre Balzac. Da un punto di vista contemporaneo la differenza tra classi sociali descritta in Illusioni perdute è un tema ancora attuale. La società francese contemporanea risente infatti di un sistema educativo inegualitario che gioca un ruolo cruciale nel determinare il futuro degli individui: assegna ruoli privilegiati a chi frequenta le scuole migliori, le Grandes Écoles.

Il filosofo e sociologo francese Didier Eribon, autore di Ritorno e Reims (Bompiani 2017), allievo di Bourdieu (e Foucault), oggi “padre adottivo” di Edouard Louis, nel suo saggio La società come verdetto, pubblicato da L’orma editore, spiega concretamente i meccanismi della fuga di classe in una auto-analisi sociologica che getta luce sui determinismi e le etichette che la società assegna a chi prova a cambiare il proprio status sociale.

Lucien non è altro che il corpo rigettato dal sistema, l’elemento estraneo che si inserisce in un ambiente esclusivo. Cambiare classe di appartenenza non significa tradire le proprie origini, significa portare con sé il passato in ogni istante. Lucien commette l’errore fatale di credere che il capitale culturale acquisito sia sufficiente per scalare la piramide sociale. Non è consapevole di portarsi dietro l’habitus, quell’insieme di modi di fare, parlare, pensare e stare al mondo che acquisiamo direttamente dalla nostra famiglia e dal nostro ambiente sociale di origine. Quando Lucien arriva nei salotti parigini rimane invischiato dai codici di comportamento della classe dominante a lui estranei.

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Copertina del libro "La società come verdetto" di Didier Eribon

L’ambiguità della cultura, racconta Eribon, consiste nel sentirsi attratti, come in una forma di religione, dal vero potere della letteratura: il potere che permette al lettore di ritrovare se stesso nelle parole e nel percorso di vita di un certo autore.

Nel caso di Eribon, sono stati Bourdieu e Foucault a permettergli di costruire una nuova identità e a superare rispettivamente la “vergogna sociale” e la “vergogna sessuale”: i libri e l’educazione letteraria lo hanno portato a distaccarsi dal mondo operaio dei genitori e allo stesso tempo gli hanno permesso una riappropriazione del sé attraverso l’analisi critica del contesto sociale di origine. La stessa sorte è capitata ad Annie Ernaux che in Simone De Beauvoir ha ritrovato il corrispettivo intellettuale della madre biologica.

In Illusioni perdute Balzac illustra l’ingenua rincorsa di Lucien prima del fallimento. La sua caduta non è sintomo di sfortuna o mancanza di abilità: è a tutti gli effetti un verdetto sociale.

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La cultura di massa inizia a trasformare l’attività letteraria

Illusioni perdute non è solo uno dei primi romanzi sulla società moderna, è un ritratto dell’istante in cui la cultura di massa inizia a trasformare l’attività letteraria, e la letteratura diventa anche un prodotto commerciale, parte della grande macchina dell’editoria moderna. Balzac mette in scena gli ultimi tentativi della cerchia di intellettuali di tenersi stretta la cultura di appartenenza nella fase in cui si sta formando un nuovo e largo tipo di pubblico di lettrici e lettori, che in un libro ricerca più l’intrattenimento che il valore letterario.

Già con l’invenzione della stampa a caratteri mobili, il libro fu oggetto di una diffusione democratica e perse parte del suo valore sacrale. Balzac apre il romanzo con la testimonianza concreta del successivo progresso tecnologico fondamentale per la storia del libro: il passaggio dai torchi a legno ai torchi Stanhope in ghisa aumentò notevolmente la diffusione del libro, e la rapidità e produttività del processo di stampa trasformarono la tipografia da attività artigianale in industria. Illusioni perdute mostra l’editoria come uno dei nuovi business della società moderna, che spesso privilegia la quantità alla qualità e richiede agli autori di essere appetibili alle aspettative del pubblico.

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