Pietro Gerber è tornato: lo psicologo infantile e ipnotista fiorentino è alle prese con il caso di Evan, un ragazzo trovato in stato di shock ricoperto di sangue non suo… Cos’è successo davvero, a lui e ai suoi amici, durante l’esplorazione di una casa abbandonata in mezzo ai boschi? Donato Carrisi, il maestro del thriller italiano, arriva in libreria con “La casa dei respiri” (di cui proponiamo un estratto), il quinto capitolo della saga inaugurata dal bestseller “La casa delle voci”

Donato Carrisi, l’autore di thriller più apprezzato in Italia, torna in libreria: La casa dei respiri, edito come sempre da Longanesi, è il quinto capitolo della saga dedicata a Pietro Gerber, psicologo infantile e ipnotista che si occupa di bambini affetti da traumi, uno dei personaggi più noti nati dalla penna dello scrittore di Martina Franca.

Gerber, che abbiamo conosciuto in La casa delle voci, La casa senza ricordi, La casa delle luci e La casa dei silenzi, è una figura tormentata, il cui passato viene pian piano alla luce nel corso dei libri; la sua specializzazione è l’ipnosi, con cui scava nei ricordi delle vittime, svelando i loro segreti più nascosti.

Copertina di La casa dei respiri di Donato Carrisi

Dopo il bestseller La bugia dell’orchidea, arrivato sugli scaffali a novembre dell’anno scorso, il nuovo romanzo dell’autore e sceneggiatore originario pugliese (qui, a proposito, il nostro speciale dedicato ai suoi libri) è tra i più attesi da qui a Natale.

La trama di La casa dei respiri

Con questa nuova storia torniamo nella città di Pietro Gerber, Firenze. L’ipnotista, però, non può tornare a casa: nel suo studio, infatti, c’è un ragazzo con una storia da raccontare. E soprattutto, là fuori, da qualche parte, ci sono i suoi amici da salvare. E il tempo corre troppo veloce…

Quando l’hanno trovato, a bordo di un treno locale, Evan aveva l’aria smarrita, sotto shock, il volto segnato da graffi e i vestiti intrisi di sangue. Sangue non suo. Evan non ricorda da dove sia arrivato né come, non sa dire a chi appartenga quel sangue. Lui e i suoi tre amici stavano soltanto esplorando una grande casa abbandonata in mezzo ai boschi. Ma, dopo averli lasciati entrare, la casa non ha più voluto farli uscire.

Finché, per qualche ragione insondabile e segreta, ha concesso a Evan di fuggire. Perché la casa è viva, respira, sussurra. La casa inganna, lusinga, sfida. La casa cambia, e ti cambia. Pietro Gerber non ha scelta: per ricostruire l’accaduto e sperare di trovare gli amici del ragazzo prima che sia troppo tardi deve ricorrere a un’ipnosi profonda, deve addentrarsi nella mente del giovane Evan e, insieme a lui, ritornare in quella casa dimenticata dagli uomini e dal tempo. Con il rischio di rimanere anche lui intrappolato lì dentro, per sempre…

Su ilLibraio.it, per gentile concessione della casa editrice, proponiamo un estratto dal primo capitolo:

Daniel non era un urbexer, ma conosceva benissimo i trucchi dei migliori. Aveva assimilato perfettamente i sette dogmi fissati da Jeff Chapman, il padre dell’urbex. Daniel aveva deciso di insegnare ai figli della polvere quelle semplici ma essenziali regole perché ne facessero tesoro.

Primo dogma: mai da soli.

Il web era pieno di video di imprese di urbexer solitari. Ma quelli erano considerati tourist explorers e, come tali, disprezzati da chi considerava l’urbex una sorta di arte nobile. La regola che imponeva di avere sempre almeno un compagno d’esplorazione era fondamentale per ricevere aiuto in caso di necessità. Siccome i video postati in rete potevano generare imitatori, era necessario trasmettere da subito l’importanza di evitare rischi inutili.

Secondo dogma: sicurezza.

Era basilare essere dotati di un buon equipaggiamento. Al posto delle All Star, i figli della polvere avrebbero dovuto indossare scarpe robuste, meglio se antinfortunistiche, per aggirarsi fra chiodi, vetri rotti, solai marci. Guanti resistenti per evitare tagli, ruggine e punture o morsi di animali. Torce frontali, per avere le mani libere in caso di inciampi o di cadute. Mascherine FFP3 per non inalare polveri, muffe, esalazioni tossiche o amianto. Abiti resistenti e maniche lunghe per scongiurare graffi che potevano causare infezioni. Caschetto protettivo e fischietto per dare l’allarme in caso di necessità. Zaino compatto e leggero, contenente una maglia di ricambio, una giacca a vento, una borraccia d’acqua, qualche barretta proteica, un powerbank per ricaricare torce, telefoni, GPS o altri apparati elettronici. Un kit di primo soccorso. Sacchetti impermeabili e sigillabili per rifiuti organici, per evitare di sporcare in giro. Un coltellino multiuso.

Evan, Rudi e Aki non avevano certo i mezzi economici per permettersi un corredo di tale livello. Erano imbarazzati ad ammetterlo con Daniel. Ma lui li aveva sollevati da qualunque impaccio, proponendosi come finanziatore del canale e assicurando che avrebbe recuperato le spese coi proventi pubblicitari o con gli abbonamenti. Aveva molta fiducia nel successo dell’impresa. E gli aveva regalato anche uno smartphone di ultima generazione.

« In fondo ve lo devo, visto che mi avete accolto. » E a loro non sembrava vero che si sentisse perfino in debito.

Terzo dogma: invisibilità.

Ogni urbexer che si rispettava doveva passare inosservato. Per introdursi indisturbati o evitare di essere notati dall’esterno, bisognava vestirsi di scuro. Niente tessuti che facessero rumore, niente di sintetico. L’ideale era jeans neri e felpa nera col cappuccio da calarsi sul capo all’occorrenza.

Quarto dogma: solo porte aperte.

Nell’edificio scelto si entrava solo se non c’erano serrature chiuse, lucchetti, catene o chiavistelli. Niente scasso, per gli urbexer era essenziale distinguersi da ladri o vandali. Introdursi nelle proprietà abbandonate, anche solo per curiosare, era comunque illegale ma non equivaleva a un vero e proprio crimine, esclusa la violazione di domicilio. Al limite, si poteva incorrere in una sanzione amministrativa. L’etica dell’urbex era molto rigorosa in questo senso.

Da ciò discendeva anche il quinto dogma: non prendere altro che immagini, non lasciare altro che impronte.

Ci si attrezzava con dispositivi di ripresa adeguati. Un’action-camera da indossare con un corpetto, di norma posizionata all’altezza del torace e collegata via bluetooth a un’apposita app sugli smartphone.

Era assolutamente proibito portar via cimeli o souvenir, specie dalle case disabitate, compresi beni di valore dimenticati dai vecchi occupanti. Perfino spostare oggetti era ritenuto deprecabile. Se accadeva, ogni cosa doveva essere rimessa al posto originario e restituita all’unico padrone del luogo. Il tempo.

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Sesto dogma: nei video non bisognava mai rivelare l’ubicazione dei luoghi esplorati.

Serviva a impedire l’arrivo di ladri e vandali e a garantire che i posti rimanessero incontaminati.

Infine, c’era il settimo dogma, il più importante. Mai di notte.

L’ultima regola si ricollegava alla questione della sicurezza. La luce del giorno forniva una serie d’importanti garanzie in tal senso. Soprattutto riguardo al corollario conseguente: se durante l’esplorazione qualcosa non convince, si torna indietro.

Ma c’era un’altra ragione, inconfessabile.

La missione dell’urbexer era svelare la vita segreta degli oggetti rimasti soli dopo che gli umani se n’erano andati per sempre. Testimoniare l’apocalisse silenziosa che colpisce certi posti, imprigionandoli in un incantesimo del tempo. Risvegliarli dal loro letargo, per poi lasciare che si riaddormentino dopo il breve passaggio dei visitatori. Era una nuova forma di archeologia che riguardava il passato più recente. Ma esisteva un motivo ulteriore per cui era vivamente sconsigliato praticare l’urbex dopo il tramonto.

Di notte i luoghi abbandonati cambiavano.

Longanesi & C. © 2026 – Milano
Gruppo editoriale Mauri Spagnol

(continua in libreria…)

I PRIMI APPUNTAMENTI – Donato Carrisi firma le copie del suo nuovo romanzo martedì 3 novembre, alle ore 18, alla libreria Mondadori Duomo di Milano. Sabato 7 novembre, alle 12, sarà a Roma alla Libreria Nuova Europa I Granaim e domenica 8 novembre, alle 17.30, a Orvieto, nella Sala dei Quattrocento; martedì 10 novembre, alle 18.30, l’autore sarà a Savona nella Sala Rossa del Comune, mentre l’11 novembre, alle 21, presenterà il titolo al Teatro Ariston di Acqui Terme (Alessandria).

Venerdì 13 novembre incontrerà il pubblico a Vignola (Modena), al Teatro Ermanno Fabbri, alle ore 21, mentre sabato 14, alle 19.30, sarà a Bologna nella Biblioteca Salaborsa; successivamente, il 17 novembre, alle 20.45, Carrisi sarà a Treviglio (Bergamo), al Teatro Nuovo, e giovedì 19, alle 18.30, sarà invece a San Donà di Piave, alla Libreria Moderna.

Venerdì 20 novembre presenterà La casa dei respiri a Villorba (Treviso), nell’Aula Magna della Scuola Giuseppe Scarpa, alle 20.30; martedì 24 novembre, alle 18, sarà a Pontedera, al Museo Piaggio, e il 25 novembre, invece, alla Giunti Odeon di Firenze, alle 18.30. In occasione di Bookcity, invece, l’autore incontrerà il pubblico domenica 29 novembre, al Salone d’Onore della Triennale di Milano.

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