Secondo i dati dell’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica, gli edifici con impianti di condizionamento o ventilazione sono una ristretta minoranza. Praticamente, più di nove scuole su dieci affrontano il caldo come possono. “Davvero questa situazione ci sembra ancora normale?”. Se lo chiede su ilLibraio.it Enrico Galiano. L’insegnante e scrittore ricorda: “Il caldo influisce sulla concentrazione, sulla fatica, sull’attenzione e sulla capacità di rimanere presenti su un compito. Pesa sui docenti, certo, ma pesa soprattutto sugli studenti”. E ancora: “Perché alla scuola si chiede sempre di sopportare?”
Sono seduto all’ultimo collegio docenti dell’anno e assisto an una scena che, più che scolastica, sembra biblica. Insegnanti si fanno vento con l’ordine del giorno, bottigliette d’acqua in mano come reliquie. Sguardi persi nel vuoto. Qualcuno annuisce, ma non perché approvi: è che ormai il collo si muove da solo.
Fuori è giugno, dentro è una prova generale dell’aldilà. Incrocio lo sguardo di una collega dall’altra parte dell’aula. Non ci diciamo nulla, ma il messaggio è chiaro: se qualcuno propone un punto aggiuntivo all’ordine del giorno, potremmo non rispondere delle nostre azioni.
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Da qualche anno la scuola inizia a sciogliersi già a maggio
In realtà, da qualche anno la scuola inizia a sciogliersi già a maggio.
Nelle prime ore riesci forse a resistere. Alla seconda apri le finestre. Alla terza capisci che aprire le finestre serve solo a far entrare altro caldo. Alla quarta, l’aula raggiunge quella temperatura in cui l’unico obiettivo di apprendimento utile diventa apprendere come sopravvivere.
Poi arrivano gli esami.
E con loro lui, l’unica salvezza: il ventilatore.
Ogni scuola italiana, prima o poi, ha il suo ventilatore. Di solito nessuno sa da dove venga, di chi sia. Compare all’improvviso, ha una griglia ammaccata, un piedistallo storto, un’età misteriosa e produce quel rumore da elicottero che ha perso fiducia nella vita.
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Il ventilatore scolastico, per distribuire disagio
Il ventilatore scolastico non è lì per rinfrescare le aule. È lì per distribuire disagio.
Prende aria calda da una parte dell’aula e la sposta in un’altra. Per tre secondi accarezza il candidato, che sembra rinascere. Poi gira verso la parete e concede sollievo ad una cartina geografica del Molise.
A un certo punto vola un foglio. Non so se sia una griglia di valutazione o una richiesta d’aiuto.
Allora la domanda arriva da sola: davvero questa situazione ci sembra ancora normale?
Davvero pensiamo che fare lezione, studiare e sostenere un esame in aule così sia solo una piccola scomodità stagionale?
I numeri, purtroppo, tolgono ogni alibi.
Secondo i dati dell’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica, gli edifici con impianti di condizionamento o ventilazione sono una ristretta minoranza. Nell’anno scolastico 2024-2025 ne risultano 4. 457, circa il 7,4% del totale. Praticamente, più di nove scuole su dieci affrontano il caldo come possono.
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Cioè, si arrangiano.
Finestre aperte anche quando fuori l’aria sembra uscita da un phon. Tapparelle abbassate, se ci sono e se funzionano. E poi ventilatori portati da casa. Bottigliette d’acqua. Lezioni accorciate. Verifiche spostate. Ed esami diventati piccole prove di resistenza fisica.
Il caldo non è un fastidio secondario. Non è un capriccio: è constatare che come luoghi pubblici dello Stato, senza condizionamento d’aria, ci sono rimaste solo le scuole e le carceri.
E non credo che sia un caso.
Il caldo influisce sulla concentrazione
Il caldo influisce sulla concentrazione, sulla fatica, sull’attenzione e sulla capacità di rimanere presenti su un compito. Pesa sui docenti, certo, ma pesa soprattutto sugli studenti. E pesa di più su chi ha già un ostacolo davanti: chi ha difficoltà di attenzione, chi ha bisogni educativi speciali, chi dorme male, chi a casa non ha una stanza fresca dove studiare, chi arriva a scuola già stanco.
In quel momento, l’aula calda smette di essere un problema logistico. Diventa una questione di giustizia.
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E qui arriva la parte che mi infastidisce di più: alla scuola si chiede sempre di sopportare.
Sopportare edifici vecchi. Sopportare classi piene. Sopportare burocrazia inutile. Sopportare organici incompleti. Sopportare tagli, ritardi, emergenze, promesse.
Sopportare persino la crisi climatica, come se fosse anche questo un problema da risolvere con un po’ di buona volontà, una finestra aperta e la frase: “Dai, manca poco alla fine”.
Non c’è altro modo di dirlo: climatizzare le scuole italiane è diventata un’emergenza.
Servono isolamento, ombra, alberi, vera ventilazione, energia pulita e cortili che non sembrino piastre per hamburger, aule progettate per il clima che abbiamo e non per quello che ci ricordiamo.
Quel clima, purtroppo, non tornerà per molti anni. I ragazzi e le ragazze pagheranno già abbastanza le nostre scelte scellerate. Almeno questa, risparmiamogliela.
L’AUTORE – Enrico Galiano, insegnante e scrittore friulano classe ’77, in classe come sui social, dove è molto seguito, sa come parlare ai ragazzi.
Dopo il successo di romanzi (tutti usciti per Garzanti) come Eppure cadiamo felici, Tutta la vita che vuoi, Felici contro il mondo, e Più forte di ogni addio, ha pubblicato un libro particolare, Basta un attimo per tornare bambini, illustrato da Sara Di Francescantonio. È poi tornato al romanzo con Dormi stanotte sul mio cuore, e sempre per Garzanti è uscito il suo primo saggio, L’arte di sbagliare alla grande.
Con Salani, Galiano ha quindi pubblicato la sua prima storia per ragazzi, La società segreta dei salvaparole. Ed è poi uscito, ancora per Garzanti, il suo secondo saggio, Scuola di felicità per eterni ripetenti.
Dopo il romanzo Geografia di un dolore perfetto, è tornato in libreria con Una vita non basta, e ha poi pubblicato, sempre con Salani, il secondo libro per ragazzi, L’incredibile avventura di un super-errore. Con Garzanti nel 2025 è poi uscito il romanzo Quel posto che chiami casa. Il suo ultimo libro, il romanzo Il cuore non va a dormire, è pubblicato da Einaudi Stile Libero.
Qui è possibile leggere tutti gli articoli scritti da Galiano per il nostro sito, con cui collabora con costanza da diversi anni (anche con dei video per Instagram e TikTok).
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