“Perché siamo così rapidi quando si tratta di modificare il codice penale e così lenti quando si parla di prevenzione?”. Se lo chiede in questa riflessione, legata al dibattito in corso sul nuovo disegno di legge sull’imputabilità dei minorenni, Enrico Galiano: “Punire un ragazzo senza provare a recuperarlo significa quasi sempre prepararsi a punirlo di nuovo”. Per l’insegnante e scrittore “la prevenzione non porta voti subito. La paura, purtroppo, sì…”
In Italia abbiamo un talento particolare: arriviamo sempre puntualissimi, ma cinque minuti dopo.
Prendiamo il nuovo disegno di legge sull’imputabilità dei minorenni. Il ragazzo ha già smesso di frequentare la scuola, passa i pomeriggi in un posto non meglio identificato tra un parcheggio e un kebabbaro, la famiglia annaspa, i servizi sociali hanno tre operatori e centottanta casi, il quartiere offre come unica prospettiva una panchina davanti a una sala scommesse. Noi osserviamo tutto con grande attenzione. Poi, appena il ragazzo combina qualcosa, finalmente entriamo in scena.
Con il fischietto, il codice penale e il pugno duro di chi ha appena scoperto l’esistenza del problema.
“Chi sbaglia paga…“
Il messaggio è perfetto per i sottopancia televisivi: chi sbaglia paga. Peccato per un dettaglio abbastanza rilevante: i minorenni che hanno compiuto quattordici anni potevano già essere processati e condannati. La legge attuale prevede che il giudice accerti, caso per caso, se al momento del reato il ragazzo possedesse una maturità sufficiente a comprenderne il significato e le conseguenze. La capacità di intendere e di volere, tra i quattordici e i diciotto anni, oggi deve essere dimostrata e la pena, in caso di condanna, viene comunque diminuita.
Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri il 23 luglio 2026 lascia l’età minima a quattordici anni e non aumenta le pene. Cambia però il punto di partenza: la capacità di intendere e di volere verrebbe presunta, fino a prova contraria. Il giudice e il pubblico ministero potranno continuare ad acquisire elementi sulla maturità del ragazzo, ma la domanda iniziale sarà rovesciata.
Oggi bisogna dimostrare che il minore fosse capace. Domani si partirebbe dall’idea che lo fosse.
Potrebbe sembrare una piccola modifica tecnica. Non lo è.
Presumere la maturità di un adolescente…
Quando si parla di un adolescente, presumere la maturità significa trattare come punto di partenza proprio ciò che l’adolescenza rende più difficile stabilire: quanto quel ragazzo comprendesse davvero, quanto fosse capace di controllarsi, quanto fosse libero dalle pressioni del gruppo, della famiglia, degli adulti che magari lo hanno utilizzato.
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Qualcuno dirà che in Europa funziona già così. In parte è vero, ma non esiste un modello unico.
In Francia, dai tredici anni si presume che il minore sia capace di comprendere le proprie azioni, ma l’intero sistema resta orientato al recupero e alla prevenzione della recidiva.
In Germania la responsabilità penale comincia a quattordici anni, però la maturità viene ancora valutata caso per caso.
Anche in Spagna si parte dai quattordici, con misure che puntano soprattutto al reinserimento, dai percorsi educativi ai lavori socialmente utili.
“Punire un ragazzo senza provare a recuperarlo significa quasi sempre prepararsi a punirlo di nuovo”
Insomma, altrove si può discutere su quando e come attribuire la responsabilità, ma una cosa sembra abbastanza chiara: punire un ragazzo senza provare a recuperarlo significa quasi sempre prepararsi a punirlo di nuovo.
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La domanda allora è sempre la stessa: perché siamo così rapidi quando si tratta di modificare il codice penale e così lenti quando si parla di prevenzione?
Prevenire ha un difetto terribile: non fa rumore
Prevenire ha un difetto terribile: non fa rumore. Un educatore di strada non finisce nei talk show. Uno psicologo presente stabilmente a scuola non produce titoli da battaglia. Un centro sportivo aperto la sera, servizi sociali con personale sufficiente, un sostegno concreto a una famiglia in difficoltà hanno pochissimo fascino elettorale. E soprattutto, quando funzionano, non succede niente.
Il ragazzo continua ad andare a scuola. Torna a casa. Trova qualcuno con cui parlare. Non spaccia, non aggredisce, non ruba.
Un fallimento completo dal punto di vista televisivo.
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Così aspettiamo. Aspettiamo che il disagio diventi abbandono scolastico, che la rabbia trovi una vittima, che il bisogno di appartenere incontri qualcuno disposto a trasformarlo in manovalanza. Lasciamo che un ragazzo sparisca lentamente dai radar e poi ci stupiamo quando riappare nella cronaca.
A quel punto scopriamo la fermezza.
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Punire chi commette un reato può essere necessario. La responsabilità degli adulti, però, comincia molto prima. Comincia quando un ragazzo smette di venire a scuola e nessuno va a cercarlo. Quando una famiglia chiede aiuto e trova una lista d’attesa. Quando un quartiere viene lasciato senza luoghi, senza educatori, senza occasioni.
La prevenzione non porta voti subito.
La paura, purtroppo, sì.
L’AUTORE – Enrico Galiano, insegnante e scrittore friulano classe ’77, in classe come sui social, dove è molto seguito, sa come parlare ai ragazzi.
Dopo il successo di romanzi (tutti usciti per Garzanti) come Eppure cadiamo felici, Tutta la vita che vuoi, Felici contro il mondo, e Più forte di ogni addio, ha pubblicato un libro particolare, Basta un attimo per tornare bambini, illustrato da Sara Di Francescantonio. È poi tornato al romanzo con Dormi stanotte sul mio cuore, e sempre per Garzanti è uscito il suo primo saggio, L’arte di sbagliare alla grande. Con Salani, Galiano ha quindi pubblicato la sua prima storia per ragazzi, La società segreta dei salvaparole. Ed è poi uscito, ancora per Garzanti, il suo secondo saggio, Scuola di felicità per eterni ripetenti.
Dopo il romanzo Geografia di un dolore perfetto, è tornato in libreria con Una vita non basta, e ha poi pubblicato, sempre con Salani, il secondo libro per ragazzi, L’incredibile avventura di un super-errore. Con Garzanti nel 2025 è poi uscito il romanzo Quel posto che chiami casa. Il suo ultimo libro, il romanzo Il cuore non va a dormire, è pubblicato da Einaudi Stile Libero.
Qui è possibile leggere tutti gli articoli scritti da Galiano per il nostro sito, con cui collabora con costanza da diversi anni (anche con dei video per Instagram e TikTok).
Letture originali da proporre in classe, approfondimenti, news e percorsi ragionati rivolti ad adolescenti.



