“Quando la finiremo di minimizzare, di guardare il dito e non la luna, di credere che sia normale dover andare a scuola con la paura di essere accoltellati da un proprio studente per un brutto voto, o per un’antipatia, o per chissà quale motivo?”. Dopo l’ennesimo episodio di violenza in classe, nella sua riflessione Enrico Galiano domanda: “Quando capiremo che la rete non è solo un posto che tiene miracolosamente tranquillo nostro figlio, ma anche un mare buio, dove nelle profondità succedono cose che noi non vedremo mai?”. Per l’insegnante e scrittore è urgente fornire alla scuola “dei veri strumenti per intercettare il dolore e la rabbia…”

Sincero? Non lo so con che spirito vado a scuola domani mattina, adesso. Già prima c’era un po’ di chi va là, un pizzico di “ehi, e se capitasse a me?”. Ma adesso.

Forse è solo suggestione, può essere. Ma intanto.

Intanto mi tocca fare i conti col fatto che non è più una storia di quelle che leggi sul giornale e pensi che sia lontana, distante, impossibile. Adesso il ragazzo di Trescore, quello di Centocelle, possono essere anche i miei. So che potrebbero essere uno dei miei.

E a quel punto una domanda nasce spontanea: quando cominceremo?

Quando cominceremo ad aprire gli occhi?

Quando capiremo che la rete non è solo un posto che tiene miracolosamente tranquillo nostro figlio, ma anche un mare buio, dove nelle profondità succedono cose che noi non vedremo mai?

Quando la smetteremo di far finta di niente, di dire che si è sempre stati male a tredici anni, no che non si è sempre stati male, non così, io ringrazio dio di avere avuto 15 anni nel 1992, senza internet, senza social, quando chiudevi la porta di camera tua e il mondo stava fuori, nessuno veniva a buttarla giù quella porta, mentre oggi non ci sono neanche più porte, neanche più muri, niente camere, c’è solo il mondo che ti entra in testa e tu dove sei finito non lo sai neanche più.

Quando cominceremo a capire che il disagio di oggi è diverso perché ha strumenti diversi per crescere?

Certo che ci siamo sempre sentiti soli. Certo che ci siamo sempre sentiti arrabbiati.

Ma oggi se ti senti sbagliato, solo, arrabbiato, c’è qualcuno disposto a dirti che hai ragione. Che la tua rabbia ha un colpevole. Che il tuo dolore può diventare odio.

Qualcuno che gli dica: vieni, qui sei dei nostri. È vero, il mondo ti vuole fare del male. E tu devi vendicarti.

Quando la finiremo di minimizzare, di guardare il dito e non la luna, di credere che sia normale dover andare a scuola con la paura di essere accoltellati da un proprio studente per un brutto voto, o per un’antipatia, o per chissà quale motivo?

Quando pensiamo di fare qualcosa per questo disagio infinito che ci sta passando davanti, aspettiamo che sia un conoscente, un amico, nostro figlio?

Quando vogliamo cominciare a dare alla scuola dei veri strumenti per intercettare il dolore, la rabbia, per vederla, perché tu puoi essere anche il migliore insegnante del mondo ma è inutile, a volte ti passa davanti e non la vedi comunque, ne hai venticinque in classe ed è incredibile, ma spesso il ragazzo più a rischio non è quello con sei note alla settimana, non è quello con la pagella disastrata, è la ragazza che ha tutti dieci, è il tipo che sta tranquillo in ultimo banco e non disturba mai, come fai a vedere una cosa così invisibile, come fai?

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Quando vogliamo smetterla con i proclami e gli slogan e cominciare a investire davvero nella salute mentale di questa generazione?

Quando pensiamo sia il momento di agire, di ammettere se non altro che abbiamo un problema, basterebbe questo, ammetterlo, perché finché si pensa che il ragazzo di Trescore o di Centocelle siano dei casi particolari, dei deviati e basta, è lì che stai negando l’evidenza, è lì che sei in pericolo vero, perché non ti accorgi che è ovunque, che si insinua, che può colpire chiunque, anche chi meno te l’o aspetti. Proprio chi meno te l’aspetti.

Quando vogliamo cominciare a parlarci davvero con questi ragazzi, ad ascoltare cos’hanno da dire, senza guardarli con sufficienza, senza giudicarli, senza puntare il dito?

Quando vogliamo aprire gli occhi sul fatto che si sentono così soli da rivolgersi quasi sempre a chat gpt come consulente psicologico, come amico, e se lo fanno è proprio perché almeno l’intelligenza artificiale non li giudica, non li fa sentire sbagliati, come invece troppo spesso facciamo noi?

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Forse dovremmo cominciare semplicemente da qui.

Dal guardarli un po’ più a lungo. Dal fare una domanda in più. Dal non avere sempre pronta una risposta prima ancora che abbiano finito di parlare.

Sapendo che molte cose continueranno a sfuggirci, perché non possiamo vedere tutto, capire tutto, arrivare dappertutto.

Ma almeno senza convincerci che, se non lo vediamo, allora non c’è.

L’AUTORE – Enrico Galiano, insegnante e scrittore friulano classe ’77, in classe come sui social, dove è molto seguito, sa come parlare ai ragazzi.

Dopo il successo di romanzi (tutti usciti per Garzanti) come Eppure cadiamo feliciTutta la vita che vuoiFelici contro il mondo, e Più forte di ogni addio, ha pubblicato un libro particolare, Basta un attimo per tornare bambini, illustrato da Sara Di Francescantonio. È poi tornato al romanzo con Dormi stanotte sul mio cuore, e sempre per Garzanti è uscito il suo primo saggio, L’arte di sbagliare alla grande. Con Salani, Galiano ha quindi pubblicato la sua prima storia per ragazzi, La società segreta dei salvaparole. Ed è poi uscito, ancora per Garzanti, il suo secondo saggio, Scuola di felicità per eterni ripetenti.

Dopo il romanzo Geografia di un dolore perfetto, è tornato in libreria con Una vita non basta, e ha poi pubblicato, sempre con Salani, il secondo libro per ragazzi, L’incredibile avventura di un super-errore. Con Garzanti nel 2025 è poi uscito il romanzo Quel posto che chiami casa, e con Einaudi Stile Libero, nel 2026, Il cuore non va a dormire.

Il suo nuovo libro è Il mio migliore amico è un fantasma (Salani).

Qui è possibile leggere tutti gli articoli scritti da Galiano per il nostro sito, con cui collabora con costanza da diversi anni (anche con dei video per Instagram e TikTok).

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