J.R.R. Tolkien (1892 – 1973), appassionato di fiabe antiche e lingue straniere, non solo ebbe una lunga carriera come docente di Oxford, ma scrisse anche alcuni tra libri famosissimi, come “Il Signore degli Anelli” e “Lo Hobbit”. Non solo: creò dei linguaggi artificiali, sviluppandone fonologia, vocabolario e grammatica. E alla sua vita e alle sue opere (tra cui diversi saggi) vengono ispirati diversi film, serie tv e giochi - L’approfondimento

Ancor prima di diventare uno tra gli scrittori inglesi più famosi al mondo, John Ronald Reuel Tolkien (meglio conosciuto come J.R.R. Tolkien, 3 gennaio 1892 –  2 settembre 1973) è stato filologo, glottoteta, accademico e linguista britannico. Tolkien viene da molti considerato uno dei padri fondatori del genere fantasy per come lo conosciamo oggi. Infatti, nonostante vari autori si fossero già cimentati nel genere prima, rese il suo immaginario un mondo vivido e a sé stante: non cercò mai un espediente per giustificare le ambientazioni fantastiche con elementi del reale.

L’idea stessa di elfo o nano, nell’immaginario comune contemporaneo (alti o bassi, affascinanti o burberi ma, soprattutto, dalle sembianze umanoidi) è dovuta proprio all’autore. Prima queste creature appartenevano a diverse mitologie nella loro forma più semplice, con tratti ben diversi da quelli che gli vengono successivamente attribuiti da Tolkien.

Lo studio accurato della lingua anglosassone ha rappresentato la base per la creazione delle diverse lingue artificiali, usate negli scritti appartenenti all’universo immaginario di Arda. Due dei linguaggi sviluppati potrebbero perfino essere parlati, avendo una grammatica completa e, addirittura, una letteratura dedicata.

Mondo di arda tolkien

Lo scrittore dietro Il Signore degli Anelli

Nonostante nasca in Sudafrica, J.R.R. Tolkien è figlio di due coloni inglesi trasferitisi da Birmingham, e ritornati in Gran Bretagna poco dopo la sua nascita. A quattro anni rimane orfano di padre, e ben presto, a dodici, di madre.

La difficile situazione economica lo costringe anche a lasciare la scuola, ma, dimostrando un’attitudine per le lingue come Latino, Greco, Finnico, Islandese e Gotico, riesce a vincere una borsa di studio per frequentare l’Exeter College di Oxford. È in questo periodo che comincia a creare le fondamenta dei suoi nuovi linguaggi – come quello delle fate – e a muovere i suoi primi passi nel mondo della scrittura.

Nel 1914, con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Tolkien riesce a ritardare l’arruolamento, entrando nell’esercito l’anno successivo come sottotenente nel battaglione dei Lancashire Fusiliers. Il magro stipendio statale gli permette però di superare le sue difficoltà economiche, tanto da riuscire a sposare Edith Bratt. Siamo nel 1916. Conosce la donna durante l’adolescenza e se ne innamora fin da subito; costruiranno una famiglia che durerà per tutta la vita, insieme ai loro quattro figli.

A gettare un’ombra su quella felicità, è la battaglia della Somme, dove perde la vita uno dei migliori amici del giovane autore, evento che influenzerà la sua vita e la sua personalità per sempre. Nonostante la guerra e i lutti, Tolkien – come testimoniano alcune lettere – non smette di lavorare alla sua lingua artificiale nemmeno in trincea. Congedato nel ’17 per malattia, torna in Inghilterra e, due anni più tardi, lascia definitivamente l’esercito e prosegue gli studi a Oxford, dove otterrà il titolo di Master of Arts.

La carriera accademica inizia pochi anni più tardi, insegnando inglese antico e lingua e letteratura inglese presso l’Università di Oxford. Nel tempo, oltre a contribuire alla creazione del New Oxford English Dictionary, diventa membro della Royal Society of Literature e di un gruppo letterario conosciuto come Inklings, insieme a C.S. Lewis (autore de Le cronache di Narnia).

È proprio quest’ultimo, altra forte personalità nello scenario del fantasy inglese, a segnalare l’autore alla giuria del Premio Nobel per la letteratura, credendo nelle capacità dell’amico. Ma il responso è negativo: la scrittura di Tolkien è una “prosa di seconda categoria“. In compenso riceve la laurea honoris causa proprio a Oxford ed è insignito dalla regina Elisabetta dell’onorificenza di Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico.

Anche se oggi conosciamo J.R.R. Tolkien principalmente come autore de Il Signore degli Anelli e di altre celebri opere fantasy, i suoi lavori editoriali iniziano solo a quarantacinque anni, quando la casa editrice Allen & Unwin pubblica Lo Hobbit. Il successo nella produzione narrativa lo spinge a proseguire, e dopo diciassette anni vengono messe sugli scaffali le tre parti del romanzo dedicato alle avventure di Frodo Baggins della Contea.

L’autore decide di ritirarsi dall’attività universitaria nel 1959, non smettendo però mai di scrivere. Si dedica alla stesura de Il Silmarillion che aveva cominciato nel 1917. Non riuscirà però a concluderlo: Tolkien verrà a mancare nel ’73, due anni dopo la morte della moglie. Sulle tombe dei due sposi vicino Oxford, vengono incisi i nomi dei due amanti protagonisti di un omonimo racconto dell’autore: Beren e Lúthien.

È il figlio Christopher, curatore delle opere, che dopo quattro anni dalla scomparsa del padre decide di pubblicare Il Silmarillion come opera postuma. Quest’ultimo, insieme a Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli, fanno parte di un unico corpo di racconti, saggi, poemi e linguaggi fittizi.

JRR Tolkien signature - from Commons

 

Il mondo di Arda: i libri di J.R.R. Tolkien

“L’autore fantasy più importante”, è così che The Encyclopedia of Fantasy definisce Tolkien (John Clute, Grant Clute, The Encyclopedia of Fantasy, St. Martin’s Press, 1999), con la motivazione di aver ispirato nel tempo diversi altri autori, libri e prodotti di diversa fruizione legati al genere fantasy. Il Times lo posiziona invece al sesto posto nella classifica dei 50 più grandi scrittori inglesi dal 1945. E in Gran Bretagna le sue opere sono parte fondamentale della letteratura novecentesca scolastica.

Ma quali e quante sono le sue opere? Quali i suoi temi ricorrenti e le sue influenze?

I retaggi degli anni dell’infanzia e dell’adolescenza di Tolkien si palesano in tutti i suoi scritti: i paesaggi rurali inglesi, i contadini, la semplicità e la quiete del mondo agricolo. Ecco che nascono gli Hobbit, definiti dallo stesso autore “dolci come il miele e resistenti come le radici di alberi secolari”, che abitano proprio una Contea verde e rigogliosa, pacifica e allegra.

Gli anni passati a leggere fiabe antiche e studiare lingue straniere hanno aggiunto ciò che mancava per poter sviluppare l’intero mondo fantastico attorno alla Contea: razze diverse, territori dalle varie caratteristiche paesaggistiche e climatiche, forze del bene e del male. In vita pubblicò una decina di opere, dopo la morte i suoi appunti sono stati raccolti e curati, e alcuni devono ancora vedere la luce.

Mettendo da parte la sua attività saggistica – difficile però non citare Il medioevo e il fantastico (Luni Editrice, a cura di Gianfranco De Turris) – gli scritti dell’autore si possono suddividere tra i racconti su argomenti fantastici, spesso considerati per bambini, e le opere ambientate nella Terra di Mezzo. I primi, seppur conosciuti, non raggiungono la popolarità della saga dell’Anello del potere.

Per citare i più famosi, dove ricorrono quei temi così cari a Tolkien, Il cacciatore di draghi, (Bompiani, traduzione Isabella Murro), racconta di un protagonista contadino, abitudinario e fanfarone, costretto a trasformarsi in un eroe uccidendo un drago. Una trama che ricorda molto l’evoluzione di Bilbo Baggins, che da semplice hobbit si ritrova a combattere contro Smaug, ne Lo Hobbit.

L’intento de Il cacciatore di draghi è quello di definire un mondo che non abbia precise coordinate spazio-temporali. Un universo immaginariopopolato da draghi e giganti ma, allo stesso tempo, capace di far riscoprire l’importanza della realtà di tutti i giorni. Gli hobbit de Il Signore degli Anelli, così desiderosi di avventure e di abbandonare la Contea, durante il loro viaggio verso il Monte Fato ripenseranno spesso con malinconia alla loro terra, alle loro origini: alla semplicità della vita.

Il cacciatore di draghi

Tra le pubblicazioni dell’autore si trovano Albero e foglia (Bompiani, traduzione di Francesco Saba Sardi), la cui prefazione è il già citato saggio Il medioevo e il fantastico, raccolta di fiabe come Foglia di NiggleIl fabbro di Wootton Major e altre ancora. Le avventure di Tom Bombadil (Bompiani, traduzione di Isabella Murro), Le lettere di Babbo Natale (Bompiani, a cura di Baillie Tolkien, traduzione di Marco Respinti, illustrazioni di J.R.R. Tolkien), Mr. Bliss (Rusconi, traduzione di Francesco Saba Sardi) e Roverandom, (Bompiani, a cura di Christina Scull & Wayne G. Hammond, traduzione di Francesca Bandel Dragone), che narra le avventure di un cane alato.

Le avventure di tom bombadil

La fama di Tolkien arriva però con i racconti della Terra di Mezzo, principalmente con Il Signore degli Anelli (Bompiani, traduzione Vicky Alliata di Villafranca), la sua opera più conosciuta. Pubblicato in Italia nel ’70 (l’uscita inglese è di quindici anni prima), questo romanzo si divide in tre parti: La compagnia dell’anello, Le due torri e Il ritorno del re. Nella Terra di Mezzo l’avventura è alle porte per Frodo Baggins: ereditato dallo zio Bilbo un anello, rivelatosi l’Unico Anello dell’Oscuro Signore Sauron, inizia la sua epopea personale per distruggerlo, lanciandolo nel Monte Fato. Un viaggio dell’eroe – o dell’antieroe? – a fianco di compagni appartenenti a tutte le razze: elfi, nani, umani, Ent, hobbit…

Il Signore degli Anelli Bompiani

Il Signore degli Anelli è un’opera che racchiude in sé leggenda, fiaba, tragedia e poema cavalleresco. Rappresenta un’allegoria della condizione umana: l’eterna lotta tra il bene e il male. Una caratteristica essenziale per il genere fantasy che molto spesso svolge le trame attorno a questo classico scontro. Ma le sfaccettature che Tolkien dà ai suoi personaggi, portano questo combattimento su un altro piano: non ci sono personaggi buoni o cattivi, ci sono le due parti di una sola persona. A partire da Frodo, passando per Gandalf e Aragorn, tutti i personaggi vivono una lotta interna tra il bene che alberga in loro, e l’oscurità che la bramosia di potere porta negli esseri umani.

In molti sostengono che Il Signore degli Anelli sia in realtà un’allegoria della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, dato che Tolkien aveva combattuto nel 1915, mentre i suoi figli lo avevano fatto nel ’39. Ma una sua affermazione, riportata dall’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, sembra smentire: “Detesto cordialmente l’allegoria in tutte le sue manifestazioni, e l’ho sempre detestata da quando sono diventato abbastanza vecchio e attento da scoprirne la presenza. Preferisco di gran lunga la storia, vera o finta che sia, con la sua svariata applicabilità al pensiero e all’esperienza dei lettori”.

Lo Hobbit (Bompiani, traduzione di Elena Jeronimidis Conte), pubblicato nel 1937, è il primo capitolo della saga di Arda. Lo scenario d’inizio è sempre quello della Contea, dove gli hobbit vivono le loro pacate esistenze. La pace, in particolare quella di Bilbo Baggins, viene turbata dallo stregone Gandalf e da tredici nani. Quasi come fosse una presentazione ufficiale, Tolkien introduce molti dei personaggi che si ritroveranno nella seconda parte della saga, come per esempio la strana creatura di nome Gollum. Un’altra avventura, di nuovo la Terra di Mezzo, la collaborazione tra le diverse razze.

Lo hobbit J R R Tolkien

Tutto ciò che viene pubblicato successivamente, è postumo e a cura del terzogenito Christopher. Anche Il Silmarillion (Bompiani, a cura di Christopher Tolkien e Marco Respinti, traduzione di Francesco Saba Sardi), inizialmente solo una mole di appunti, viene diffuso nel 1978, dopo l’intervento del figlio.

Nonostante sia l’ultima opera dello scrittore, viene considerata “opera prima” in quanto costituisce le fondamenta di tutto il suo mondo: gli eventi narrati sono datati Prima Era, alla quale si rifanno tutti i personaggi che si incontrano nelle storie dei libri successivi, dando una nuova chiave di lettura a chi legge.

Il Silmarillion Tolkien

Altri frammenti di rilevanza sono stati pubblicati come Racconti incompiuti o Racconti incompiuti di Númenor e della Terra di Mezzo (Bompiani, 1981, a cura di Christopher Tolkien, traduzione di Francesco Saba Sardi), Racconti ritrovati e Racconti perduti e I figli di Húrin.

La casa editrice italiana, Bompiani, ha pubblicato tutti i libri in una collana dedicata all’autore, che prende il nome de I libri di Tolkien. Inoltre, a collaborare per l’edizione integrale italiana del Il Signore degli Anelli, è stata la Società Tolkieniana Italiana.

Opere tratte dalla Terra di Mezzo: fumetti, film, serie tv e videogiochi

Quando si parla dell’influenza di Tolkien come autore, non si fa riferimento solo ai libri. Il genere fantasy è uno degli storytelling preferiti per l’intrattenimento: fumetti, film, serie televisive, videogiochi. Basti pensare a Harry Potter o Final Fantasy, solo per fare due nomi celebri. E il caso delle trasposizioni, rappresentazioni e adattamenti ispirati alla Terra di Mezzo negli anni, è quasi unico.

Fumetto

La prima variante, nonostante rimanga su carta, è un fumetto pubblicato in Italia da Rizzoli in tre episodi, tra il 1979 e il 1980, con la traduzione di Gaetano Salinas, l’adattamento di Nicola Cuti e i disegni di Luis Bermejo.

Il signore degli anelli fumetto Rizzoli

Film

Successivamente, ad avvicinare a Il Signore degli Anelli anche le nuove generazioni, sono i film di Peter Jackson che riprendono le tre parti del libro. Un progetto ambizioso, tra i più grandi nella storia del cinema: budget complessivo di 281 milioni di dollari otto anni di lavoro. L’investimento iniziale ha contribuito a portare la serie di film a essere uno dei più celebri casi cinematografici, ricevendo per l’intera trilogia 17 Premi Oscar e 30 nomination, battendo film come Ben-Hur e Titanic.

Molti registi nel tempo avrebbero voluto cimentarsi in un’impresa simile, primo tra tutti Stanley Kubrick. Ma l’idea viene subito abbandonata perché troppo troppo costosa. L’unico progetto a vedere la luce, nel 1978, è una versione animata de Il Signore degli Anelli realizzata con una tecnica che unisce sequenze d’animazione e scene dal vivo, ma il film si conclude appena alla battaglia del Fosso di Helm.

Il lavoro di Peter Jackson resta quindi l’unico adattamento attualmente terminato. Girato interamente in Nuova Zelanda, il film mostra dei paesaggi molto simili a quelli tolkeniani e soprattutto – per quegli anni – degli effetti speciali molto realistici.

Il regista neozelandese, fa uscire nelle sale cinematografiche anche il prequel Lo Hobbit suddiviso in tre parti: Un viaggio inaspettato (2012), La desolazione di Smaug (2013) e La battaglia delle cinque armate (2014). Il successo, seppur non alla portata della prima trasposizione, porta diversi premi e un’alta affluenza di spettatori.

Film e trailer di Tolkien

Dopo i vari adattamenti del mondo immaginario di Tolkien, nel 2019 uscirà invece il primo film sullo scrittore stesso. In particolare, si tratterà di un lungometraggio incentrato sull’esperienza universitaria e sugli albori di quello che viene considerato uno dei più famosi autori al mondo.

Diretto da Dome Karukoski, Tolkien segue le vicende del giovane da Oxford alla Prima Guerra Mondiale, fino all’amore con Edith Bratt. Nicholas Hoult, per interpretare Tolkien e Lily Collins nel ruolo della moglie, sono gli attori scelti come protagonisti. Le riprese sono iniziate e terminate nel 2017, mentre la distribuzione nelle sale britanniche e statunitensi è già avvenuta a maggio 2019. Per l’Italia si dovrà aspettare il 26 settembre.

La famiglia Tolkien e la fondazione omonima, hanno voluto specificare di “non aver approvato, autorizzato né partecipato alla realizzazione del film“, andando così contro la rappresentazione.

Podcast

In occasione dei 50 anni della Tolkien Society nel mondo, evento festeggiato questo agosto a Birmingham, Storytel ha deciso di creare un podcast-documentario alla scoperta dell’immaginario messo su carta da Tolkien, attraverso le parole di scrittori, appassionati, studiosi. Un modo per intraprendere un viaggio tra personaggi e luoghi incantati.

Le otto puntante, realizzate in collaborazione con Mimaster Illustrazione, vedono susseguirsi vari ospiti come Alan Lee e John Howe, i due illustratori storici di libri e film; Tom Shippey, uno tra gli studiosi di Tolkien; Andrea Monda, direttore dell’Osservatore romano; Saverio Simonelli, filologo e scrittore; Quirino Principe, curatore dell’edizione italiana de Il Signore degli Anelli; Luca Manini, traduttore di Tolkien; Licia Troisi, scrittrice fantasy; Wu Ming 4, autore di due saggi incentrati su Tolkien; Roberto Arduini, presidente dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani; Patrick Curry, studioso che ha riletto in chiave ambientalista Il Signore degli Anelli.

Podcast Tolkien

Nel 2020 la serie tv

Il mondo tolkeniano continua a influenzare il panorama culturale anche dopo quasi cinquant’anni dalla morte dell’autore: l’ultima novità a riguardo, viene da Amazon Studios, che ha stipulato un contratto per 250 milioni di dollari con la New Line Cinema per comprare i diritti de Il Signore degli Anelli. Cinque stagioni, le prime puntate nel 2020: la serie tv dell’opera più grande di J.R.R. Tolkien sarà la più costosa mai realizzata. Seguirà la sorte toccata ai film di Jackson? La scelta del regista Juan Antonio Bayona, già firma di successi come Jurassic World The Orphanage, per i primi due episodi sembra promettere bene.

Giochi da tavolo, giochi di ruolo e videogames

Sono tanti i giochi ad avere un debito con Tolkien, visto che i suoi romanzi – la cui natura fantasy è essenziale – hanno ispirato negli anni, giochi da tavolo (creati dalle stesse case editrici, prima Rusconi e successivamente Bompiani), giochi di ruolo e videogames (da citare le ultime due uscite La Terra di Mezzo: L’Ombra di MordorLa Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra).

L’influenza più profonda è però sui giochi di ruolo, che negli anni Settanta e Ottanta iniziano ad acquistare popolarità anche grazie a Dungeons & Dragons. Anche per l’uscita dei film di Jackson, nel 2002 si ripropone un secondo gioco che dà la possibilità di utilizzare l’ambientazione del romanzo. L’Unico Anello è invece l’ultimo gioco di ruolo creato, lanciato non così tanto tempo fa, nel 2011.

La capacità del mondo tolkeniano di applicarsi a qualsiasi prodotto culturale, modificandosi e adattandosi a nuovi mezzi e tecnologie è probabilmente indice del genio di Tolkien, e del suo duro lavoro nel riuscire a creare un mondo del tutto indipendente, senza mancanze o dubbi irrisolti. La costruzione di un intero immaginario, descritto nei minimi particolari e pieno di creature e abitanti dalle diverse sfaccettature, ha portato alla nascita di un modello applicabile in diversi modi, e che è riuscito a durare per quasi un secolo.

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