Presente in tanti tipi di tradizione – e in molteplici varianti, dall’Idra di Lerna al serpente piumato Quetzalcoatl – quella del drago è molto più che una semplice creatura della letteratura fantasy (o del genere “LitRpg”, che oggi spopola su TikTok), ma una vera e propria leggenda che ci prepara ad affrontare il cambiamento… e voi, quante specie di draghi letterari avete avvistato? Noi ve ne suggeriamo alcune, a voi completare la lista! A proposito, non consideriamoli dei nemici a tutti i costi…

Una leggenda che ci prepara al cambiamento.

Presente in tanti tipi di tradizione – e in molteplici varianti, dall’Idra di Lerna al serpente piumato Quetzalcoatl – quella del drago è molto più che una semplice creatura della letteratura fantasy (o del genere LitRpg, che oggi spopola su TikTok), ma una vera e propria Guida delle Storie.

Sono infatti a lui affidati i segreti più preziosi dello storytelling (incantesimi, gioielli e manoscritti compresi); testimone millenario del tempo che passa – già come serpente nel Libro della Genesi – custodisce nel suo covo tutti i tesori che si accumulano nel corso della battaglia. E che ci insegna a conquistare capitolo dopo capitolo, come si farebbe con l’epilogo di un libro.

Il drago, un meticoloso (col)lettore di esperienze

È d’altronde, il drago, un meticoloso (col)lettore di esperienze; dotato di un incredibile spirito d’osservazione – poiché da sempre conosce l’evoluzione delle trame – appare nel momento decisivo per sottoporre il protagonista alle prove del Monomito: quelle che gli consentono di dimostrare il proprio valore (come fa il prode Beowulf nel poema anglosassone per eccellenza).

Poco importa, dunque, se sputi fumo dalle narici (il Lindworm Fàfnir nel classico Edda di Snorri Sturluson, Garzanti) o se invece abbia uno sguardo che pietrifichi all’istante (il Basilisco di J. K. Rowling in Harry Potter e la camera dei segreti, Salani); qualunque sia il potere elementale che scateni dal suo interno, il suo compito è quello di innescare un processo – di combustione – che fortifichi chi lo affronta fino a trasformarlo in eroe.

Non consideriamolo un nemico a tutti i costi…

Non consideriamolo, allora, un nemico a tutti i costi; sebbene in tanti romanzi venga descritto come una creatura malvagia (si pensi al feroce Smaug in Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien, Bompiani) il drago non è in realtà né positivo né negativo, ma piuttosto un Uroboro del passato che, consapevole del presente, ci prepara a fare i conti col futuro. Prova ne sia che nell’immaginario comune esso riveste altresì il ruolo di fidato consigliere; e se in La storia infinita (TEA) di Michael Ende, il miglior amico del coraggioso Atreyu è il Fortunadrago Falkor (perché non è un cane volante, anche se nel film così sembrerebbe), nel fantasy moderno il trope dei draghi è uno dei motivi che hanno portato al successo la saga di Moonfall (di James Rollins, di recente in libreria con il terzo volume Il drago di vetro nero, Nord, traduzione di Andrea Gatti).

Ma come nasce un drago? La Teogonia di Esiodo

La Teogonia di Esiodo, la copertina

Nonostante la sua incubazione possa perdurare per secoli (si pensi all’uovo di Viserion, pietrificato in Il trono di spade di George R. R. Martin, edito da Mondadori), l’origine del drago sembrerebbe ancora più remota, e forse contestuale ai primi istanti di vita sulla Terra. Ce ne parla Esiodo nella sua Teogonia (Einaudi, a cura di Graziano Arrighetti): concepiti dall’unione fra due mostri originari – Echidna e Tifone, che nella mitologia greca corrispondono alle forze naturali della creazione – alcuni antenati dei draghi condividono un aspetto serpentiforme e un’indole a dir poco indomabile (perché mettono in pericolo l’equilibrio naturale così come presieduto dalle leggi del cosmo).

Dei tanti, è soprattutto Ladone quello che più colpisce per caratterizzazione; incaricato dalla dea Era di sorvegliare i pomi d’oro custoditi nel giardino delle Esperidi, il Dragone centicefalo provocava un frastuono insopportabile poiché ognuna delle sue teste parlava un idioma diverso. Un’espressione del Caos primigenio, dunque, che soltanto l’intervento di Eracle sarà in grado di mettere a tacere. Seppure con fatica (l’undicesima).

Il Cavaliere Drago di Gordon R. Dickson, il punto di vista del drago

Il cavaliere Drago di Gordon R. Dickson, la copertina della prima trilogia

D’altra parte, è nella vicenda di San Giorgio e il drago che davvero si realizza l’archetipo che tutti quanti conosciamo; tramandata da Iacopo da Varazze fra il 1260 e 1298 circa, la Legenda aurea – con il mostro che rapisce la principessa e il cavaliere che si batte per salvarla – definisce non soltanto il tema centrale della letteratura medievale (dove il drago rappresenta il Male mentre il crociato la parola di Dio) ma puranche gli stilemi di un genere, il fantasy, che innumerevoli evoluzioni ha subito nel tempo. Come ci dimostra Il Cavaliere Drago di Gordon R. Dickson (a cura di Massimo Scorsone, Mondadori): non a caso intitolato Il drago e il Giorgio, il primo capitolo della serie ci catapulta in un Medioevo alternativo in cui tutto pare alla rovescia. Ivi compresa l’epopea del protagonista, l’assistente universitario Jim Eckert che, a seguito della sparizione della sua fidanzata Angie, si ritrova catapultato in un Dungeons & Dragons nonsense, ove gli umani sono definiti “George” e lui stesso si trasforma nel drago Gorbash. Un turning point moderno, dunque, ma che mantiene pur sempre il punto di vista classico: quello del drago.

La figlia del drago di ferro di Michael Swanwick, sangue blu proletario

La figlia del drago di ferro di Michael Swanwick

Sebbene assomiglino ai rettili, non tutti i draghi hanno sangue blu. Ne è un esempio Jane Alderberry, La figlia del drago di ferro nel romanzo di Michael Swanwick, traduzione di Susanna Bini; ambientato nel regno delle Fate (il luogo in cui la fanciulla è costretta a crescere a seguito di uno scambio in culla), il volume riedito da Mercurio ci trasporta in una dimensione steampunk ove la fantasia è sostituita dall’ipertecnologia (e dalle droghe, e dal sesso occasionale) e pure i draghi sono marchingegni alimentati a vapore. Dei tanti – sfruttati come armi da guerra e/o per i lavori di fatica – è soprattutto con Melanchthon che la protagonista instaurerà un legame di convenienza; modello arrugginito che l’alleverà secondo i suoi valori sovversivi, il drago meccanico aiuterà Jane a sconfiggere gli elfi che l’avevano rapita, salvo poi tormentarla per tutto il resto della sua vita. Che si confermerà spietata anche al di fuori della cosiddetta “Fabbrica” (perché questo è oltretutto un manifesto di denuncia contro il sistema capitalista e la società patriarcale).

Un drago di nome (ma anche di fatto), Vlad il figlio del Drago di Luca Arnaù

Questa è la copertina di Vlad il figlio del drago di Luca Arnaù

È forse il villain più temuto della letteratura; membro del casato dei Drăculești (in quanto suo padre apparteneva all’Ordine del Drago, un’istituzione cavalleresca fondata dal Sacro Romano Impero Germanico per contenere l’avanzata turca) nel romanzo di Luca Arnaù il principe di Valacchia è anche conosciuto come Vlad il figlio del Drago (Mursia).

Un patronimico che in italiano si leggerà Dracula (sempre dalla radice drac-, che in romeno significa anche “diavolo”): costretto in un rapporto di vassallaggio alla corte del sultano Murad II – al quale è stato venduto come garanzia di sottomissione insieme al fratello Radu – negli anni trascorsi presso il serraglio ottomano lo spietato voivoda svilupperà tanto la perizia nelle tecniche di tortura (fra cui il terribile impalamento), quanto un’incredibile sete di vendetta. Che alfine soddisferà con la morte dei suoi stessi carcerieri. Meritandosi dunque la nomea di mostro (succhiasangue) e ciò a prescindere dall’effigie di drago presente nello stemma di famiglia (con le ali spiegate e una croce rossa impressa sul dorso).

Il drago asiatico, simbolo dell’Oriente ne La malinconia delle storie sospese di Minsoo Kang

L'immagine di copertina de La malinconia delle storie sospese di Minsoo Kang

Di come il drago sia una creatura di raccordo anche all’interno della mitologia asiatica – in quanto coinvolge l’intero folklore e non solo – ce ne dà conferma Minsoo Kang nel suo romanzo La malinconia delle storie sospese. Che, non a caso, individua un “Antico Stato di Drago Bambino” quale dimensione senza tempo ove collocare le varie linee narrative che si intrecciano nei racconti del protagonista (un anonimo cantastorie invitato dall’Imperatore per intrattenerlo grazie alla sua arte oratoria).

Fra i tanti – in cui troviamo anche il Popolo del Drago Cervo – rileva quello in cui compare il Gioioso bambino celeste con il suo simpatico Drago Lucente; colpevoli di un’ingenua marachella (aver mangiato una pesca del Frutteto celeste), scateneranno una guerra fra Divinità che si ripercuoterà anche sull’ultima storia sospesa. Quella relativa a un malinconico ricercatore che, nello studiare i miti che hanno dato vita alla sua Nazione (tra cui quello del Drago Bambino), ritroverà la motivazione per superare la scomparsa della moglie. Perché, sotto le spire del drago, è tutto l’universo quello che infine si riunisce. Per Nord, traduzione di Federica Garlaschelli.

Un drago romantasy nella saga di Empyrean di Rebecca Yarros

Onyx Storm di Rebecca Yarros, un'immagine della sua copertina

E come non concludere la nostra trattazione se non con il fenomeno young-adult del momento: la saga di Empyrean di Rebecca Yarros, di nuovo bestseller col suo terzo capitolo Onyx Storm (Sperling & Kupfer, traduzione di Marta Lanfranco). Senza troppo soffermarci sulla trama – iniziata con Fourth Wing e proseguita con Iron Flame – preme comunque sottolineare come la storia di Violet Sorrengail molto debba alla presenza dei draghi (e di Tairn in particolare, il codamazzaferrata nero che la sceglie come suo ultimo cavaliere).

Rappresentati in tutte le loro sfumature caratteriali, nell’opera della Yarros i draghi sviluppano con gli addestratori un legame esclusivo che è altresì alla base delle varie vicende che si verificano all’interno dell’Accademia. In tal senso, è proprio attraverso l’alleanza con i draghi che i personaggi principali si confrontano, si mettono in discussione e qualche volta si innamorano; elemento imprescindibile della letteratura romantasy – quella che coniuga il lato romantico con le atmosfere tipiche del fantasy – la crescita sentimentale dei trainer dipende infatti dalla relazione di fiducia instaurata con i draghi, tant’è che ci affezioniamo ad essi altrettanto quanto agli altri esseri umani che ci fanno battere il cuore.

E voi, quante altre specie di draghi letterari avete avvistato? Noi ve ne suggeriamo alcune, a voi completare la lista!

  • La Viverna Níðhöggr in La ragazza drago di Licia Troisi (Mondadori);
  • Gli Urulòki in Il Silmarillion di J.R.R. Tolkien (Bompiani, traduzione di Francesco Saba Sardi);
  • Il Drago-lupo in Storia naturale dei draghi. Le memorie di Lady Trent di Marie Brennan (Armenia, traduzione di Annarita Guarnieri);
  • Il Drago del mare in The dragon wakes with thunder di K.X. Song (DeA, traduzione di Denise Silvestri);
  • I Vixen in L’ultimo drago blu di Marta Palazzi (Mondadori);
  • Il Modestino in Come addestrare un drago di Cressida Cowell (Rizzoli, traduzione di Silvia Arzola).

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