“Volevo essere una rockstar, poi un veterinario, poi un campione di tennis, poi un difensore di calcio, e niente, non ho mai ottenuto ciò che desideravo. Al contrario, non avevo mai pensato di lavorare in radio e invece la radio mi ha regalato il periodo più bello della mia vita. Poi leggevo, e non avevo mai pensato di scrivere, ma mentre finivo di fare radio, quando avevo già capito che non era il mio mestiere, siccome avevo un po’ di tempo libero e un’idea che mi sembrava buona ho provato a mettere giù un romanzo, come esperimento. Era il 2000…”. Lo scrittore Fabiano Massimi dialoga con il collega Sebastian Fitzek, autore di thriller-bestseller al cardiopalma, tornato nelle librerie italiane con “L’internato”. Nell’intervista si parla del potere terapeutico della scrittura, capace di tenere a badare la paura (“Ho imparato che sedermi a un tavolo e mettere giù appunti su quello che provo aiuta a calmarmi, mette in quadro i problemi”) e di influenze letterarie – Harlan Coben, Edgar Allan Poe, Michael Crichton sono solo alcuni degli autori citati – e cinematografiche. Tra le altre cose, lo scrittore tedesco (che ad agosto incontrerà 25mila fan in una serata-evento a Berlino, a vent’anni dalla pubblicazione del suo primo bestseller, “La terapia”) confida: “Ora stiamo avendo questa conversazione, veniamo da angoli diversi del mondo, ci scambiamo parole e ricorsi, poi ci lasciamo e siamo diversi. Siamo cambiati, rinnovati, arricchiti. Quando te ne accorgi, d’un tratto diventa necessario incontrare altre persone, leggere più libri, vedere più film, raccontare più storie, moltiplica la nostra giornata, ci riempie di ricordi, aumenta all’infinito la nostra esperienza…”

Sebastian Fitzek è un cinquantenne in forma, dai modi franchi e lo sguardo gentile. Veste casual elegante, con la semplicità di chi potrebbe permettersi qualsiasi ostentazione ma sa che nella vita, a risaltare, è proprio quello che nascondi. E lui, con i suoi thriller al cardiopalma da anni in cima alle classifiche di mezzo mondo, di cose nascoste se ne intende.

Lo incontro al Salone del Libro di Torino per parlare del romanzo appena pubblicato da Fazi, L’internato (nella traduzione di Sveva Lizza), ma siccome i colpi di scena iniziano a pagina 5 e non si fermano fino alla fine, decidiamo di portare la conversazione in zone spoiler-free e altrettanto interessanti: la sua vita, il suo successo, i suoi gusti, il futuro che si augura. E, naturalmente, la paura.

copertina di L'internato di Fitzek

Sebastian Fitzek, tra gli esponenti di punta del thriller psicologico contemporaneo, è nato a Berlino nel 1971. Dopo la laurea in Giurisprudenza, nel 2006 ha debuttato con La terapia (Elliot). Seguono molti altri romanzi, tra cui, per citare solo gli ultimi usciti in Italia, Noah (Einaudi), Portami a casa (edito da Fazi e dal quale è stata tratta una versione cinematografica per Amazon International) e Mimica (Fazi).

L’internato è appena uscito in Italia, ma in realtà non si tratta del Fitzek più recente: Fazi sta finalmente recuperando i suoi grandi successi non ancora tradotti. Come è stato venire a Torino per presentare un romanzo scritto otto anni fa? Lo ha trovato come lo ricordava?
“Proprio ieri ne parlavo con un giornalista per l’evento che abbiamo fatto al Salone. A un certo punto ha letto alcune pagine, e io intanto pensavo ‘Le ho scritte io? Ah, sì, ora mi ricordo!’ Il sentimento, il mood, però, l’ho riconosciuto subito, e mi ha riportato al periodo in cui scrivevo il romanzo. È stato come un viaggio nel tempo, e devo dire che sono contento di come sia venuto. Scriverlo fu difficile, è uno dei miei libri più oscuri e intensi: padri che perdono i figli, il Male dietro un volto quotidiano, e poi la determinazione del protagonista nel cercare la verità a qualunque costo, scoprendo che non esiste una verità definitiva, e che i veri mostri vivono al nostro fianco… All’epoca avevo un figlio piccolo, e scrivere L’internato era un po’ come tenere un diario delle mie inquietudini. Penso di averlo usato per allontanare da me gli scenari più terribili che mi tormentavano. Ho poi conosciuto uno psicologo che consiglia proprio di fare così: avete paura di qualcosa? Scrivetene, mettetelo nero su bianco. Quando si è abituati a pensare a tutto ossessivamente come faccio io, capita che la notte non si riesca nemmeno a dormire, ma ho imparato che sedermi a un tavolo e mettere giù appunti su quello che provo aiuta a calmarmi, mette in quadro i problemi. Magari non li risolvo, ma capisco come affrontarli”.

Per fortuna lei è uno scrittore, quindi sulle sue paure può non solo scriversi appunti, ma costruirci interi romanzi. Non è un paradosso, avere paure così forti e diventare autori di thriller che tengono svegli i lettori?
“Tutti i colleghi che conosco hanno parecchie paure, e anzi devono averle, perché devono pur sapere di cosa scrivono! La paura della morte, o di perdere qualcuno, di non sapere più dove sia… Ma allo stesso tempo, chi scrive di questi temi deve anche essere coraggioso, perché sceglie di guardarli da molto vicino. La consapevolezza aumenta, i dettagli dell’orrore si fanno concreti, fisici… Noi sappiamo che moriremo, ma non sappiamo come né quando. Abbiamo solo il sentimento, e immergercisi dentro come fa un autore o un lettore di thriller equivale a un giro sulle montagne russe, con le endorfine che impazziscono e la suspense a mille… Ecco: così, dovrebbe essere ogni buon thriller. Come le montagne russe”.

Dalla lista dei suoi autori preferiti, deduco che ricerchi la stessa sensazione anche in quello che legge.
“Sì, certo. Adoro i thriller mozzafiato, per esempio quelli di Harlan Coben, di cui ho letto tutto. Ma la passione per il genere è nata dai classici, Edgar Allan Poe su tutti, e poi da ragazzo si è rafforzata con le opere di un maestro del thriller a tutto campo, Michael Crichton. Ho molto amato Jurassic Park: il ritmo, le idee geniali, i colpi di scena, ma soprattutto l’idea centrale che noi occidentali pensiamo di avere ogni cosa sotto controllo quando non è affatto così. L’entropia è un tema molto più importante nel libro che nel film”.

C’erano tutti quei capitoli intitolati soltanto “Controllo”…
“Sì: controllo, controllo, controllo, e alla fine non controllano più nulla! Mi piace quando i romanzi incarnano temi filosofici, paure profonde, questioni che ci riguardano da vicino. Ma di Crichton mi piace anche che abbia scritto su tanti argomenti diversi, romanzi d’avventura, thriller medici, noir storici, fantascienza realizzabile… Lo stesso con Stephen King, altro maestro, e non a caso Pet Sematary racconta di un padre che perde il figlio e non si dà pace, come nell’Internato… Poi ho letto molto Tom Wolfe, mi piace la sua maniera di descrivere le persone, di raccontare storie, e anche tutto Tom Sharpe, che oggi è un po’ dimenticato ma faceva così ridere! L’ironia nei miei libri forse viene da lì. Del resto anche con i film, preferisco spesso quelli di una volta, specie per quanto riguarda i thriller. Si può dire che in questo campo i film anni ’80 e ’90 siano la mia maggior influenza: Fuga da New York, Angel Heart – Ascensore per l’inferno, Il silenzio degli innocenti… Tra le serie tv, sono stato invece molto influenzato da 24, con Kiefer Sutherland: l’adrenalina in tempo reale, sei schermi alla volta… Sensazionale”.

copertina di Portami a casa di Fitzek

Un lettore forte, un amante del cinema e delle serie tv, e naturalmente un narratore. La domanda canonica è: perché gli esseri umani raccontano storie?
“Lo faccio per divertire, e per divertirmi. Per scrivere i libri che vorrei leggere io stesso. Ma negli anni ho pensato molto a questa domanda, e ho anche una risposta più articolata. Spesso si dice che la vita è breve, brevissima, è soltanto una giornata. E se leggi Aristotele, lui sostiene che ogni storia ha tre parti: il primo atto, il secondo atto e il terzo atto. Quindi tutti noi abbiamo una sola giornata divisa in tre parti, ma se invece di viverla e basta iniziamo a raccontarci storie, allora le giornate diventano migliaia, ognuna fatta di migliaia di momenti come questo. Ora noi stiamo avendo questa conversazione, ed è una giornata: veniamo da angoli diversi del mondo, ci scambiamo parole e ricorsi, poi ci lasciamo e siamo diversi. Siamo cambiati, rinnovati, arricchiti. Quando te ne accorgi, d’un tratto diventa necessario incontrare altre persone, perché ognuna di loro è una giornata diversa, e andare in altri luoghi, fare più viaggi possibili, con il corpo ma anche solo con la mente, e quindi leggere più libri, vedere più film, raccontare più storie, moltiplica la nostra giornata, ci riempie di ricordi, aumenta all’infinito la nostra esperienza, allunga il secondo atto per così dire. Ecco perché credo che siamo profondamente legati alle storie: alla fine, a guardarle tutte insieme, compongono il mosaico della nostra vita”.

Scopri il nostro canale Telegram

Seguici su Telegram
Le news del libro sul tuo smartphone

Ogni giorno dalla redazione de ilLibraio.it notizie, interviste, storie, approfondimenti e interventi d’autore per rimanere sempre aggiornati

Inizia a seguirci ora su Telegram Inizia a seguirci ora

Il 2026 per lei sarà un anno speciale: vent’anni dalla pubblicazione del suo primo bestseller, La terapia. So che ci sono in programma festeggiamenti epocali: ad agosto incontrerà 25mila fan in una serata-evento a Berlino, nell’arena all’aperto creata per le Olimpiadi del 1936, la Waldbühne. Numeri da rockstar…
“Da ragazzo volevo diventarlo, e il desiderio mi nacque proprio lì alla Waldbühne. Ci ero andato per un concerto rock, il mio primo in assoluto, ma non ero interessato al main act, ero lì per la band di supporto, che era formata da studenti della mia stessa scuola. Erano bravissimi, e avevano già pubblicato una hit, e ricordo che a un certo punto mi dissi: da grande sarò come loro. Non ci sono riuscito, ma adesso, per il mio ventennale, ho pensato di farmi questo regalo. Il pubblico mi segue sempre numeroso, abbiamo già fatto eventi nei palazzetti in passato, ma questo compleanno sarà speciale: ci sarà musica, ci saranno storie divertenti, non solo thriller. Una grande festa, che ho sceneggiato in ogni dettaglio”.

copertina di La terapia di Fiztek

Immaginavo: anche L’internato dà l’impressione di un congegno studiato vite per vite, di una struttura ferrea (vista la trama, verrebbe da dire: una gabbia). Pianifica così anche la sua vita?
“In realtà non riesco a pianificare nemmeno i libri! O meglio: ci provo, ma già dopo 60-80 pagine i personaggi si mettono a fare ciò che vogliono, vanno per i fatti loro. La cosa mi preoccupa spesso: è quanto di più vicino abbia conosciuto al blocco dello scrittore, perché penso ‘Oh mio Dio, è un bene che il personaggio prenda vita, ma è anche un male, perché adesso non so se la storia troverà il finale giusto’. Quindi figuriamoci pianificare la vita! Ma va bene così: tutto quello che volevo fare da ragazzo, alla fine, non sono riuscito a farlo. Volevo essere una rockstar, poi un veterinario, poi un campione di tennis, poi un difensore di calcio, e niente, non ho mai ottenuto ciò che desideravo. Al contrario, non avevo mai pensato di lavorare in radio e invece la radio mi ha regalato il periodo più bello della mia vita. Poi leggevo, e non avevo mai pensato di scrivere, ma mentre finivo di fare radio, quando avevo già capito che non era il mio mestiere ma continuavo a girare per aeroporti e hotel, siccome avevo un po’ di tempo libero e un’idea che mi sembrava buona ho provato a mettere giù un romanzo, come esperimento. Era il 2000, ed eccoci qui”.

E adesso? Da tempo ha raggiunto la vetta di questo “esperimento”. Dove si vede tra dieci anni? Cosa desidera ancora un autore da 20 milioni di copie?
“Nella mia vita stanno succedendo alcune cose inattese, e forse un domani scoprirò che erano l’inizio di una fase nuova, di un’evoluzione radicale, come il bruco quando diventa una farfalla. Oggi siamo qui a parlare di libri, siamo autori di romanzi, ma immaginiamo di poter diventare qualcosa di completamente diverso nel giro di dieci anni: non sarebbe fantastico? Ancora non so cosa sia, ma ho la sensazione che possa accadere, e molta voglia di scoprirlo. Perché è la sorpresa a darci la spinta per andare avanti. È l’inaspettato ciò che aspettiamo con maggior desiderio. Proprio come nelle storie”.

L’AUTORE Fabiano Massimi, modenese classe ’77, da anni lavora come traduttore e consulente per alcune fra le maggiori case editrici italiane. È autore di diversi thriller di successo, tra cui L’angelo di Monaco, I demoni di Berlino e Se esiste un perdono, tutti editi da Longanesi.

Massimi (qui i suoi articoli per il nostro sito). è appena arrivato in libreria con il suo nuovo romanzo Il trucco del diavolo, pubblicato sempre dalla casa editrice milanese: un thriller storico ambientato nella Roma papale del ‘700, afflitta da una serie di delitti tanto macabri quanto impossibili da interpretare

copertina di Il trucco del diavolo di Massimi

Per risolvere il mistero e cercare di tenere a bada lo scandalo, il Papa chiama a sé l’avventuriero còrso Xavier Galant, che è conosciuto per la sua grande intelligenza e il suo coraggio in battaglia. In compagnia del gesuita Artemio Di Grazia, Galant incomincia a indagare, scoprendo che tutti i delitti sono legati tra loro con quello che, due secoli dopo, verrà denominato Manoscritto Voynich, un codice medievale composto da pagine ricche di simboli, diagrammi anatomici e disegni botanici di piante inesistenti. Ecco che davanti ai loro occhi si manifesta un enigma che sembra impossibile da decifrare e un mistero che li porterà a smarrirsi tra le stanze più oscure di una Roma labirintica

A MILANO L’ESCAPE ROOM A TEMA – In occasione dell’uscita in libreria del nuovo romanzo di Sebastian Fitzek, The Impossible Society e Fazi hanno allestito un’Escape Room dedicata a L’internato, un’esperienza immersiva, ispirata alle suggestioni del libro, ambientato in un ospedale psichiatrico.

Sebastian Fitzek

Sebastian Fitzek nell’’Escape Room dedicata a L’internato

La temporary room sarà aperta al pubblico fino al 30 giugno in centro a Milano (in Corso di Porta Ticinese 107). Informazioni e prenotazioni sul sito dedicato.

Scopri le nostre Newsletter

Iscrizione alla Newsletter
Il mondo della lettura a portata di mail

Notizie, approfondimenti e curiosità su libri, autori ed editori, selezionate dalla redazione de ilLibraio.it

scegli la tua newsletter Scegli la tua newsletter gratuita

Fotografia header: Sebastian Fitzek nella foto di Marcus Hoehn

Abbiamo parlato di...